{"id":1783,"date":"2019-07-12T15:45:04","date_gmt":"2019-07-12T15:45:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pophistory.it\/?p=1783"},"modified":"2019-07-23T10:56:06","modified_gmt":"2019-07-23T10:56:06","slug":"per-le-strade-di-alicante","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.pophistory.it\/new\/placetobepop\/per-le-strade-di-alicante\/","title":{"rendered":"Per le strade di Alicante"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section bb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;section&#8221;][et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243;][et_pb_post_title admin_label=&#8221;Titolo del Post&#8221; title=&#8221;on&#8221; meta=&#8221;on&#8221; author=&#8221;off&#8221; date=&#8221;off&#8221; categories=&#8221;off&#8221; comments=&#8221;off&#8221; featured_image=&#8221;off&#8221; featured_placement=&#8221;below&#8221; parallax_effect=&#8221;off&#8221; parallax_method=&#8221;on&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; text_color=&#8221;dark&#8221; text_background=&#8221;off&#8221; text_bg_color=&#8221;rgba(255,255,255,0.9)&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221; title_font_size=&#8221;40px&#8221; title_text_color=&#8221;#8300e9&#8243; \/][et_pb_image admin_label=&#8221;Immagine&#8221; src=&#8221;http:\/\/www.pophistory.it\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/alicante.jpg&#8221; show_in_lightbox=&#8221;off&#8221; url_new_window=&#8221;off&#8221; use_overlay=&#8221;off&#8221; sticky=&#8221;off&#8221; align=&#8221;center&#8221; always_center_on_mobile=&#8221;on&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221; force_fullwidth=&#8221;off&#8221; animation=&#8221;left&#8221; \/][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;center&#8221; text_font=&#8221;|||on|&#8221; text_font_size=&#8221;12&#8243; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Il castello di Santa Barbara visto dalla spiaggia<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; text_font=&#8221;|||on|&#8221; text_font_size=&#8221;18&#8243; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<p>di Silvia Lotti<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<p>A volte, piombare in un posto senza averne coscienza fa decisamente bene, soprattutto perch\u00e9 cos\u00ec si ha la possibilit\u00e0 di lasciarsi sorprendere.<br \/>\nArrivo ad Alicante in piena crisi di sonno, dopo una notte in aeroporto, due aerei in ritardo e quattro ore di scalo a Barcellona perch\u00e9 voglio sempre incastrare tante cose insieme, finendo per rimetterci delle energie pur di fare tutto.<\/p>\n<p>By the way, come gi\u00e0 detto, sono arrivata senza sapere nulla su questa citt\u00e0, dopo aver deciso di lasciare a casa la Lonely Planet \u2013 consultata pi\u00f9 per dovere che per convinzione, guida che dedicava s\u00ec e no tre pagine a questa citt\u00e0, dando quindi per scontato di arrivare in un buco di posto.<br \/>\nScopro invece una bella citt\u00e0, grande, turistica, piena di vita e rumori, trafficata, tutta proiettata verso il <em>mare nostrum <\/em>grazie alla collina su cui \u00e8 costruita. Ma qualcosa non torna: in certi momenti sembra di essere a Marsiglia o a Napoli, soprattutto nella parte di citt\u00e0 vecchia, con i vicoli che si arrampicano verso il Castello di Santa Barbara; in altri momenti, invece, sembra di essere in un posto senza storia. Colpisce tantissimo come lungo l\u2019<em>esplanadas<\/em>, il viale del lungomare, ci siano solo brutti palazzoni degli anni \u201960-\u201970, quando ci si aspetterebbero dei bei palazzi in stile liberty.<\/p>\n<p>Ma come in tutte le cose, bisogna avere pazienza, spogliarsi della frenesia e farsi accompagnare dagli eventi, dagli incontri e dalla lentezza iberica, perch\u00e9 alla fine tutti i pezzi finiscono al loro posto. E questo modo mi ha accompagnato per un\u2019intera settimana. Alicante \u00e8 una citt\u00e0 dalla lunga e variegata storia, ma gli eventi \u00e8 come se ne avessero cancellato i segni, rimanendo per\u00f2 conscia del proprio passato, custodendolo gelosamente.