{"id":1155,"date":"2018-06-09T17:23:00","date_gmt":"2018-06-09T17:23:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pophistory.it\/?p=1155"},"modified":"2018-10-29T20:17:42","modified_gmt":"2018-10-29T20:17:42","slug":"conferenza-di-public-history-2018","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.pophistory.it\/new\/popevents\/conferenza-di-public-history-2018\/","title":{"rendered":"Conferenza di Public History 2018"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section bb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;section&#8221;][et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243;][et_pb_post_title admin_label=&#8221;Titolo del Post&#8221; title=&#8221;on&#8221; meta=&#8221;on&#8221; author=&#8221;off&#8221; date=&#8221;off&#8221; categories=&#8221;on&#8221; comments=&#8221;on&#8221; featured_image=&#8221;on&#8221; featured_placement=&#8221;below&#8221; parallax_effect=&#8221;off&#8221; parallax_method=&#8221;on&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; text_color=&#8221;dark&#8221; text_background=&#8221;off&#8221; text_bg_color=&#8221;rgba(255,255,255,0.9)&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221; \/][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<h3><strong>11-15 GIUGNO| Dip. di Civilt\u00e0 e Forme del Sapere, Universit\u00e0 di Pisa<\/strong><\/h3>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<h4><strong>PopHistory sar\u00e0 presente anche quest&#8217;anno alla Conferenza italiana di Public History organizzata dall&#8217;AIPH (Associazione italiana di Public History) a Pisa dall&#8217;11 al 15 giugno 2018.<br \/>\n<\/strong><\/h4>\n<h4><strong>L&#8217;associazione coordiner\u00e0 due panel:<\/strong><\/h4>\n<p class=\"m_-798302950439370708p4\">[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row admin_label=&#8221;Riga&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243;][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<h5><strong>AIPH33 &#8211; La Storia al tempo dei meme. Una sfida per la Public History tra potenzialit\u00e0 divulgative e rischi di semplificazione<\/strong><\/h5>\n<div>Coordinatore: <strong><span class=\"highlight selected\">Francesco Mantovani<\/span><\/strong>, PopHistory.<\/div>\n<div><strong>Mercoled\u00ec 13 Giugno 2018 | h. 08.30 &#8211; 10.00 | Aula PAO C2<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Temi<\/strong>: Narrazioni, Web, Digital Media<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Interventi:<\/p>\n<p><strong>Gabriele Sorrentino<\/strong>, PopHistory<br \/>\n<em>\u00c9 possibile raccontare Roma e il Medioevo attraverso i meme? Potenzialit\u00e0 e problematiche<\/em><\/p>\n<p><strong>Matteo Di Legge<\/strong>, PopHistory<br \/>\n<em>Battlefields of meme \u2013 La storia militare tra meme e rap battle<\/em><\/p>\n<p><strong>Igor Pizzirusso<\/strong>, Istituto Nazionale Ferruccio Parri<br \/>\n<em>Meme Frego? La semplificazione \u2013 non sempre ironica \u2013 dei grandi totalitarismi del Novecento<\/em><\/p>\n<p><strong>Iara Meloni<\/strong>, Istituto Nazionale Ferruccio Parri<br \/>\n<em>La Prima Repubblica non si scorda mai. Dal \u201csocialismo gaudente\u201d allo scandalo di Tangentopoli attraverso i meme<\/em><\/p>\n<div><strong>ABSTRACT<\/strong><\/div>\n<div>\n<p>All\u2019interno del vasto panorama dei cosiddetti fenomeni di Internet con i quali la <em>public history <\/em>pu\u00f2 e dovrebbe confrontarsi, i <em>meme<\/em> occupano un posto di primo rilievo, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo. Tuttavia, se escludono le recenti ricerche di Gabriella Coleman, Linda K. B\u00f6rzsei, Angela Nagle e Alessandro Lolli, n\u00e9 la loro fenomenologia n\u00e9 il loro sviluppo sembra aver incontrato particolare interesse da parte dei <em>cultural studies. <\/em>A differenza degli altri contenuti virali diffusi sul web, i <em>meme <\/em>non mirano semplicemente a riprodursi, cio\u00e8 a \u201cinfettare\u201d gli utenti che li ripropongono senza modificarli, quanto a reinventarsi grazie all\u2019attivit\u00e0 degli utenti stessi, produttori e consumatori al tempo stesso (<em>prosumer<\/em>). Si tratta in realt\u00e0 di un prodotto culturale complesso, generato dall\u2019unione fra pi\u00f9 