{"id":1815,"date":"2019-07-23T14:20:44","date_gmt":"2019-07-23T14:20:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pophistory.it\/?p=1815"},"modified":"2019-07-22T18:04:32","modified_gmt":"2019-07-22T18:04:32","slug":"chernobyl","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.pophistory.it\/new\/popreview\/chernobyl\/","title":{"rendered":"Chernobyl"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section bb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;section&#8221;][et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243;][et_pb_post_title admin_label=&#8221;Titolo del Post&#8221; title=&#8221;on&#8221; meta=&#8221;on&#8221; author=&#8221;off&#8221; date=&#8221;off&#8221; categories=&#8221;on&#8221; comments=&#8221;off&#8221; featured_image=&#8221;on&#8221; featured_placement=&#8221;below&#8221; parallax_effect=&#8221;off&#8221; parallax_method=&#8221;on&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; text_color=&#8221;dark&#8221; text_background=&#8221;off&#8221; text_bg_color=&#8221;rgba(255,255,255,0.9)&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221; title_font=&#8221;|on||on|&#8221; meta_font_size=&#8221;20&#8243; meta_text_color=&#8221;#e09900&#8243; title_font_size=&#8221;35px&#8221; \/][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<h4><strong>di Matteo Di Legge<\/strong><\/h4>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<p><em>Cherrnobyl<\/em><br \/>\n(2019)<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>\u201c3,6 roentgen, non eccezionale ma nemmeno terribile.\u201d<\/em><br \/>\nBoris Shcherbina<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>\u201cSono diventato Morte, il distruttore di mondi.\u201d<\/em><br \/>\nRobert Oppenheimer, citando il Vimana<\/p>\n<p>1:23 e 45 secondi del 26 aprile 1986, Ucraina settentrionale. Nella sala controllo della centrale nucleare <em>\u201cV.I.Lenin\u201d<\/em> viene premuto un bottone etichettato AZ-5, e diversi piani pi\u00f9 in basso, duecento e pi\u00f9 barre di controllo di carburo di boro, precedentemente estratte dall\u2019enorme cubo di grafite che confina la reazione nucleare, vengono inserite tutte insieme. La punta di queste barre, che pesano trecento chili ciascuna, non \u00e8 per\u00f2 di boro, bens\u00ec di grafite, e impiega dieci o venti secondi a penetrare nell\u2019alloggiamento. Il reattore, prima strozzato, poi tartassato in un esperimento criminale che esalta non solo l\u2019incuria, ma la cieca fiducia sovietica nella tecnologia (sovietica) ed infine avvelenato da sottoprodotti di reazione e bolle di vapore acqueo ha solo bisogno di un motivo per esplodere, e glielo forniscono quelle duecento punte di grafite che lo trafiggono. La potenza sale vertiginosamente in un batter d\u2019occhio, l\u2019addetto alla console, Akimov, che \u00e8 gi\u00e0 morto e non lo sa, fa appena in tempo a leggere 30 GW sul display. Trenta gigawatt in un involucro creato per generarne uno, in condizioni normali. La grafite cede, si spacca, le barre di uranio naturale iniziano a fondere, creando il corium, una sorta di lava radioattiva che perfora il fondo del cubo, distruggendo i condotti di raffreddamento, l\u2019acqua evapora, genera vapore che fa saltare il colossale coperchio del reattore, in acciaio e cemento, pesante mille tonnellate. Infine la grafite incandescente entra a contatto con l\u2019idrogeno atmosferico, causando una seconda, monumentale esplosione, che scoperchia l\u2019intera centrale. In quell\u2019istante il mondo cambia per sempre.<br \/>\nNarrare le vicende legate al disastro nucleare pi\u00f9 grave e terribile della storia restituendo in un colpo solo il senso di smarrimento, terrore e rassegnazione che accompagnarono gli uomini impegnati a combattere un nemico mai nemmeno visto su questo pianeta \u00e8 una impresa complessa e delicata, che la miniserie prodotta da HBO porta a termine in maniera esemplare, affidandosi ad un registro che ha pi\u00f9 del documentario che della fiction.<br \/>\nIspirata agli scritti del Premio Nobel per la letteratura Svetlana Alexievic, che raccolse in prima persona i racconti degli abitanti di Pirpyat nel libro <em>Preghiera per Chernobyl<\/em>, la serie \u00e8 un affresco lucido e agghiacciante dei fatti che seguirono il disastro del 26 aprile, raccontati senza risparmiare nulla allo spettatore. La crudezza del racconto non \u00e8 per\u00f2 mai spettacolarizzata, bens\u00ec \u00e8 funzionale alla restituzione totale di memorie reali raccolte da superstiti, testimoni e persone che hanno vissuto quegli eventi.<\/p>\n<p>E\u2019 un realismo in chiave differente, dimesso, quasi vergognoso di mostrare certe atrocit\u00e0, eppure implacabile nel restituire allo spettatore quella che non \u00e8 solo la tragedia quasi ignorata, al limite dell\u2019inconsapevole, dei primi momenti, ma anche una lenta agonia, una battaglia combattuta centimetro dopo centimetro contro un nemico mortale che non si pu\u00f2 vedere, ma che contamina ed uccide inesorabilmente qualsiasi cosa tocchi.