Parigi alla riscossa! Vivere, narrare e giocare alla Rivoluzione

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Secousse 1848 – Des peuples en Révolution, Parigi, 21-23 settembre 2018

Prendete un gruppo di giovani preparati e intraprendenti, docenti esperti e curiosi di raccontare la Storia in modo nuovo ma non per questo meno efficace. Aggiungete uno spazio ricreativo e culturale a due passi dalla Gare du Nord (http://www.lacolonie.paris/), non dimenticate che quest’anno ricorrono i 170 anni dalle rivolte parigine del 1848 e… benvenuti a Secousse, il primo festival storico organizzato dall’associazione La Boîte à Histoire (http://www.boiteahistoire.com/). In rappresentanza delle associazioni Pinte di Storia e PopHistory, abbiamo vissuto una tre giorni intensa nella capitale francese.

Tre giorni ricchi di appuntamenti, tra il 21 ed il 23 settembre, per scoprire la storia della rivoluzione del 1848 che ha segnato la storia di Parigi e della Francia, attraverso attività variegate e punti di vista differenti per coinvolgere il pubblico e ripercorrere insieme gli avvenimenti principali di quei mesi. Tra dibattiti, escape room, canti, tavole rotonde, giochi di ruolo e letture teatrali sono molti gli spunti che permettono di capire meglio e più da vicino il mondo dell’Histoire Publique francese. Andiamo però per gradi. La fiera si è aperta con una tavola rotonda in cui si è discusso delle motivazioni della rivoluzione. Si è però evitato il format ormai datato della chiacchierata tra specialisti con un pubblico passivo. Oltre alla location decisamente più informale, si è utilizzato un ingegnoso espediente: in un piccolo box l’uditorio poteva inserire dei fogli con domande da sottoporre agli specialisti della materia seduti al banco, evitando così tanto le domande “precostruite” che la sgradevole sensazione di venir giudicati.

Nel 1848 le fazioni protagoniste della rivolta parigina si confrontavano nei posti più svariati, dai salotti privati fino agli Ateliers Nationaux, discutendo del futuro della Francia. Magari con un bel croissant in mano! È con questo spirito che, la mattina del 22, il pubblico ha vivacemente discusso delle più svariate tematiche che, allora come oggi, infiammano i dibattiti pubblici: economia, governo, politica estera e vita quotidiana. Ognuno poteva prendere la parola in qualsiasi momento e, in base al proprio assenso o meno, ci si poteva fisicamente schierare accanto al propugnatore di una data opinione. A ciò è poi seguito una tavola rotonda quanto mai singolare, tutta dedicata a quello che nel mondo delle fiction si chiama Alternative Universe, avente per domanda “E se la schiavitù non fosse stata abolita?”. Il pubblico ha discusso, immaginato e proposto a briglia sciolta, ma la verosimiglianza dell’insieme è stata garantita dalla presenza di storici professionisti, il cui compito era di costruire scenari credibili sulla base delle idee che dal pubblico venivano. Il tutto – per l’appunto – davanti ad una tavolata di croissant. Ma è stato durante il pranzo organizzato dai festivalieri che si è davvero potuto respirare e toccare con mano lo spirito quarantottesco. Organizzando un vero e proprio banchetto rivoluzionario (Un toast à la Révolution), ciascuno dei partecipanti poteva scegliere uno dei brindisi realmente pronunciati nei banchetti rivoluzionari della Parigi del ’48, levarsi e riproporlo all’attenzione degli ormai avvinazzati commensali: in un tripudio di estasi etilico-rivoluzionaria, si sono levati canti simbolo di rivoluzione e resistenza alla tirannia, persino la nostra Bella Ciao.

Divertente e mai banale è stata anche l’idea di trasportare il dibattito femminile sull’inclusione delle donne nella conquista dei nuovi diritti di libertà e di partecipazione alla vita sociale e politica dai giornali del XIX secolo a Twitter. Uno scambio serrato di tweet a effetto, dichiarazioni e provocazioni con tanto di profili appositamente creati e hashtag attraverso cui tutti i partecipanti all’evento potevano seguire in diretta gli scambi e perfino intervenire! La conduzione del dibattito affidata alla storica Mathilde Larrère ha garantito l’adeguata contestualizzazione storica degli eventi e dei personaggi protagonisti del dibattito, mescolando in modo efficace la ricostruzione storica ed il linguaggio scanzonato del web.

In questo festival ci siamo resi conto di un dato che, nella sua pur apparente banalità, è bene sottolineare ancora ed ancora: per fare Public History non bastano semplicemente degli storici ed un pubblico. A metà tra rappresentazione teatrale e rievocazione storica, infatti, si colloca il processo a Napoleone III, due ore in cui testimoni dell’accusa e della difesa hanno preso la parola per raccontare le divisioni e i contrasti di potere attraverso le voci dei principali protagonisti dell’epoca, da Victor Hugo al generale Cavaignac, passando per Adolphe Thiers e Alphonse de Lamartine. E mentre Napoleone III guardava tutti dall’alto in attesa di ricevere il giudizio, il pubblico… pardon, il popolo, assisteva al dibattito senza lesinare fischi, commenti ed applausi di approvazione ai testimoni ed alla giuria, composta da storici di professione, che ha emesso la sentenza della Storia sull’operato e sulla figura di Luigi Napoleone Bonaparte.

L’ultimo giorno, il festival si è spostato in una sede più “ufficiale”: la Mediateca Françoise Sagan (https://mediathequeducarresaintlazare.wordpress.com/). Ma se credete che ciò abbia significato una “ricaduta” nello stile tradizionale dell’accademia, non potreste essere più lontani dal vero. Ogni rivoluzione che si rispetti, infatti, ha prodotto canzoni e motivetti: cantare è quindi un atto rivoluzionario. E dunque, sotto la direzione del musicista Riccardo Spezia e il coro La chorale populaire de Paris, il pubblico si è divertito a cantare con tutti i crismi del caso canzoni popolari della rivoluzione del 1848. Non solo francesi come le chant des girondins o le chant des ouvriers, ma anche il Va, pensiero di Giuseppe Verdi, canzone simbolo del Risorgimento italiano. Il festival si è poi avviato alla conclusione con un dibattito nel quale i festivalieri hanno posto una domanda precisa ed hanno cercato di rispondere nel migliore dei modi: cosa resta oggi del 1848? Grazie all’intervento di storiche quali Michèle Riot-Sarcey e Sylvie Aprile, sono state riportate alla luce le eredità che il Quarantotto ci ha lasciato, anche nei settori più insospettabili quali la musica pop e le arti visuali. Insomma, il ’48 vive e lotta con noi, ma noi tutti avevamo bisogno di riviverne le atmosfere prima che questo messaggio (vero contenuto di questo festival) potesse essere pienamente compreso.

Sotto ogni punto di vista, è stata una esperienza positiva e molto formativa. Le nostre aspettative erano alte da principio, ma alla fine tutto è andato oltre le nostre più rosee aspettative. Per la prima volta, ci siamo divertiti (si, divertiti) ad un festival di Storia, una sensazione piacevole che non accadeva più da ormai molti anni. Ringraziamo pertanto gli amici (che tali si sono rivelati) di La Boîte à Histoire per averci dedicato il loro tempo, pur con i numerosi impegni cui hanno dovuto far fronte in questa occasione. A loro la gloria del successo, a noi il dovere ed il privilegio di meditare sulla lezione meravigliosa che ci hanno insegnato.

Michele Lacriola (Pinte di Storia)

Piero Rubini (Pinte di Storia)

Giulia Dodi (PopHistory)