{"id":2015,"date":"2020-02-18T20:56:34","date_gmt":"2020-02-18T20:56:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pophistory.it\/?p=2015"},"modified":"2020-02-18T20:57:33","modified_gmt":"2020-02-18T20:57:33","slug":"1917-di-sam-mendes","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.pophistory.it\/new\/popreview\/1917-di-sam-mendes\/","title":{"rendered":"1917"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section bb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;section&#8221;][et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243;][et_pb_post_title admin_label=&#8221;Titolo del Post&#8221; title=&#8221;on&#8221; meta=&#8221;on&#8221; author=&#8221;off&#8221; date=&#8221;off&#8221; categories=&#8221;on&#8221; comments=&#8221;off&#8221; featured_image=&#8221;on&#8221; featured_placement=&#8221;below&#8221; parallax_effect=&#8221;off&#8221; parallax_method=&#8221;on&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; text_color=&#8221;dark&#8221; text_background=&#8221;off&#8221; text_bg_color=&#8221;rgba(255,255,255,0.9)&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221; title_font=&#8221;|on||on|&#8221; meta_font_size=&#8221;20&#8243; meta_text_color=&#8221;#e09900&#8243; title_font_size=&#8221;35px&#8221; \/][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: center; font-size: small;\"><strong>Locandina del film tratta dal sito <a href=\"https:\/\/www.mymovies.it\/film\/2019\/1917\/\" rel=\"noopener noreferrer\" target=\"_blank\">https:\/\/www.mymovies.it\/film\/2019\/1917\/<\/a><\/strong><\/p>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<h4><strong>di Matteo Di Legge<\/strong><\/h4>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<p><em>\u201c1917\u201d<\/em><br \/>\n(2019, regia di Sam Mendes)<\/p>\n<p><em>\u201cI&#8217;m just a poor wayfaring stranger<\/em><br \/>\n<em>Traveling through this world below<\/em><br \/>\n<em>There is no sickness, no toil, nor danger<\/em><br \/>\n<em>In that bright land to which I go\u201d<\/em><\/p>\n<p>Il filone dei <em>war movies<\/em>, reso ricco e florido dalla narrativa statunitense, che ha sempre teso a magnificare, non senza una certa dose di ragione, le imprese dei suoi soldati nella WWII e soprattutto nella guerra del Vietnam, che a partire dagli anni Ottanta \u00e8 diventata epitome del conflitto per gli Stati Uniti, soprattutto al cinema, si nutre quasi sempre di storie semplici, contornate da mastodontiche scene di battaglia. La guerra viene trasmessa nella sua enormit\u00e0 e spettacolarit\u00e0 poich\u00e8 \u00e8 ci\u00f2 che attira il pubblico e questa tendenza ci ha consegnato anche sequenze memorabili come lo Sbarco in Normandia ricreato nei minimi dettagli da Steven Spielberg in<em> Salvate il Soldato Ryan<\/em>, del 1998, film che sancisce una sorta di \u201crinascimento\u201d per le rappresentazioni cinematografiche dedicate ai conflitti mondiali.<\/p>\n<p>Ultimamente, tuttavia, il cinema ha riscoperto una dimensione pi\u00f9 intimista, nella rappresentazione del conflitto, pi\u00f9 rivolta verso il dramma umano che verso l\u2019azione fine a s\u00e9 stessa. Ne \u00e8 un esempio <em>Dunkirk<\/em>, di Christopher Nolan, e prima di esso le due serie tv ritenute spin-off del film di Spielberg, <em>Band of Brothers<\/em> e <em>The Pacific<\/em>, che si sono concentrate in misura maggiore sulle persone, pi\u00f9 che sull\u2019azione bellica, peraltro comunque sempre presente e rappresentata in modo impeccabile.<\/p>\n<p>Questa tendenza all\u2019umanizzazione trova un magnifico compimento in <em>1917,<\/em> l\u2019ultima fatica di Sam Mendes, nella quale la macchina da presa \u00e8 posta nel bel mezzo dell\u2019elemento umano: con una scelta tecnica davvero singolare il regista ha girato l\u2019intero film come un unico piano sequenza, una lunghissima scena di due ore nella quale non c\u2019\u00e8 mai uno stacco, un taglio o una dissolvenza. Naturalmente i tagli ci sono, ma sono cos\u00ec ben miscelati, amalgamati con la trama del film che risultano invisibili, riuscendo nell\u2019intento di far credere allo spettatore di essere trascinato, volente o nolente, nel periglio di due uomini scelti per una missione suicida.