{"id":1099,"date":"2018-05-24T20:13:13","date_gmt":"2018-05-24T20:13:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pophistory.it\/?p=1099"},"modified":"2018-05-24T20:21:09","modified_gmt":"2018-05-24T20:21:09","slug":"bucarest-comunista-nicolae-ceausescu-tra-sfarzo-e-memoria","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.pophistory.it\/new\/placetobepop\/bucarest-comunista-nicolae-ceausescu-tra-sfarzo-e-memoria\/","title":{"rendered":"Bucarest comunista: Nicolae Ceausescu tra sfarzo e memoria"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section bb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;section&#8221;][et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243;][et_pb_post_title admin_label=&#8221;Titolo del Post&#8221; title=&#8221;on&#8221; meta=&#8221;on&#8221; author=&#8221;off&#8221; date=&#8221;off&#8221; categories=&#8221;off&#8221; comments=&#8221;off&#8221; featured_image=&#8221;on&#8221; featured_placement=&#8221;below&#8221; parallax_effect=&#8221;off&#8221; parallax_method=&#8221;on&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; text_color=&#8221;dark&#8221; text_background=&#8221;off&#8221; text_bg_color=&#8221;rgba(255,255,255,0.9)&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221; title_font_size=&#8221;40px&#8221; title_text_color=&#8221;#8300e9&#8243; \/][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; text_font=&#8221;|||on|&#8221; text_font_size=&#8221;18&#8243; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<p>di Giorgio Uberti<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<p>Il 21 maggio 1973, il sesto presidente della Repubblica Italiana, Giovanni Leone, ha approvato il conferimento del titolo di Cavaliere di Gran Croce al Presidente della Repubblica Socialista di Romania. \u00c8 iniziata cos\u00ec la visita ufficiale di Nicolae Ceau\u0219escu in Italia, San Marino e alla Santa Sede. Da allora sono trascorsi quarantacinque anni.<\/p>\n<p>Balcanica nell\u2019anima, turca nel sangue, francese nel cuore, sovietica sulla pelle e latina nella voce: benvenuti a Bucarest, la capitale della Romania!<\/p>\n<p>In questa definizione c\u2019\u00e8 tutta la storia di una citt\u00e0 che, in una manciata di secoli, ha conosciuto svariate culture. Non troverete per\u00f2 un monumento simbolico che ha reso questa capitale iconica nel mondo. Non troverete una Statua della Libert\u00e0, un Big Ben, una Tour Eiffel, una Porta di Brandeburgo o un teatro dell\u2019opera dalle forme aguzze.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 per\u00f2 un personaggio storico, e forse \u00e8 proprio lui il simbolo iconico di questa nazione nel mondo: stiamo parlando del conte Dracula! O almeno sembrano confermarlo i numerosi oggettini pi\u00f9 o meno kitsch presenti nei negozi di souvenir.<\/p>\n<p>Per creare l\u2019inquietante vampiro, Bram Stroker ha preso ispirazione da un sovrano (voivoda) della Vallacchia, una regione della Romania, vissuto quasi seicento anni or sono e il cui soprannome la dice lunga sul suo carattere poco mansueto. Vlad, soprannominato l\u2019impalatore, era figlio di un altro Vlad, membro dell\u2019ordine Cavallereso del Drago, da cui il soprannome dracul.<\/p>\n<p>Il legame di Vlad, l\u2019impalatore, figlio di Vlad dracul, con Bucarest per\u00f2 non \u00e8 cos\u00ec marcato, se non per aver indicato l\u2019attuale capitale della Romania come una tra le sue dimore. Il suo busto in bronzo, tra le rovine della citt\u00e0 vecchia, \u00e8 infatti uno dei monumenti pi\u00f9 fotografati della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Risalendo la china del tempo troviamo un altro personaggio iconico che ha caratterizzato la storia della Romania, almeno nella seconda met\u00e0 del Novecento, stiamo parlando di Nicolae Ceasusecu. La sua eredit\u00e0 \u00e8 ancora ben visibile tra i viali, le piazze, i palazzi e il sottosuolo di Bucarest.<\/p>\n<p>Nicolae Ceausescu ha governato la Romania dal 1965 al 1989. Prima come Segretario del Partito Comunista poi, in seguito al passaggio da Repubblica Popolare a Repubblica Socialista, come Presidente della Romania. Dalla sua drammatica fucilazione, in coppia con la moglie Elena, non sono trascorsi ancora trent&#8217;anni eppure sono sempre pi\u00f9 numerosi i rumeni che rimpiangono il megalomane leader comunista.