<br \/>\nSembra quasi di sentirle queste radiazioni, uscire dallo schermo e colpirci, nel fruscio incessante dei dosimetri, una vera e propria colonna sonora; ci troviamo a trattenere il respiro mentre i sommozzatori si calano nelle viscere del mostro radioattivo, perch\u00e9 quell\u2019aria, quel nulla, quell\u2019oscuro intrico di tubature \u00e8 permeato di morte, cos\u00ec tangibile eppure cos\u00ec invisibile. Non respiriamo nemmeno quando i <em>biorobot<\/em>, uomini coperti di piombo dalla testa ai piedi, incespicano su di un tetto di catrame invaso da frammenti di grafite radioattiva. Ventimila roentgen, il luogo pi\u00f9 mortale sulla terra.<\/p>\n<p>Al termine di questa lotta vi \u00e8 la resa dei conti, il processo ai responsabili, veri o presunti, del disastro.<em> Chernobyl<\/em> si trasforma quasi in un <em>procedural drama<\/em>, e possiamo ascoltare il professor Valery Legasov, interpretato da un Jared Harris raramente cos\u00ec convincente nella sua disperazione, paura ed afflizione di scienziato che sa di cosa sta parlando, mentre spiega come funziona un reattore RMBK<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, e\u00a0 cosa occorre fare per farlo saltare in aria. Legasov fu aiutato nel suo compito immane da una equipe di scienziati che non potevano essere inseriti tutti nella serie, senza fare torto a qualcuno; \u00e8 dunque l\u2019unico personaggio interamente inventato della serie, la dottoressa Ulana Khomyuk, interpretata da Emily Watson, a farne le veci, assumendo il ruolo di \u201ccoscienza\u201d di Legasov, invitandolo a denunciare le gravi mancanze del sistema sovietico, che mente anche a se stesso, ossessionato dalla possibilit\u00e0 di essere umiliato, che i suoi limiti, le sue fragilit\u00e0 e debolezze vengano portate alla luce. Lascio allo spettatore la possibilit\u00e0 di scoprire se Legasov ha avuto la forza di dire la verit\u00e0 nel paese pi\u00f9 oscurantista del ventesimo secolo, citando per\u00f2 le parole di Michail Gorba\u010d\u00ebv, scritte nel 2006:<\/p>\n<p><em>\u201cL\u2019incidente di Chernobyl fu forse la vera causa del collasso dell\u2019Unione Sovietica.\u201d<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><strong>[2]<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Esse, assieme alla mia esperienza personale di nato nel giugno dell\u201986, nello sguardo ancora terrorizzato di mia madre nel sentire quel nome ad oltre trent\u2019anni di distanza, mi fa comprendere come questo sia del tutto plausibile: \u00e8 esistito un mondo prima di Chernobyl, e poi uno dopo. Due mondi separati dal bottone AZ-5.<\/p>\n<hr \/>\n<h5><strong>Note:<\/strong><\/h5>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Reattore_nucleare_RBMK\">https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Reattore_nucleare_RBMK<\/a><br \/>\n<a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a><a href=\"https:\/\/economistsview.typepad.com\/economistsview\/2006\/04\/gorbachev_chern.html\">https:\/\/economistsview.typepad.com\/economistsview\/2006\/04\/gorbachev_chern.html<\/a><\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Matteo Di Legge ha visto e recensito per noi la serie TV sul disastro nucleare di Chernoby del 26 aprile 1986, creata e scritta da Craig Mazin e diretta da Johan Renck.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1817,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"on","_et_pb_old_content":"<p><em>\u201c3,6 roentgen, non eccezionale ma nemmeno terribile.\u201d<\/em><\/p><p>Boris Shcherbina<\/p><p>\u00a0<\/p><p><em>\u201cSono diventato Morte, il distruttore di mondi.\u201d<\/em><\/p><p>Robert Oppenheimer, citando il Vimana<\/p><p>\u00a0<\/p><p>1:23 e 45 secondi del 26 aprile 1986, Ucraina settentrionale. 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La crudezza del racconto non \u00e8 per\u00f2 mai spettacolarizzata, bens\u00ec \u00e8 funzionale alla restituzione totale di memorie reali raccolte da superstiti, testimoni e persone che hanno vissuto quegli eventi.<\/p><p>\u00a0<\/p><p>E\u2019 un realismo in chiave differente, dimesso, quasi vergognoso di mostrare certe atrocit\u00e0, eppure implacabile nel restituire allo spettatore quella che non \u00e8 solo la tragedia quasi ignorata, al limite dell\u2019inconsapevole, dei primi momenti, ma anche una lenta agonia, una battaglia combattuta centimetro dopo centimetro contro un nemico mortale che non si pu\u00f2 vedere, ma che contamina ed uccide inesorabilmente qualsiasi cosa tocchi.<\/p><p>Sembra quasi di sentirle queste radiazioni, uscire dallo schermo e colpirci, nel fruscio incessante dei dosimetri, una vera e propria colonna sonora; ci troviamo a trattenere il respiro mentre i sommozzatori si calano nelle viscere del mostro radioattivo, perch\u00e9 quell\u2019aria, quel nulla, quell\u2019oscuro intrico di tubature \u00e8 permeato di morte, cos\u00ec tangibile eppure cos\u00ec invisibile. 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