unit\u00e0 semantiche, tipicamente una o pi\u00f9 immagini accompagnate da didascalia: il processo di decodifica di tali stratificazioni ironiche o meta-ironiche \u00e8 \u2013 nella maggioranza dei casi \u2013 il motivo della risata (A. Lolli, 2017). A partire quindi dalle cosiddette \u00abcornici memetiche\u00bb, cio\u00e8 la parte fissa dei <em>meme<\/em>, si sono sviluppate nel corso degli anni varie serie, o \u201cfamiglie\u201d, memetiche: dagli <em>Advice Animals<\/em> fino alle <em>Rage Comics<\/em>, passando per le Immagini Macro. Una volta approdate sui <em>social network <\/em>come Facebook, molte di queste serie sono state riprese in numerose pagine o gruppi, abbracciando cos\u00ec una vasta serie di tematiche, tra cui anche la storia: come negli altri casi, l\u2019accostamento di immagini o scritte appartenenti alla cultura \u201cpop\u201d a contenuti storici provoca nella maggior parte dei casi la risata. Alcuni di questi riescono addirittura a riassumere \u2013 seppur in maniera semplificata \u2013 questioni storiche anche molto complesse: non \u00e8 quindi escluso che i <em>meme<\/em> possano fornire strumenti utili per parlare di storia con un pubblico che ha dimestichezza coi linguaggi del web.<\/p>\n<p>Non mancano tuttavia alcune problematiche di particolare interesse per la <em>public history<\/em>. Da un lato la scomparsa (o il difficile reperimento) della figura dell\u2019autore: i <em>meme <\/em>sono opere <em>open source <\/em>in costante mutamento, frutto della creativit\u00e0 collettiva. Pertanto, chi sono i <em>memer<\/em> (i rielaboratori di <em>meme<\/em>) di gruppi Facebook come History Meme, Apostrofare Catilina o Prima Repubblica \u2013 Operazione Nostalgia? In secondo luogo, come mostrano le vicende delle cosiddette <em>Great Meme Wars<\/em> del 2014 e del 2016, alcuni forum sui quali sono nati i <em>meme<\/em> (4chan <em>in primis<\/em>) si sono dimostrati vere e proprie \u00abpalestre politiche\u00bb (A. Lolli, 2017) per una generazione di utenti: l\u2019anonimato radicale tipico di tali piattaforme e l\u2019utilizzo di <em>meme <\/em>in reazione al presunto buonismo <em>mainstream <\/em>dei media ufficiali ha fatto s\u00ec che l\u2019<em>Alt-right<\/em> anglosassone trovasse proprio nei <em>meme<\/em> un utile strumento di battaglia culturale e politica. \u00c8 possibile che anche per quanto riguarda la percezione e la conoscenza della storia i <em>meme<\/em> portino a semplificazioni se non a strumentalizzazioni del passato?<\/p>\n<p>Gli interventi dei relatori saranno quindi volti a mettere in luce i possibili rischi e i punti di forza che i<em> meme<\/em> hanno per una narrazione digitale \u2013 e non solo \u2013 della storia.<\/p>\n<\/div>\n<p class=\"m_-798302950439370708p4\">[\/et_pb_text][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243;][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<h5><strong>AIPH23 &#8211; Monumento in movimento: riqualificazione e risignificazione di opere monumentali in Italia<\/strong><\/h5>\n<div>Coordinatrice: <span class=\"highlight selected\"><strong>Marta Gara<\/strong>, <\/span>Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Gioved\u00ec 14 Giugno 2018 | h. 08.30 &#8211; 10.00 | Aula PAO C2<\/strong><\/div>\n<div><strong>Temi:<\/strong> Storia e Memoria, Monumenti e luoghi di memoria, Digital Public History<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Interventi:<\/p>\n<p><strong>Giorgio Uberti<\/strong>, PopHistory<br \/>\n<em>Il progetto Monumento_specific: un nuovo rapporto tra i monumenti e i cittadini nella citt\u00e0 di Milano<\/em><\/p>\n<p><strong>Andrea Di Michele<\/strong>, Libera Universit\u00e0 di Bolzano<br \/>\n<em>Fare i conti con il fascismo di pietra. Il caso di Bolzano<\/em><\/p>\n<p><strong>Giulia Dodi<\/strong>, PopHistory<br \/>\n<em>Un monumento virtuale per legare spazio fisico e digitale nel ricordo dei caduti della Prima Guerra Mondiale<\/em><\/p>\n<p><strong>Maria Elena Versari<\/strong>, Carnegie Mellon University<br \/>\n<em>Iconoclastia, oblio, normalizzazione e privatizzazione: problemi ideologici della conservazione monumentale in Italia<\/em><\/p>\n<div><strong>ABSTRACT<\/strong><\/div>\n<div>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\">Negli