<\/p>\n<p>E\u2019 il 6 aprile 1917, siamo in Francia, in piena Prima Guerra Mondiale. Due soldati inglesi vengono scelti per andare ad avvertire un reparto l\u00ec vicino di annullare l\u2019attacco previsto per l\u2019alba successiva poich\u00e9 i tedeschi, che sembrano essersi ritirati, in realt\u00e0 hanno solo spostato il fronte pi\u00f9 indietro, in un complesso di trincee meglio difeso e blindato. Se non arriveranno in tempo milleseicento uomini andranno incontro alla morte, compreso il fratello di uno dei due. La tematica fraterna \u00e8 un altro <em>topos <\/em>molto caro alla narrativa bellica: i commilitoni sono infatti considerati spesso fratelli (<em>Band of Brothers<\/em>) quando non sono davvero fratelli di sangue da salvare perch\u00e8 gli unici ancora in vita (<em>Private Ryan<\/em>).<\/p>\n<p>Tom Blake e William Schofield iniziano dunque un viaggio che \u00e8 a met\u00e0 strada tra il dantesco e il claustrofobico: la famigerata terra di nessuno, martoriata, infetta e cosparsa di morti raramente \u00e8 stata resa con una simile efficacia, accresciuta dalla prospettiva totalmente personale ed intima di una cinepresa che segue i due come se fosse un terzo soldato. Noi siamo l\u00ec con loro, in tutto e per tutto, e sembra quasi di avvertire il peso dell\u2019 elmetto, dei quattro chili e mezzo di legno e ferro del fucile Enfield tra le mani e i gibernaggi che ci segnano le spalle, mentre fiutiamo il fetore abominevole dei crateri pieni di acqua putrida; il boato delle esplosioni in luoghi angusti ci toglie il fiato e l\u2019abbaiare delle armi ci fa rizzare i capelli sulla nuca (meritatissimo l\u2019Oscar per il sonoro).<\/p>\n<p>Attraversiamo nebbiosi luoghi liminali, ci intrufoliamo in trincee dismesse infestate dai topi, esploriamo retrovie deserte nelle quali il senso dell\u2019abbandono \u00e8 palpabile, quasi lunare, superiamo colline verdeggianti cosparse di ciliegi recisi per non fornire riparo, raggiungiamo paesi che bruciano, roventi come le mura della citt\u00e0 di Dite, abitata da demoni dall\u2019elmetto tedesco che ci inseguono attraverso i vicoli, mentre la luce impietosa dei bengala disegna ombre fluttuanti e semoventi.<\/p>\n<p><em>1917<\/em> non \u00e8 un\u2019esperienza per i deboli di spirito, ma una scheggia di guerra umana nel vasto affresco dei conflitti tra nazioni. Sam Mendes, che dedica il film a suo nonno Alfred, che combatt\u00e9 in Francia tra il 1916 e il 1918, si affida ad una storia semplice, essenziale, per mostrare una guerra che sembra non avere confini n\u00e9 distanze. Siamo cos\u00ec calati dentro l\u2019azione che non percepiamo mai, se non verso la fine, una dimensione alternativa al conflitto. Qualcuno potrebbe ritenere ci\u00f2 un difetto, e in un certo senso priva il film di quell\u2019anima che \u00e8 comune a moltissimi altri, quella delle lettere, delle foto, dei cari a casa, del <em>quando torno&#8230; <\/em>Ma in realt\u00e0 questa assenza di orizzonte rende il racconto ancora pi\u00f9 viscerale: alla fine della corsa, nel compimento della missione non c\u2019\u00e8 alcuna redenzione finale, solo la muta consapevolezza di aver evitato la morte dei propri compagni, assieme alla promessa di un momento di riposo.<\/p>\n<p>Anche se il soldato si sostanzia nella guerra, i suoi atti non ne modificano in alcun modo la portata drammatica. Sono solo semplici briciole spostate da un piatto all\u2019altro della bilancia, nella prima guerra totale che doveva <em>porre fine a tutte le guerre<\/em> ed ha rappresentato l\u2019alba dell\u2019industrializzazione del conflitto. Tutto quindi si riduce ad una guerra contro s\u00e9 stessi, volta a resistere, contro ogni aspettativa, ad un orizzonte bellico che cannibalizza tutto ci\u00f2 che incontra, speranza compresa.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Matteo Di Legge ci parla di &#8220;1917&#8221;, il film di Sam Mendes ambientato durante la Prima guerra mondiale. Anzi, proprio &#8220;dentro&#8221; la guerra! 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