Le case del popolo nel carpigiano

LE CASE DEL POPOLO NEL CARPIGIANO
Una mostra per raccontare la partecipazione politica e sociale

Inaugurazione domenica 12 giugno 2022 con l’evento

La Casa del Popolo di Fossoli tra storia e memoria

A cura della Fondazione Modena 2007

Programma

Ore 18,00 Interventi di:

Nerino Gallerani Presidente della Fondazione Modena 2007
Daniela Depietri Segretaria comunale del PD di Carpi
Fabio Montella Ricercatore e giornalista
Alberto Bellelli Sindaco di Carpi

Ore 19,00 Scoprimento della targa dedicata alla storia della Casa del Popolo
Visita guidata alla mostra “Le Case del Popolo nel Carpigiano”
curata da Giulia Dodi e Chiara Lusuardi dell’associazione PopHistory

Ore 20,30 Spettacolo del Coro delle Mondine di Novi

L’idea di mappare e raccontare le Case del popolo del territorio carpigiano deriva dalla necessità di mantenere traccia e memoria di luoghi che hanno connotato la storia del Comune e di segni sul tessuto urbano che progressivamente stanno cambiando fisionomia e funzioni. Delle dodici case erette nel corso del Novecento, ben poche continuano a svolgere questo ruolo o a mantenere questo nome, molte sono edifici privati o abbandonati. Da qui è emersa la volontà di ricostruire le vicende di luoghi che hanno costituito importanti centri di aggregazione e formazione del pensiero politico e sociale e che hanno rappresentato un aspetto basilare dello sviluppo urbano: di pari passo con l’ampliamento degli insediamenti residenziali, le Case del popolo sono nate per le esigenze condivise tra gli abitanti dei quartieri di avere sedi e luoghi per le riunioni, punti di riferimento per le questioni lavorative e centri di partecipazione, di svago e di libertà.

Dire “Case del popolo” nella provincia modenese di inizio Novecento significa attingere al bagaglio di lotte sociali ed economiche di cui sono protagonisti soprattutto i braccianti agricoli, che si organizzano contro la repressione di agrari e padroni.

È in questo periodo che si radica nelle campagne modenesi il socialismo, e in cui nascono le cooperative di consumo e di produzione e lavoro. I lavoratori predispongono locali propri in cui svagarsi e riunirsi, per parlare di politica, di lotte sociali oppure per giocare a carte o a bocce. Cooperazione, sindacalismo e socialismo: è il nucleo della Casa del popolo, il “primo mattone rosso” di un moderno contromondo che si va strutturando, il nucleo di una subcultura in grado di guardare fuori dai confini paesani, di porre le basi per la futura “Emilia rossa”.

Le Case del popolo diventano per i lavoratori delle nostre campagne il simbolo fisico di una rottura dell’ordine sociale preesistente, in cui il socialismo non è solo un partito, ma una vera e propria pratica associativa, che ridisegna modi di vita e paesi, tesse nuove relazioni tra gruppi sociali e riaggrega il mondo rurale. Non solo: esse, insieme a Camere del lavoro, Federterra e cooperative, danno ai lavoratori gli strumenti e la forza per riorganizzarsi e portare avanti le proprie rivendicazioni.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale e la nascita dell’Italia repubblicana si registra un rinnovato impegno nella costruzione di nuove Case del popolo su tutto il territorio, con una mobilitazione significativa di migliaia di lavoratori volontari. Le Case del popolo risultano così un tratto di un’esperienza corale più complessiva: far parte di un progetto collettivo in grado di portare i singoli ad affrontare i grandi problemi della società uscita dalla guerra, a coltivare la convinzione di essere sulla strada giusta per un mondo più giusto per tutti.

Sebbene negli ultimi decenni siano sfumate queste grandi mobilitazioni collettive, le Case del popolo sono stati luoghi in grado di preservare e diffondere culture autonome – in cui uomini e donne delle nostre campagne sono stati capaci di competere con i codici culturali proposti dai “signori” – spazi di libertà, di socialità e di pensiero critico, fondamentali per la crescita della nostra società democratica.