{"id":1455,"date":"2018-11-26T09:16:22","date_gmt":"2018-11-26T09:16:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pophistory.it\/?p=1455"},"modified":"2018-12-14T13:25:24","modified_gmt":"2018-12-14T13:25:24","slug":"first-man","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.pophistory.it\/new\/popreview\/first-man\/","title":{"rendered":"First Man"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section bb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;section&#8221;][et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243;][et_pb_post_title admin_label=&#8221;Titolo del Post&#8221; title=&#8221;on&#8221; meta=&#8221;on&#8221; author=&#8221;off&#8221; date=&#8221;off&#8221; categories=&#8221;on&#8221; comments=&#8221;off&#8221; featured_image=&#8221;on&#8221; featured_placement=&#8221;below&#8221; parallax_effect=&#8221;off&#8221; parallax_method=&#8221;on&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; text_color=&#8221;dark&#8221; text_background=&#8221;off&#8221; text_bg_color=&#8221;rgba(255,255,255,0.9)&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221; title_font=&#8221;|on||on|&#8221; meta_font_size=&#8221;20&#8243; meta_text_color=&#8221;#e09900&#8243; title_font_size=&#8221;35px&#8221; \/][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<h4><strong>di Matteo Di Legge ed Eleonora Moronti<br \/>\n<\/strong><\/h4>\n<p><strong>\u201cFirst Man\u201d<br \/>\n(USA, 2018, regia di Damien Chazelle)<\/strong><\/p>\n<p>\u201c<em>We choose to go to the moon in this decade and do the other things, not because they are easy, but because they are hard<\/em>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">John Fitzgerald Kennedy, 12 settembre 1962<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<p><strong>Matteo Di Legge: <\/strong>&#8220;Se si potessero racchiudere in una singola frase le emozioni provate vedendo l\u2019ultimo film di Damien Chazelle dedicato alla conquista della luna e alle vicende personali e pubbliche di Neil Armstrong, tratto dall\u2019omonimo libro <em>First Man: the life of Neil Armstrong<\/em> di James R.Hansen, si sceglierebbe sicuramente la frase, contenuta anche nel film (dopotutto non poteva essere altrimenti) pronunciata dal presidente Kennedy nel Rice Stadium di Houston, in Texas, durante quello che passer\u00e0 alla storia come il \u201cmoon speech\u201d, la prima dichiarazione ufficiale che indicava il nostro satellite come meta finale del programma spaziale americano, drammaticamente arretrato rispetto a quello russo. La sceglieremmo perch\u00e9 ci\u00f2 che traspare maggiormente dal film \u00e8 proprio questo messaggio: andare sulla luna \u00e8 dannatamente complicato, difficile, estremo. E chi sceglie quella strada si ritrover\u00e0 molto probabilmente solo. First Man \u00e8 un film a tratti nauseante. Non perch\u00e9 sia brutto, anzi, tutt\u2019altro, l\u2019ho apprezzato grandemente, ma intendo<em> veramente<\/em> nauseante. Lo scopo di Chazelle \u00e8 evidente: far capire bene che cosa significa essere un pioniere dello spazio negli anni \u201960, quando tutta la tecnologia che ti spinge \u00e8 oltre lo sperimentale. Le scene di volo e di addestramento sono girate in modo stretto, angusto, quasi violento, con camere a mano traballanti che si insinuano in carlinghe e capsule minuscole irte di cavi e manopole, bottoni e luci.<\/p>\n<p>Il suono \u00e8 terribile, nella sua spietata brillantezza, e restituisce ogni cigolio, rombo, tambureggiare di lamiera, mentre scarseggiano le panoramiche ampie, preferite a piccoli ritagli di cielo visto attraverso obl\u00f2 triangolari, spessi ed appannati. I volti degli astronauti, tirati e pallidi dietro alle visiere dei caschi, fanno comprendere che tutto ci\u00f2 \u00e8 assolutamente estremo e viscerale. Non si ha paura di esagerare nel dire che \u00e8 probabilmente uno dei film di ambientazione spaziale pi\u00f9 riusciti di sempre, perch\u00e9 riesce a condurre lo spettatore quasi a bordo, a chiedersi \u201cma chi me lo ha fatto fare?\u201d. Viene automatico il paragone con <em>Apollo 13<\/em>, di Ron Howard, del 1995, ma mentre Howard predilige uno stile pi\u00f9 tradizionale ed \u201ceroico\u201d, First Man \u00e8 un film teso, cupo e triste, spogliato di quasi tutto l\u2019eroismo a favore di un racconto cristallino di pionierismo e follia, accompagnato dal registro parallelo del dramma famigliare di Armstrong: la perdita della giovane figlia e il rapporto teso con una moglie indurita dal lutto e preoccupata di perdere anche il marito in un certo senso preparano l\u2019uomo ad essere <em>il primo uomo<\/em>, spingendolo in quella solitudine forse necessaria per un esploratore che mette piede in un nuovo regno, il pi\u00f9 vasto che si possa immaginare. La scena dell\u2019allunaggio, climax naturale dell\u2019intero film, \u00e8 pi\u00f9 una danza che una scena spaziale: un valzer ballato al cardiopalma tra una piccola capsula di alluminio ed una grigia superficie rugosa, accompagnato dal tema musicale pi\u00f9 riconoscibile ed anche pi\u00f9 riuscito dell\u2019intera pellicola. Una volta a terra l\u2019audio diventa prima muto, a ricordarci della vuota sordit\u00e0 dello spazio, e poi passa sui veri dialoghi originali dello sbarco, curiosa e coraggiosa scelta quasi documentaristica. Armstrong si guarda intorno, poggia lo scarpone a terra e, come si dice in questi casi, il resto \u00e8 storia. Non sappiamo se il finale sia vero o frutto di fantasia, ma si \u00e8 portati a pensare che lo sia: dopo tutta questa cavalcata cos\u00ec rude ed emotiva, non ce lo vediamo Chazelle inserire una scena cos\u00ec artefatta, se inventata. \u00c8 bello credere che lass\u00f9, su quella fine sabbia grigia, con addosso gli occhi e i pensieri di milioni di persone, Neil Armstrong si sia sentito per un attimo meno solo.