<br \/>\nAndando a cercare su internet, parlando con una guida del FreeWalkingTour e visitando il MARQ (Museo Archeologico di Alicante), emerge la storia di una \u201cqualsiasi\u201d citt\u00e0 del Mediterraneo: fondata nel periodo neolitico, vede passare diverse civilt\u00e0, da quella iberica a quella romana, passando per quella fenicia\/cartaginese e greca grazie ai commerci, fino all\u2019arrivo dei mori (718-1248) e la successiva <em>reconquista<\/em> da parte della corona di Castiglia, per poi essere presa poco dopo da quella aragonese.<br \/>\nFino a qui, tutto bene. La citt\u00e0 ha sempre rappresentato un punto strategico militare e commerciale, per cui \u00e8 stato un centro economico fiorente, con le sue anime araba e cattolica, nonostante la seconda abbia volutamente fatto scomparire la prima. Poi sono cominciati i problemi, che ne hanno sconvolto la geografia urbana: prima la guerra di Secessione (1701-1713\/15) che ha portato la corona spagnola dagli Asburgo ai Borbone, poi il passaggio delle truppe napoleoniche, hanno distrutto buone parte del centro storico.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 finita qui, perch\u00e9 ci pensa il Novecento a tirarmi per i capelli dentro di s\u00e9, riportandomi fino alla Guerra Civile di Spagna, che ha visto in Alicante una delle sue maggiori roccaforti repubblicane \u2013 la <em>ciudad roja<\/em>-, vedendo la maggior parte della popolazione concorde nel sostenere questa causa: per questo in citt\u00e0 non ci sono stati scontri diretti tra il fronte repubblicano e l\u2019esercito franchista. Alicante ha pagato un prezzo altissimo per questo suo essere partigiana, poich\u00e9 il nemico, s\u00ec, \u00e8 arrivato, esclusivamente dall\u2019alto: la citt\u00e0 ha subito il maggior numero di bombardamenti aerei negli anni che vanno dal 1936 al 1939, ben 71, registrando un alto numero di morti civili (481), oltre che la cancellazione di buona parte degli edifici pi\u00f9 vicini alla costa. Il momento peggiore \u00e8 stata la \u201ctrappola\u201d del 25 maggio 1938, quando novanta bombe caddero sul Mercado Central, uccidendo 313 persone, per la maggior parte donne e bambini andati l\u00ec in cerca di cibo.<\/p>\n<p>La storia e la memoria di tutto questo non \u00e8 scomparsa, per cui non ci saranno pietre d\u2019inciampo sui marciapiedi, ma segni di memoria ci sono eccome, su cui mi sono imbattuta per caso. Poi ho cominciato a cercare, facendomi scoprire una <em>Ciudad de la memoria<\/em>, come lei stessa si definisce.<\/p>\n<p>Il luogo pi\u00f9 intriso di memoria \u00e8 il monumento al Mercado Central, in ricordo del bombardamento del 25 maggio 1938, di cui ho scritto sopra. Nessun segno \u00e8 stato posto a caso: 9 quadrati come i 9 aerei italiani che sorvolavano la citt\u00e0, 90 linee come le 90 bombe che caddero sul mercato, 313 punti come le 313 persone che quel giorno persero la vita.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row admin_label=&#8221;Riga&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243;][et_pb_image admin_label=&#8221;Immagine&#8221; src=&#8221;http:\/\/www.pophistory.it\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/mercadocentral1.jpg&#8221; show_in_lightbox=&#8221;off&#8221; url_new_window=&#8221;off&#8221; use_overlay=&#8221;off&#8221; sticky=&#8221;off&#8221; align=&#8221;left&#8221; always_center_on_mobile=&#8221;on&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221; force_fullwidth=&#8221;off&#8221; animation=&#8221;left&#8221; \/][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243;][et_pb_image admin_label=&#8221;Immagine&#8221; src=&#8221;http:\/\/www.pophistory.it\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/mercadocentral2.jpg&#8221; show_in_lightbox=&#8221;off&#8221; url_new_window=&#8221;off&#8221; use_overlay=&#8221;off&#8221; sticky=&#8221;off&#8221; align=&#8221;left&#8221; always_center_on_mobile=&#8221;on&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221; force_fullwidth=&#8221;off&#8221; animation=&#8221;left&#8221; \/][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243;][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<p>Monumento ad Archibald Dickson, capitano della nave Stanbrook, l\u2019ultima imbarcazione che arriv\u00f2 nel porto di Alicante per caricare a bordo pi\u00f9 di duemila esuli repubblicani. Era la fine del marzo 1939, pochi giorni dopo, la Divisione Littoria (italiana, <em>of course<\/em>) prese la citt\u00e0. Erano alcuni giorni che, nel porto, si accalcavano quindicimila persone con la speranza di essere portate in salvo.