Berlino, dove l’est è pop

di Giorgio Uberti

Nel mese di novembre l’Europa ha celebrato il 28° anniversario dalla caduta del muro più celebre dell’umanità. Senza nulla togliere alla Grande muraglia cinese, quella vicenda rappresenta senz’altro il simbolo di una cesura fondamentale per comprendere l’epoca in cui viviamo.

Parlare di caduta o di crollo è però improprio sotto molti punti di vista. Uno, più evidente, è che, porzioni di quel muro sono ancora al loro posto e sono divenute gli sfondi più ricercati per i selfie dei turisti. Invece, nei tratti in cui il muro è stato abbattuto, lastricati geometrici, lapidi o altri segni tangibili ne ricordano il passaggio. Il muro è celebre, per questo è diventato pop.

Fermandosi a Berlino anche per pochi giorni, è impossibile non imbattersi in questo storico manufatto. Il muro è ovunque, dai bookshop dei principali musei, fino alle bancarelle, più o meno abusive, in giro per la città. Quei frammenti, venduti nelle forme più svariate, hanno un prezzo che si aggira sui 100 euro al chilogrammo. Su quei frammenti di cemento armato, adeguatamente riverniciati per ricordare le atmosfere della decadente Berlino anni Settanta evocate da Christiane F, ruota un business simile a quello del caviale in Russia.

 

Eppure quelle schegge, vere o finte che siano, ci ricordano delle drammatiche vicende umane, una dentro l’altra, incastonate come le bambole in una matrioska. Su questo antico confine riecheggiano nomi, alcuni immensi come quelli di Kennedy o di Krusciov, altri sconosciuti come quello di Chris Gueffroy. Chris aveva vent’anni e fu l’ultima persona a essere uccisa dalle guardie di confine della DDR nel tentativo di attraversare il muro da est a ovest, era il 6 febbraio 1989.

Est e ovest sono ormai categorie che appartengono al passato con cui non è più possibile leggere questa città, o forse no. Sullo scacchiere della guerra fredda l’ovest ha trionfato. Per questo Berlino, dopo essere divenuta la capitale della nuova Germania, è oggi una grande città occidentale. Eppure è l’est ad essere raccontato, mostrato, ricercato in questa multietnica città ormai nota per il Kebab. Hollywood avrà vinto, ma il turista, quando è a Berlino, cerca i cetriolini Spreewald del film Good Bye Lenin, e a questo desiderio la città si è lentamente adeguata.

Molti sono i musei che raccontano, alcuni in modo più pittoresco, altri in modo più rigoroso, la Berlino sotto la DDR. Il quartier generale della STASI (la principale organizzazione di sicurezza e spionaggio dell’est) è divenuto un portale spazio-temporale verso il 1989 (ascensori Paternoster compresi). Il Museo del Muro presso l’East Side Gallery permette di vivere scenari immersivi: dalla casa tipica dei berlinesi dell’est nel 1961 fino al memorabile concerto dei Pink Floyd in Potsdamer platz nel 1990. Il museo della DDR, lungo le banchine del fiume Sprea offre esperienze interattive, come quella di guidare la mitica Trabant 601 per le vie della città.

L’est è vivo ed è presente grazie a numerosi musei ma anche nei memoriali. Come non ricordare il carcere di Hohenshonhausen utilizzato per i prigionieri politici, oggi è divenuto un memoriale delle vittime della STASI. La chiesa della riconciliazione è invece sorta per ricordare tutte le vittime della divisione, proprio in quella che fino alla caduta del muro era detta la striscia della morte.

Se da un lato ogni anno compaiono nuovi musei o memoriali, dall’altro lato invece nel centro storico dell’attuale capitale tedesca lo Stato tedesco cancella le tracce di quella divisione. Il parlamento della DDR, conosciuto con il nomignolo di “negozio delle lampade di Erich” è stato abbattuto e al suo posto sta risorgendo l’antico castello di Berlino. Al contempo però le statue di Marx ed Engels sono ancora un simbolo della città, nonché un set perfetto per una foto ricordo.

Se passate da Berlino e volete trovare il gusto del passato, quello vero, non andate a Checkpoint Charlie, cercate piuttosto le prospettive urbane, i monumenti, le geometrie che ci ha lasciato la DDR e che caratterizzano ancora oggi il fascino di una Berlino che merita di essere esplorata, anche solo salendo su un treno della ferrovia urbana di superficie (S-Bahn) e lasciandosi trasportare verso est.