{"id":2223,"date":"2020-06-03T10:04:44","date_gmt":"2020-06-03T10:04:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pophistory.it\/?p=2223"},"modified":"2020-06-03T14:37:12","modified_gmt":"2020-06-03T14:37:12","slug":"quando-diventai-comunista-aldo-natoli-lantifascismo-il-carcere","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.pophistory.it\/new\/popreview\/quando-diventai-comunista-aldo-natoli-lantifascismo-il-carcere\/","title":{"rendered":"Quando diventai comunista. Aldo Natoli, l\u2019antifascismo, il carcere"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section bb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;section&#8221;][et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243;][et_pb_post_title admin_label=&#8221;Titolo del Post&#8221; title=&#8221;on&#8221; meta=&#8221;on&#8221; author=&#8221;off&#8221; date=&#8221;off&#8221; categories=&#8221;on&#8221; comments=&#8221;off&#8221; featured_image=&#8221;on&#8221; featured_placement=&#8221;below&#8221; parallax_effect=&#8221;off&#8221; parallax_method=&#8221;on&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; text_color=&#8221;dark&#8221; text_background=&#8221;off&#8221; text_bg_color=&#8221;rgba(255,255,255,0.9)&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221; title_font=&#8221;|on||on|&#8221; meta_font_size=&#8221;20&#8243; meta_text_color=&#8221;#e09900&#8243; title_font_size=&#8221;35px&#8221; \/][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<p style=\"text-align: center; font-size: small;\"><strong>Di sconosciuto &#8211; Sito istituzioonale della Camera dei Deputati, <a href=\"\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:Aldo_Natoli.jpg\" title=\"Questa \u00e8 una fotografia pubblicata in territorio italiano o ivi realizzata senza essere mai stata pubblicata all'estero[1] ed \u00e8 nel pubblico dominio poich\u00e9 il copyright \u00e8 scaduto\">Pubblico dominio<\/a>, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?curid=3968700\">Collegamento<\/a><\/strong><\/p>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<h4><strong>di Giovanni Cerro<br \/>\n<\/strong><\/h4>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il carcere e il confino sono stati luoghi di apprendistato e formazione intellettuale, politica e umana per un\u2019intera generazione di antifascisti. Il caso di Aldo Natoli non fa eccezione, come dimostra il volume <i>Lettere dal carcere (1939-1942). Storia corale di una famiglia antifascista<\/i>, curato da Claudio Natoli con la collaborazione di Enzo Collotti (Roma, Viella, 2020). Nel libro si trova raccolta una documentazione che pu\u00f2 definirsi straordinaria perch\u00e9 quello di Natoli \u00e8 uno dei pochi epistolari di antifascisti condannati dal regime conservatosi nella sua integrit\u00e0. Sono giunte sino a noi, infatti, sia le lettere da lui inviate ai suoi familiari tra il 1939 e il 1942, prima da Regina Coeli e poi dal carcere per detenuti politici di Civitavecchia, sia le missive indirizzate dai parenti al recluso. Questo ricco materiale consente non soltanto di ricostruire una parte della traiettoria esistenziale di Aldo, ma anche di tracciare un denso ritratto della sua famiglia: i genitori, la sorella Elsa, i fratelli Glauco e Ugo, i nipoti e la compagna Mirella. Arricchiscono il volume una nota introduttiva di Claudio Natoli, che ripercorre la biografia del padre fino alla scarcerazione; una testimonianza del nipote di Aldo, Enzo Collotti, che nel periodo della prigionia dello zio era poco pi\u00f9 che un bambino e il cui nome risuona in tutta la corrispondenza; un brano scritto dallo stesso Aldo sul periodo di detenzione trascorso a Civitavecchia; infine, un ricco repertorio documentario e fotografico.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Al momento del suo arresto, nel dicembre 1939, Aldo \u00e8 un giovane e brillante medico, con interessi per l\u2019immunologia e le malattie del sangue. Presta servizio presso la Clinica medica del Policlinico di Roma, citt\u00e0 dove si \u00e8 trasferito da Messina per completare i suoi studi universitari e dove \u00e8 entrato precocemente in rapporto con gli ambienti antifascisti. Alla met\u00e0 degli anni Trenta, con i compagni Bruno Sanguinetti, Lucio Lombardo Radice, Pietro Amendola e Aldo Sanna, d\u00e0 vita al Gruppo comunista romano. Nonostante la denominazione, il gruppo somiglia a un esperimento di \u00abFronte popolare\u00bb: i suoi componenti hanno orientamenti ideologici eterogenei e molti di loro, Natoli compreso, non hanno ancora abbracciato in modo compiuto il comunismo. Ad unirli \u00e8 soprattutto l\u2019avversione al regime, oltre che un saldo sentimento di amicizia. Prima del carcere, Natoli conosce di Marx soltanto il <i>Manifesto<\/i> e per sua stessa ammissione non ha alcuna familiarit\u00e0 con il proletariato romano. Per il gruppo si occupa di mantenere le relazioni, peraltro non sempre facili, con il Centro estero del Pcd\u2019I a Parigi e con l\u2019organizzazione clandestina comunista che opera ad Avezzano. Sar\u00e0 proprio lo smantellamento della rete abruzzese a condurre alla sua cattura e a quella di Lombardo Radice e Amendola.