Fascismo per il commissario Ricciardi

#popreview, romanzo

Membri del Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza, Roma 1936 – Archivio privato, Pubblico dominio, Collegamento

di Silvia Lotti

Ciclo “Le indagini del Commissario Ricciardi”
(2005-?, di Maurizio De Giovanni)

I libri gialli saranno anche una lettura da ombrellone, ma meno male che al mondo esiste la letteratura d’evasione, di quella che ti rende affamato di storie e sentimenti, senza troppe pretese cerebrali ed esistenziali. Infatti ho la tendenza ad innamorarmi di tutti i commissari e investigatori che incontro[1], per cui neanche il commissario Luigi Alfredo Ricciardi poteva sfuggirmi.

Questa serie di romanzi, scritta dal prolifico autore napoletano Maurizio De Giovanni, rientra nella categoria dei classici gialli, quelli con un commissario-eore, un brigadiere che gli fa da spalla, un medico legale sagace, un superiore inetto a cui rendere conto, un cadavere, un probabile assassino e un assassino vero. Per cui, può piacere o meno, ma sicuramente, è l’ambientazione storica ad essere interessante, perchè modella gli animi dei personaggi e le condizioni in cui si devono muovere.

Il protagonista è il commissario di Pubblica Sicurezza della questura di Napoli Luigi Alfredo Ricciardi, classe 1900, di cui leggiamo la vita negli anni 1931-1932-1933. Come ogni protagonista che si rispetti, è afflitto da una “maledizione”, quella di riuscire a vedere i fantasmi delle persone morte in maniera violenta, sentendone il dolore ancora vivo. Egli, infatti, ha una teoria molto interessante, secondo cui tutti i delitti vengono commessi per cause legate o alla fame o all’amore. Questo peso, lasciatogli in eredità da una madre folle e delicata, lo porta ad avere un carattere chiuso, sbrigativo, ossessivo verso il lavoro, limitando al massimo i rapporti sociali. Però, il poter vedere il fantasma del cadavere di turno, gli permette di arrivare alla soluzione del caso e alla scoperta dell’assassino in un modo che gli altri non riescono a comprendere, come se avesse delle intuizioni da nulla. Del resto, nessuno conosce il suo segreto.

Tra un delitto e un altro, la sua vita scorre più o meno movimentata, insieme a quella delle persone che lo circondano: la tata cilentana Rosa, in pratica la sua famiglia; l’imponente brigadiere Raffaele Maione e la sua numerosa prole; l’amico e medico legale di fiducia Bruno Modo; la timida innamorata Enrica Colombo e la femme fatale che lo rincorre Livia Lucani. La vita di tutti questi personaggi, che già è complessa di suo, deve, in più, fare i conti con la dittatura fascista, giunta ormai a un decennio di storia. Man mano che si leggono i romanzi, l’autore riesce a descrivere sempre meglio il clima di tensione e di sorda ansia che si doveva percepire in una grande città come Napoli. La dittatura, dalle piccole ingiustizie di cui si legge all’inizio, diventa sempre più strisciante e inquietante nelle esistenze delle persone, le quali molto spesso si sentono completamente indifese e in balìa degli eventi.

I primi accenni al clima dell’epoca fanno quasi sorridere, partendo con lo “sfottere delicatamente” la propaganda di regime, quella che si vantava di aver eliminato la criminalità. Negli uffici delle questure si sapeva benissimo che erano solo parole al vento, funzionali al consenso popolare, come il fatto che dietro una probabile diminuzione della criminalità vi era anche un piccolo esercito di picchiatori. Il fascismo, infatti, esaltava una cultura dell’apparenza sfrenata, ogni cosa aveva una scenografia teatrale rigidissima e strabiliante, con l’intento di illudere gli spettatori-cittadini. Ma, già lo sappiamo, lo spettacolo che il fascismo andava organizzando, ha finito per il distogliere l’attenzione dalle miserie quotidiane. “Fuffa” potrebbe essere un’ottima sintesi.