<\/p>\n<p>Il 23 agosto 1944 il Regno di Romania ruppe l&#8217;alleanza con la Germania nazista e si schier\u00f2 con gli alleati. La conseguenza di questo cambio di schieramento fu l&#8217;entrata nel Paese dell&#8217;Armata Rossa. La Conferenza di Jalta aveva assegnato la Romania alla sfera di influenza Sovietica e i Trattati di Pace di Parigi non riconobbero alla Romania lo status di nazione alleata cos\u00ec l&#8217;Armata Rossa continu\u00f2 la sua permanenza nel Paese fino agli anni Sessanta.<\/p>\n<p>Tuttavia, a causa dell&#8217;occupazione militare, la politica sovietica degener\u00f2 rapidamente in una dittatura di stampo stalinista. Si insedi\u00f2 un governo dominato da comunisti filo-sovietici e guidato da Petru Groza. Fu organizzato un colpo di stato che, approfittando del clima natalizio, costrinse il re all&#8217;abrogazione.<\/p>\n<p>Era il 30 dicembre 1947 quando fu resa pubblica la notizia della fine della monarchia e il 13 aprile 1948, con la prima costituzione della Romania comunista, fu proclamata la Repubblica Popolare Rumena.<\/p>\n<p>A Peter Groza, nel 1952 succedette Gheorghe Gheorghiu-Dej e a partire dalla morte di quest\u2019ultimo, avvenuta nel 1965, la Romania divenne una Repubblica Socialista. Da quell\u2019anno il Segretario generale del Partito Comunista Romeno divenne Nicolae Ceausescu il quale due anni dopo assunse anche l\u2019incarico di Presidente della Romania.<\/p>\n<p>Nei primi anni di governo, Ceausescu fu popolare, sia in patria sia all&#8217;estero. Tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta la Romania attraversava un periodo di slancio culturale e di relativo benessere economico. Nel 1968 il leader si pronunci\u00f2 contro l&#8217;invasione della Cecoslovacchia e continuava a intrattenere buone relazioni con i governi e con le istituzioni occidentali, come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.<\/p>\n<p>Il 4 marzo 1977 Bucarest, e buona parte della Romania, fu scossa da un sisma devastante. Questo fenomeno catastrofico fu anche il pretesto per la demolizione di gran parte della citt\u00e0 vecchia. Al suo posto sarebbe dovuta sorgere una nuova citt\u00e0, contraddistinta da grandi viali, da piazze monumentali e avveniristiche linee metropolitane, in puro stile sovietico.<\/p>\n<p>Il simbolo pi\u00f9 visibile di questa rivoluzione urbana \u00e8 il Palazzo del Parlamento. Questo colosso architettonico di acciaio, cemento e marmo oltre a essere un monumento alla megalomania di Ceausescu \u00e8 senza dubbio l\u2019emblema iconico di Bucarest.<\/p>\n<p>Il palazzo \u00e8 un vero e proprio miscuglio architettonico di rococ\u00f2, barocco, bizantino, il tutto filtrato attraverso l&#8217;estetica comunista che lo fa risultare pi\u00f9 austero che imponente.<\/p>\n<p>Dal 1983 vi lavorarono circa 700 architetti e pi\u00f9 di 200.000 operai. Le dimensioni sono impressionanti: 12 piani in altezza e otto sotterranei per un totale di 1.100 stanze (in gran parte oggi inutilizzate). Il valore immobiliare stimato si aggira intorno ai quattro miliardi di dollari, il che lo rende l&#8217;edificio governativo pi\u00f9 costoso di tutta la storia, e il secondo pi\u00f9 grande dopo il Pentagono.<\/p>\n<p>Il nome di questo mostro \u00e8 oggetto di controversie. L&#8217;edificio avrebbe dovuto essere chiamato Casa della Repubblica (<em>Casa Republicii<\/em>) e doveva servire da quartier generale per tutte le maggiori istituzioni dello Stato. Fu completato solo dopo la caduta del comunismo e il suo nome ufficiale divenne Palazzo del Parlamento (<em>Palatul Parlamentului<\/em>) anche se molti rumeni lo conoscono ancora come Casa del Popolo (<em>Casa Poporului<\/em>).<\/p>\n<p>La visita al Palazzo deve essere prenotata in anticipo e solo telefonicamente. Per\u00f2, se anche voi come me avete pochi giorni di permanenza e amate il lato meno appariscente della storia, vi consiglio un&#8217;altra visita.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em>\u00abVogliamo che i nostri visitatori vedano come Ceau\u015fescu visse, non solo come capo di Stato, ma come uomo, nella sua vita privata. Gli hobby che aveva, quale era la sua routine, come studiava o quali collezioni d&#8217;arte ha avuto\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Questa \u00e8 la premessa che accompagna un altro luogo legato alla storia della Romania comunista: il Palazzo di Primavera. Questa villa, dal nome cos\u00ec bucolico, \u00e8 stata voluta, progettata e arredata tra il 1965 e il 1971 sotto la diretta supervisione di Nicolae Ceausescu che l\u2019ha eletta residenza personale per lui e per la sua famiglia.