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nel maggio 1940, il Tribunale speciale per la difesa dello Stato lo condanna a cinque anni di detenzione, di cui due sono condonati per un decreto di amnistia; Lombardo Radice e Amendola sono condannati rispettivamente a quattro e dieci anni. Dopo la lettura della sentenza, mentre si trovano su un furgone cellulare che dal Palazzo di Giustizia li riporta a Regina Coeli, i tre amici intonano l\u2019<i>Internazionale <\/i>e l\u2019<i>Inno alla gioia<\/i>, quasi ad esprimere sollievo, come scriver\u00e0 Natoli, per il fatto che la loro lotta contro il fascismo poteva finalmente assumere una forma diversa da quella che fino ad allora l\u2019aveva caratterizzata:<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\" align=\"JUSTIFY\"><em>\u00abEra come se la condanna che ci aveva negato la libert\u00e0 ci avesse insieme tolto una maschera alla quale eravamo stati costretti: adesso non c\u2019era pi\u00f9 luogo a menzogne, ognuno di noi si trovava faccia a faccia di fronte a se stesso, e a tutti gli altri\u00bb.<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nonostante le durissime restrizioni a cui \u00e8 sottoposto (tra cui un periodo in isolamento), dalle lettere non traspare affatto rassegnazione o disillusione. Al contrario, emerge con nettezza la serenit\u00e0 d\u2019animo di Natoli, la sua concezione positiva dell\u2019uomo, la sua capacit\u00e0 di trovare un equilibrio tra vita contemplativa e vita attiva: la riflessione sui grandi classici della letteratura europea si accompagna, laddove possibile, all\u2019esercizio fisico e a semplici sperimentazioni culinarie con gli scarsi mezzi a disposizione. A Civitavecchia, inoltre, Natoli stringe amicizia con contadini e operai, che guardano a lui con curiosit\u00e0 e rispetto, ma al principio con un misto di diffidenza per la sua estrazione sociale e per il suo essere un \u00abintellettuale\u00bb. Vinta questa iniziale ritrosia, nel \u201ccollettivo\u201d del carcere vi \u00e8 la possibilit\u00e0 di realizzare una comunit\u00e0 fraterna, fondata sulla solidariet\u00e0 tra compagni, che si esprime in sedute di studio condiviso sui testi del marxismo e nella distribuzione egualitaria dei viveri. Ci\u00f2 avviene nonostante le violenze e l\u2019ottusit\u00e0 della repressione carceraria, che vieta e punisce duramente ogni gesto di generosit\u00e0 e cooperazione. Nel contatto giornaliero con un\u2019umanit\u00e0 diversa da quella a cui \u00e8 abituato Natoli matura per la prima volta un\u2019autentica coscienza politica. La scelta antifascista si salda, definitivamente, con l\u2019adesione agli ideali comunistici:<\/p>\n<p style=\"padding-left: 40px;\" align=\"JUSTIFY\"><em>\u00abLa vita in carcere, e principalmente il \u201ccollettivo\u201d che si era formato, fu la cellula in cui si gener\u00f2 per me la trasformazione dell\u2019uomo. Ripensando a quegli anni posso dire che fu quello il momento in cui diventai comunista\u00bb.<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Una volta tornato libero nel dicembre 1942, si avvia per Aldo una brillante carriera politica, che nelle sue numerose fasi attraversa il Novecento: l\u2019impegno nella Resistenza, la militanza nel Pci, l\u2019approdo in Parlamento, le lotte sociali e per il lavoro a Roma e nel basso Lazio, l\u2019esperienza nel gruppo de \u00abil manifesto\u00bb, il distacco dal giornale e infine la dedizione alla ricerca storica sull\u2019antifascismo, su Mao, su Gramsci. Un itinerario complesso, che corrisponde alla bella definizione che una volta lo stesso Natoli diede di s\u00e9, rispondendo alla domanda di un compagno tranviere: \u00abSono un comunista senza partito\u00bb.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Cerro ci parla di &#8220;Lettere dal carcere (1939-1942)&#8221;, un volume che racconta la formazione politica e intellettuale di Aldo Natoli<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2227,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"on","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":""},"categories":[65,111],"tags":[247],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v16.0.2 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Quando diventai comunista. 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