O ancora, si ride della “tassa sulla suocera”, accezione scherzosa alla tassa sul celibato, in vigore dal 1927, che gli scapoli erano tenuti a pagare, come incentivo al matrimonio e alla procreazione di tanti piccoli italiani. Ricciardi, al momento scapolo impenitente, la paga senza darci troppo peso, come a molte delle questioni politiche che invece preoccupano l’amico, il dottor Modo. Quest’ultimo, già oltre la cinquantina, uomo libero a cui piace godersi la vita in modo altrettanto libero, che ha servito la Patria sul fronte della Prima Guerra Mondiale prestando servizio come medico, non si capacita di come ogni giorno la libertà dei cittadini sia sempre più ristretta. Non tiene la bocca chiusa, nemmeno davanti alle ottuse e aggressive camicie nere. Infatti ne ricava sia una rissa sia un arresto con invio al confino (che però riesce a evitare per un soffio).

A partire da questo episodio, la presenza del fascismo giunge a rivelarsi in tutta la sua drammaticità: si parla sempre più spesso di persone fatte sparire nel nulla da un giorno all’altro, si sospetta di una fittissima e invisibile rete di delatori, fino alla misteriosa figura di Falco, membro di un altrettanto misteriosa organizzazione che ha il compito di vegliare sull’ordine pubblico e sulla sicurezza del potere costituito. Per questo entra nella vita di Livia Lucani, con la scusa di dover proteggere coloro che sono vicini a una persona cara a Mussolini: Livia è infatti amica intima di sua figlia Edda. Questo però mette in serio pericolo Ricciardi, che rischia lui stesso di essere mandato al confino con l’accusa di pederastia, grazie a una delazione involontaria della stessa Livia, ferita nell’orgoglio per essere stata rifiutata – lei, che non ha mai ricevuto un no da nessun uomo.

A un certo punto compare anche un maggiore dell’esercito tedesco, rivale in amore di Ricciardi nel fare la corte a Enrica, conosciuta a Capri, mentre lei seguiva una mandria di bambini in una colonia “elioterapica” estiva. Manfred è ancora pieno di sconforto e dolore per la sconfitta subita dalla Germania con la Prima Guerra Mondiale, per cui ha accolto con entusiasmo il nuovo movimento nazionalsocialista di un certo austriaco che ha appena vinto le elezioni in Germania, mettendosi per primo a disposizione, accettando un incarico di spionaggio a Napoli.

Un’ultima finezza. In uno dei romanzi, l’autore inserisce alcune pagine dell’infanzia di due personaggi, i quali vanno ogni giorno al porto a vedere i piroscafi carichi di emigranti che partono verso le Americhe sognando un futuro migliore. La chiamo finezza perché durante il periodo fascista l’emigrazione verso il Nuovo Mondo ha subito un rallentamento considerevole, voluto intenzionalmente dal regime, il quale aveva bisogno di non veder diminuito ulteriormente il numero della popolazione italiana. Per cui, necessariamente, il riferimento a un periodo di forte immigrazione deve essere collocato indietro nel tempo di una ventina d’anni.

Intorno a tutto questo, la città di Napoli, per la quale traspare un amore viscerale. Ogni lettore potrà costruirsi una geografia mentale, pur senza esserci stato: via Toledo, via Chiaia, il centralissimo caffè Gambrinus, il teatro San Carlo, la Galleria Umberto I, l’ospedale dei Pellegrini, Capodimonte, la Sanità, i Quartieri Spagnoli, Posillipo, Capri all’orizzonte. E poi i suoni – Napoli è una città che canta – e i profumi, fatti di pizza fritta bollente e ragù. Ma soprattutto, il mare.

Per cominciare consiglio “Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi” (2007), ma conviene sbrigarvi, perché i rumors annunciano a breve la sua uscita di scena. Inoltre, se siete accumulatori seriali di libri e volete diventare ancora più poveri, la Sergio Bonelli Editore, sta pubblicando in versione graphic novel i primi romanzi.                                                                                                                           


Note:

[1] Tra i Diritti del Lettore di Pennac, io mi appello senza remore al diritto al bovarismo. https://libreriamo.it/libri/i-diritti-del-lettore-secondo-daniel-pennac/