<\/p>\n<p>Siamo in un tranquillo quartiere residenziale, a un paio di chilometri a nord dal centro della capitale. Sono trascorsi quasi trent\u2019anni dall\u2019ultima volta che il leader e la sua famiglia hanno lasciato questo luogo eppure sembra che i Ceausescu debbano rientrare da un momento all\u2019altro. Le stanze sono state restituite all\u2019antico lustro grazie a un recente restauro.<\/p>\n<p>Gli ambienti visitabili sono quattordici e il biglietto costa 50 lei (circa 10 euro). La visita pu\u00f2 essere fatta solo in compagnia di una guida autorizzata. Dopo aver indossato asettici sacchettini copri scarpe il percorso ha inizio proprio dallo studio di Ceausescu.<\/p>\n<p>Durante l\u2019itinerario non verranno raccontati dettagli di storia politica o elencati gli atti del governo comunista ma verranno solo approfondite le passioni private di Nicolae, di Elena e dei loro tre figli Nicu, Zoia e Valentin.<\/p>\n<p>La politica sembra entrare in questa casa solo nel 1969 quando, contravvenendo al protocollo, il trentasettesimo presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon \u00e8 stato ospitato tra i salotti dorati e le camere decorate da mosaici e legni intarsiati. Tra lo sfarzo generale trova posto anche un centro benessere, una serra esotica e una piscina interna. Di particolare interesse sono anche la tavernetta e il cinema al piano interrato.<\/p>\n<p>L\u2019effetto d\u2019insieme \u00e8 affascinante ma anche piuttosto deprimente. I raffinati arredi artigianali sono riproduzioni di stili che spaziano da un Luigi XIV al Liberty, risultando al limite del soffocante. Il giro si conclude all\u2019aperto, in un patio, dove si possono ammirare ancora i pavoni tanto amati dal leader comunista.<\/p>\n<p>L\u2019impressione all\u2019uscita \u00e8 quella di aver camminato in una dimensione parallela, una sensazione che lascia frastornato per la maniacalit\u00e0 con cui tutto \u00e8 stato tenuto immobile, asettico, al limite del nostalgico. Tutto molto lontano dalla rivoluzione mondiale che nel frattempo si \u00e8 compiuta.<\/p>\n<p>A questo punto vi consiglio di concludere la vostra giornata alla scoperta della Bucarest comunista, in pieno centro, presso la drammaticamente nota Piata Revolutiei.<\/p>\n<p>Qui, il 21 dicembre 1989, da un balcone dell\u2019ex Palazzo del Comitato Centrale del Partito Comunista, Nicolae Ceausescu tenne il suo ultimo discorso. Il Muro di Berlino era caduto da circa un mese. Le agitazioni, che erano scoppiate in Romania, nella citt\u00e0 di Timisoara, avevano iniziato a diffondersi in tutto il Paese.<\/p>\n<p>L\u2019adunata popolare degener\u00f2 in rivolta e solo quel giorno si contarono 50 morti, 462 feriti e 1.245 arresti. I segni degli spari sono ancora ben visibili sugli edifici.<\/p>\n<p>Al centro della piazza troviamo un momento, eretto nel 2005, che non ha mancato di suscitare polemiche e che oggi non sembra essere oggetto di particolare attenzione e cura da parte pubblica. Il Monumento alla Rinascita \u00e8 un semplice obelisco bianco circondato da una corona simile a un cesto dal quale cola una vernice color rosso sangue.<\/p>\n<p>La Romania \u00e8 entrata cos\u00ec rapidamente nei processi politici europei e nel mercato globale che sembra non aver avuto il tempo di affrontare ed elaborare completamente il proprio recente passato.<\/p>\n<p>Da una parte lo sfarzo che circonda ancora l\u2019immagine del dittatore, dall\u2019altra la decadenza di una memoria difficile da percepire. Quali domande si faranno le generazioni nate dopo il 1990?<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_gallery admin_label=&#8221;Galleria&#8221; posts_number=&#8221;8&#8243; show_title_and_caption=&#8221;off&#8221; show_pagination=&#8221;on&#8221; gallery_ids=&#8221;1103,1104,1105,1106,1107,1108,1109,1110,1111,1112,1113,1114,1115,1116,1117,1118,1119,1120,1121,1122,1123,1124,1125,1126,1127,1128,1129,1130&#8243; fullwidth=&#8221;off&#8221; orientation=&#8221;landscape&#8221; hover_overlay_color=&#8221;rgba(255,255,255,0.9)&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221; auto=&#8221;off&#8221; \/][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Balcanica nell\u2019anima, turca nel sangue, francese nel cuore, sovietica sulla pelle e latina nella voce: benvenuti a Bucarest, la capitale della Romania.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1126,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"on","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":""},"categories":[12],"tags":[76,77,79,75,78],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v16.0.2 - 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