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row admin_label=&#8221;Riga&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_3&#8243;][et_pb_image admin_label=&#8221;Immagine&#8221; src=&#8221;http:\/\/www.pophistory.it\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/dickinson1.jpg&#8221; show_in_lightbox=&#8221;off&#8221; url_new_window=&#8221;off&#8221; use_overlay=&#8221;off&#8221; sticky=&#8221;off&#8221; align=&#8221;left&#8221; always_center_on_mobile=&#8221;on&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221; force_fullwidth=&#8221;off&#8221; animation=&#8221;left&#8221; \/][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_3&#8243;][et_pb_image admin_label=&#8221;Immagine&#8221; src=&#8221;http:\/\/www.pophistory.it\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/dickinson2.jpg&#8221; show_in_lightbox=&#8221;off&#8221; url_new_window=&#8221;off&#8221; use_overlay=&#8221;off&#8221; sticky=&#8221;off&#8221; align=&#8221;left&#8221; always_center_on_mobile=&#8221;on&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221; force_fullwidth=&#8221;off&#8221; animation=&#8221;left&#8221; \/][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_3&#8243;][et_pb_image admin_label=&#8221;Immagine&#8221; src=&#8221;http:\/\/www.pophistory.it\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/dickinson3.jpg&#8221; show_in_lightbox=&#8221;off&#8221; url_new_window=&#8221;off&#8221; use_overlay=&#8221;off&#8221; sticky=&#8221;off&#8221; align=&#8221;left&#8221; always_center_on_mobile=&#8221;on&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221; force_fullwidth=&#8221;off&#8221; animation=&#8221;left&#8221; \/][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243;][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<p>Coloro che non trovarono posto sulle navi, vennero rinchiusi in un campo di concentramento vicino alla citt\u00e0 o nella prigione nel castello di Santa Barbara, dove, fino a pochi giorni prima tenevano prigionieri i franchisti. Alcuni di loro, di entrambe le fazioni, hanno lasciato la loro firma: la data \u00e8 importante per capire di che parte fossero.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row admin_label=&#8221;Riga&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243;][et_pb_gallery admin_label=&#8221;Galleria&#8221; show_title_and_caption=&#8221;on&#8221; show_pagination=&#8221;on&#8221; gallery_ids=&#8221;1800,1801,1802,1803&#8243; fullwidth=&#8221;off&#8221; orientation=&#8221;landscape&#8221; hover_overlay_color=&#8221;rgba(255,255,255,0.9)&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221; auto=&#8221;off&#8221; \/][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243;][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<p>Ma la vera scoperta sono stati i rifugi antiaerei. Dopo aver chiesto in giro, scopro la mostra <a href=\"https:\/\/www.alicante.es\/es\/noticias\/exposicion-alicante-ha-caido-aqui-termina-guerra\"><em>Alicante ha caido. Aqu\u00ec termina la guerra.<\/em><\/a> (Alicante \u00e8 caduta. Qui finisce la guerra), che oltre a un piccolo museo, con pannelli esplicativi e i nomi delle vittime dei bombardamenti, permette di visitare due rifugi pubblici. Ci arrivo un po\u2019 trafelata, sotto un sole cocente, ma il <em>senor<\/em> Paco \u00e8 cos\u00ec gentile da infilarmi con l\u2019ultimo gruppo in visita. Sono abbastanza buoi e umidi, scarne stanzette di muratura o cemento appena sotto la superficie, hanno ospitato silenziosamente centinaia di persone per chiss\u00e0 quante ore, custodendone le ansie e le preoccupazioni. L\u00ec sotto, non c\u2019era distinzione tra chi era repubblicano o falangista,\u00a0 tutti potevano andare, soprattutto i bambini che, al momento della sirena, erano in giro senza genitori. <em>Respetar el refugio en bien de todos<\/em>.