ultimi anni il valore pubblico e sociale dei monumenti del passato \u00e8 tornato ad affermarsi nel dibattito pubblico a livello internazionale. Era il marzo del 2015 quando in Sudafrica scoppiava il movimento di protesta #Rhodesmustfall, finalizzato alla rimozione della statua di Cecile Rhodes dall\u2019Universit\u00e0 di Cape Town per dimostrare l\u2019esigenza di un\u2019educazione liberata dagli stigmi del colonialismo. Nell\u2019agosto 2017 una campagna simile ha interessato i monumenti confederati statunitensi, concentrandosi a Charlottesville, Virginia, dove ci sono stati violenti scontri tra chi si batteva perch\u00e9 le statue erette alla fine dell\u2019Ottocento in omaggio all\u2019esercito confederato restassero al loro posto e chi invece pretendeva la rimozione in quanto effigi di un regime suprematista bianco. In Italia a mettere in discussione il rapporto del Paese con i monumenti dell\u2019epoca fascista ancora in piedi \u00e8 stato l\u2019articolo della storica americana Ruth Ben-Ghiat, apparso sul New Yorker il 5 ottobre 2017, sollevando una grande eco mediatica e culturale. Emerge dunque la necessit\u00e0 di una riflessione sugli strumenti di interpretazione dei monumenti come simboli storici dinamici e sulle pratiche di public history attuabili per affrontare tale questione.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\">Un monumento \u00e8 il prodotto pubblico e tangibile di un ricordo, di una commemorazione, dell\u2019enfasi politica su un dato fatto o periodo storico e della socializzazione di valori che ne \u00e8 scaturita. Per questo il significato di un monumento \u00e8 sempre soggetto alla variabile del tempo. Non solo per il naturale deperimento dei materiali che negli anni compromette la lettura del monumento, ma anche e soprattutto per il modificarsi del contesto memoriale in cui esso viene inserito. Il motivo della commemorazione di personalit\u00e0, gesta, vittime o eventi all\u2019origine della costruzione di un monumento tende ad essere percepito in modo differente al variare dei valori aggreganti delle comunit\u00e0 locali e nazionali che vi vivono attorno. Perci\u00f2 si ritiene che il monumento, pur conservando le peculiarit\u00e0 del manufatto, sia soggetto ad assumere significati cangianti, in movimento con le molteplici identit\u00e0 diacroniche e sincroniche del tessuto sociale in cui \u00e8 posto.<\/p>\n<p lang=\"it-IT\" align=\"LEFT\">La partecipazione attiva delle comunit\u00e0 alla semantica monumentale rende i segni tangibili delle commemorazioni degli oggetti d\u2019interesse per la public history. In particolare la disciplina pu\u00f2 farsi tramite di interazione tra i monumenti e gli individui che li osservano o, in alcuni casi, li dimenticano, promuovendo delle pratiche di ri-significazione e riqualificazione di monumenti esistenti o stimolando la creazione di nuovi supporti commemorativi. Il presente panel intende introdurre quattro esperienze italiane che vanno in questa direzione, discutendo progetti multidisciplinari che riguardano cornici storiche e geografiche differenti del nostro Paese. Si prevede inoltre una riflessione conclusiva sulle sfide che la conservazione dei monumenti incontra oggi da un punto di vista storico-artistico, in modo non solo da riunire in un\u2019unica cornice gli spunti e le criticit\u00e0 incontrate dalle pratiche professionali introdotte ma anche di aprire un dialogo con la storia dell\u2019arte, dato il confronto obbligato del public historian con manufatti per lo pi\u00f9 caratterizzati da elementi di arte pubblica.<\/p>\n<\/div>\n<p class=\"m_-798302950439370708p4\">[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PopHistory sar\u00e0 presente anche quest&#8217;anno alla Conferenza italiana di Public History, che si terr\u00e0 presso l&#8217;Universit\u00e0 di Pisa dall&#8217;11 al 15 GIUGNO<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1157,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"on","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":""},"categories":[86,10],"tags":[87,88,89,90],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v16.0.2 - 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