&#8221;<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_divider admin_label=&#8221;Modulo Separatore&#8221; show_divider=&#8221;on&#8221; color=&#8221;#000000&#8243; divider_style=&#8221;solid&#8221; divider_position=&#8221;top&#8221; divider_weight=&#8221;3&#8243; hide_on_mobile=&#8221;on&#8221; \/][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<p><strong>Eleonora Moronti: <\/strong>&#8220;Con <em>First Man <\/em>Damien Chazelle si lascia alle spalle la magia fiabesca di <em>La La Land<\/em> (2016) e abbraccia una rappresentazione dello spazio che sembra dimenticare del tutto il romanticismo della combo stelle + grandi imprese. Nel film ritroviamo il senso di abbandono sperimentato in <em>Gravity<\/em> di Alfonso Cuar\u00f3n (2013) ma anche l&#8217;implicita speranza appesa al nulla che pervadeva <em>Interstellar <\/em>di Christopher Nolan (2014). La corsa verso la luna di Chazelle \u00e8 un percorso accidentato, compresso in una pellicola dalla grana pesante, che a tratti ricorda i filmini amatoriali degli anni &#8217;60, perfetta per costringere lo spettatore a misurarsi con l&#8217;idea di un&#8217;impresa titanica, sostenuta da una tecnologia che oggi ci appari quasi traballante, pesante, malconcia.<\/p>\n<p>Lungi dall&#8217;essere i brillanti avventurieri della narrazione mainstream, gli astronauti di Chazelle sono come veterani di guerra, quasi dei disadattati, incapsulati dentro ferraglie poco rassicuranti e dentro famiglie costrette a misurarsi con la loro assenza. Tutta la loro vita sembra essere scandita da pulsanti, calcoli, cavi e variabili imprevedibili che accompagnano gli eventi, alcuni stregati, del programma Apollo. Ma \u00e8 non solo questo. Fuori dal sogno di afferrare la luna c&#8217;\u00e8 la realt\u00e0: c&#8217;\u00e8 il &#8217;68 con i suoi sussulti sociali, c&#8217;\u00e8 la real politik del congresso statunitense, c&#8217;\u00e8 il costo della propaganda e c&#8217;\u00e8 la pressione della guerra fredda. C&#8217;\u00e8 la tensione della discriminazione razzale, che \u00e8 tutta dentro la poesia, poi brano musicale del 1969 <em>Whitey is on the moon<\/em>, reinterpretato da Leon Bridges, che in una perfetta sintesi, cruda e brutale, dice: &#8220;Io non riesco a pagare le spese mediche e l&#8217;uomo bianco va sulla luna.&#8221;<\/p>\n<p>Ma tutto questo resta distante dalla prospettiva di Armstrong, qui con il volto di Ryan Gosling, una volta di pi\u00f9 a suo agio in ruoli algidi e spigolosi. La realt\u00e0 resta fuori, come la luna in fase crescente, terra promessa e miraggio, che incombe in ogni inquadratura e sembra chiedere continuamente: ne vale la pena? L&#8217;obiettivo dell&#8217;uomo solo con s\u00e9 stesso \u00e8 un motore sufficiente a piegare e dirigere la storia? Il sacrificio dell&#8217;individuo, che \u00e8 quanto la storia chiede, \u00e8 un prezzo giusto da pagare? Non ci sono risposte definitive in <em>First Man <\/em>e forse \u00e8 meglio cos\u00ec. Qualcuno ricorder\u00e0, vedendo il film, che nel 1969 la BBC scelse di affidare il racconto delle immagini dell&#8217;allunaggio ai Pink Floyd che per l&#8217;occasione suonarono live l&#8217;inedito <em>Moonhead<\/em>. Qualche anno dopo uscir\u00e0 l&#8217;amatissimo <em>The Dark Side of the Moon<\/em> e in uno dei pezzi pi\u00f9 noti, <em>Brain Damage<\/em>, si sente una voce dire: &#8220;In realt\u00e0 non c&#8217;\u00e8 nessun lato oscuro della luna. Di fatto \u00e8 tutta scura [&#8230;]&#8221;. Un po&#8217; come il futuro degli uomini, in cui non c&#8217;\u00e8 nulla di scritto ma per cui, come per la luna, forse vale la pena considerare di rischiare.&#8221;<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Matteo Di Legge ed Eleonora Moronti ci propongono una recensione \u201ca doppio taglio\u201d del film \u201cFirst Man\u201d (USA 2018) di Damien Chazelle<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1460,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"on","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":""},"categories":[65,74],"tags":[134,133,131,132],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v16.0.2 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>First Man - PopHistory<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Matteo Di Legge ed Eleonora Moronti ci propongono una recensione \u201ca doppio taglio\u201d del film \u201cFirst Man\u201d (USA 2018) di Damien Chazelle\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/www.pophistory.it\/new\/popreview\/first-man\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"First Man - 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