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row admin_label=&#8221;Riga&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_3&#8243;][et_pb_image admin_label=&#8221;Immagine&#8221; src=&#8221;http:\/\/www.pophistory.it\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/refugio1.jpg&#8221; show_in_lightbox=&#8221;off&#8221; url_new_window=&#8221;off&#8221; use_overlay=&#8221;off&#8221; sticky=&#8221;off&#8221; align=&#8221;left&#8221; always_center_on_mobile=&#8221;on&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221; force_fullwidth=&#8221;off&#8221; animation=&#8221;left&#8221; \/][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_3&#8243;][et_pb_image admin_label=&#8221;Immagine&#8221; src=&#8221;http:\/\/www.pophistory.it\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/refugio2.jpg&#8221; 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Museo Archeologico di Alicante<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La scoperta di Alicante \u00e8 stata accompagnata dalla scrittura di Manuel V\u00e1zquez Montalb\u00e1n e dal suo personaggio Pepe Carvalho, dando ancora di pi\u00f9 corpo e sensazione alla citt\u00e0:<\/p>\n<p><em>\u00abTra Alicante e il Mar Menor si radunava il primo calore di Spagna, calore di maggio, sole di maggio, mare di maggio, un anticipo dello splendore dell\u2019estate, orate al sale, vini rossi di sangue di Jumilla necessariamente freddi, caldero di riso e salsa d\u2019aglio, riso in crosta a Elche, insaccati aromatizzati con la matalahuva, fiore di anice. <\/em><br \/>\n<em>[\u2026]<\/em><br \/>\n<em>\u201cE quello che sta facendo che cos\u2019\u00e8?\u201d<\/em><br \/>\n<em>\u201cPane e pomodoro.\u201d<\/em><br \/>\n<em>\u201cE si mangia?\u201d<\/em><br \/>\n<em>\u201cEd \u00e8 buonissimo, anche.\u201d<\/em><br \/>\n<em>\u201cA me sa di catalano.\u201d<\/em><br \/>\n<em>Caravalho corrobor\u00f2 la presunzione e invit\u00f2 le ragazze ad assaggiarlo, meritando ringraziamento e rispetto, ma non solidariet\u00e0. Arriv\u00f2 il padrone della trattoria con una cassetta di pesce tuttifrutti e Carvalho gli prenot\u00f2 un caldero per le due con la condizione che non abusasse di muggine e lo combinasse con scorfano, granchio, e pagello semmai, perch\u00e9 il muggine era troppo grasso.\u00bb<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(Manuel V\u00e1zquez Montalb\u00e1n, <em>Gli uccelli di Bangkok<\/em>)<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.pophistory.it\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/cibo-e1562946286723.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1787\" src=\"http:\/\/www.pophistory.it\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/cibo-e1562946286723.jpg\" alt=\"\" width=\"924\" height=\"662\" srcset=\"http:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/cibo-e1562946286723.jpg 924w, http:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/cibo-e1562946286723-300x215.jpg 300w, http:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/cibo-e1562946286723-600x430.jpg 600w, http:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/cibo-e1562946286723-768x550.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 924px) 100vw, 924px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Un ringraziamento al nonno Angelo Pizzirusso che, nonostante il motivo per cui ha visto Alicante, ci ha lasciato l\u2019ottimo consiglio di camminare tra le sue strade.<\/em><\/p>\n<p>Tutte le foto sono state scattate dall\u2019autrice.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Silvia Lotti ci accompagna per le strade della cittadina della Comunidad Valenciana, che \u00e8 stata al centro di alcune vicende della guerra civile spagnola<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1786,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"on","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":""},"categories":[12],"tags":[190,191],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v16.0.2 - 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