Cinque domande sul nuovo Master in Public History di Milano

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La formazione è un aspetto essenziale per avvicinarsi alla public history. Per questo, andando a scandagliare l’insegnamento della disciplina in Italia, abbiamo notato subito la comparsa del master di I livello in “Public History: il racconto della storia, i mestieri della cultura” che si terrà a Milano dal novembre 2017 al luglio 2018. A promuoverlo e organizzarlo saranno l’Università degli Studi di Milano e la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.

Il corso si compone di una parte di lezioni frontali e laboratori per un totale di 504 ore e di un periodo di stage di 250 ore, in enti, istituzioni e aziende connesse alla narrazione storica, alla comunicazione e alla valorizzazione del patrimonio culturale. Per conoscere meglio le linee guida del corso, PopHistory ha intervistato David Bidussa, storico, responsabile editoriale di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e tra i docenti annunciati del master. 

PH: Quali sono le accezioni della Public History che il master prenderà maggiormente in considerazione? 

DB: “Le accezioni sono due: la prima è di tipo metodologico-teorico e parte da una serie di domande. Di cosa tratta una materia che si chiama public history? Come si fa la narrazione storica? Che cosa significa costruire una narrazione piacevole della storia? Con quale grammatica? Dal lato puramente pragmatico invece dobbiamo considerare prodotti, mostre, sceneggiature, iniziative pubbliche che generano budget. Il problema qui è come si crea una professionalità che ha una doppia valenza: da una parte la qualità professionale dell’individuo e dall’altra il progetto di investimento di aziende che producono profit (non solo aziende a carattere industriale ma anche musei o apparati pubblici che mobilitano risorse). Dobbiamo tener presente l’obiettivo di professionalizzazione e chi si iscrive ne deve essere consapevole”. 

PH: Come nasce l’incontro tra l’Università degli studi di Milano e la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e quali ruoli assumono le due istituzioni nello svolgimento del master?

DB: “Ci siamo incontrati sulla base di un reciproco interesse. La Fondazione Giangiacomo Feltrinelli ha un patrimonio che intende mettere a valore di conoscenza e vuole avere reciprocità con centri studi che preparano giovani ricercatori. Dall’altra c’è la voglia dell’Università degli studi di Milano di avere esperienze di formazione. Abbiamo visto che per il tipo di personalità culturale di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, l’ambito di sviluppo è quello delle scienze sociali. Nello specifico ci siamo concentrati su una disciplina come la public history che in Italia non è ancora molto studiata perché ci permette di insistere sul prodotto culturale. Nello svolgimento del master, all’Università si terranno gran parte dei corsi di formazione generale, mentre negli spazi di viale Pasubio 5 a Milano si avrà la parte laboratoriale, facilitata dall’aver costantemente in evidenza il patrimonio a disposizione”. 

PH: Il vostro master in Public History si distingue per una consistente formazione laboratoriale. Quali sono le specificità dei laboratori?

DB:Si metteranno a fuoco i prodotti finali (come un giornale online, la struttura di narrazione per un corto televisivo, un percorso museale, la costruzione di una pagina web per una biblioteca digitale ecc.) e forniremo gli elementi principali attraverso cui poterli ottenere. Ci sarà una parte di docenza su varie dimensioni. La prima riguarda chi ha una competenza da storico; nel secondo livello saranno coinvolte figure professionali sulla costruzione del prodotto; il terzo livello infine svolgerà la funzione di raccontare l’esperienza nella sua interezza. Prendiamo l’esempio dell’allestimento di una biblioteca. Nel primo step ci domanderemo che cosa ci mettiamo dentro. Nel secondo si affronterà la costruzione del contenuto e nel terzo la messa in linea del prodotto che si va a piazzare nell’ambiente culturale e d’investimento”. 

PH: Dalla nostra esperienza reputiamo che gli stage siano un momento essenziale del percorso formativo, poiché permettono ai corsisti di aprirsi direttamente al mondo del lavoro. Che tipo di stage proponete e in quali enti? 

DB: “Nelle strutture che ospiteranno gli stage, i corsisti metteranno in azione i percorsi elaborati durante i laboratori. Gli stage sono pensati come un altro momento di formazione in cui si potrà partecipare direttamente alla costruzione di prodotti conosciuti durante il corso. Oltre agli enti già selezionati dagli organizzatori, ci sarà inoltre la possibilità di proporne altri a partire dagli interessi dei partecipanti”. 

PH: In base alla vostra esperienza, nel panorama milanese ci sono già delle esperienze di Public History a cui guardare con interesse?

DB: “Non abbiamo guardato alle pratiche esistenti per riprenderle, ma abbiamo pensato di incontrarle e coinvolgerle nel nostro cammino. Saranno enti e istituzioni non solo milanesi e non solo italiani che verranno a raccontare la loro esperienza concreta di costruzione letteraria, televisiva o di grande repository culturali. La Fondazione Giangiacomo Feltrinelli può infatti contare su rapporti che ha da molto tempo con istituti che vengono dall’Olanda, dal Belgio, Parigi e Bonn, solo per citarne alcuni, che porteranno al master la loro expertise consolidata nel tempo. Bisogna infatti guardare al di fuori per apprendere”.   

Per scoprire insegnamenti, docenti e tutte le informazioni utili potete vedere la pagina del master sul sito di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli o l’indirizzo per le iscrizioni nello spazio web dell’Università di Milano.