Game of Thrones, ovvero “C’è della storia in questo fantasy”…

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By Cyanide Studio – Cyanide Studio, CC BY-SA 3.0, Link

di Igor Pizzirusso

Quando si parla di “genere fantasy”, che si tratti di letteratura o di altre forme narrative, il pensiero non può che correre alla saga de Il Signore degli Anelli, scritta da John Ronald Reuel Tolkien e pubblicata per la prima volta (in tre volumi per volontà dell’editore) tra il 1954 e il 1955. Da quel momento, e per molti anni a venire, a dispetto di una vasta produzione in volumi e riviste, l’opera tolkeniana è stata sinonimo di “fantasy”, con un’ulteriore deflagrazione e un approdo mainstream tra il 2001 e il 2003, con la produzione e l’uscita della trilogia cinematografica.

Recentemente tuttavia, un’altra saga sta rivaleggiando per fama con l’epopea di Frodo e degli altri Hobbit. Si tratta naturalmente di Game of Thrones (o Il trono di spade, come è stata intitolata in Italia), la cui trasposizione televisiva è ormai arrivata all’ottava (e ultima) stagione, in uscita fra pochi giorni. E dire che, a differenza del romanzo di Tolkien, i primi volumi scritti da George Martin (da cui la serie TV è tratta) erano passati tutto sommato sottotraccia, schiacciati dalla grande produzione di fantasy degli anni ’90, periodo in cui si iniziava a lavorare proprio sui film de “Il Signore degli Anelli”. A Game of Thrones, il primo capitolo della serie A song of ice and fire (“Le cronache del ghiaccio e del fuoco”, questo il nome originale dell’opera completa), è del 1996. I successivi datano rispettivamente 1998, 2000, 2005 e 2011, che è proprio l’anno in cui l’emittente HBO manda in onda la prima stagione della trasposizione su piccolo schermo.

Ma tutto questo – direte voi – con la storia che c’azzecca?

In realtà, più di quanto crediate…

Nei prossimi articoli indagheremo più in dettaglio alcuni elementi sia della scrittura che della messa in scena delle “Cronache” martiniane. Per ora, è sufficiente ricordare quel che lo stesso autore ha dichiarato più volte, e cioè di aver tratto fonte di ispirazione dalla guerra delle due rose[1] e dal libro Ivanhoe[2] di Walter Scott, che poi è il prototipo del romanzo storico.

Ma il genere fantasy (soprattutto l’epic fantasy) è pieno di simili collegamenti. Le “paludi morte” de Il Signore degli Anelli altro non sono che i campi di battaglia della Prima guerra mondiale, che l’autore aveva visto e vissuto in prima persona (e dai quali era stato profondamente scosso e mutato nello spirito). E in fondo la stessa epica, a cui Tolkien si collega idealmente e concretamente (con una cosmogonia autonoma, fatta e finita, declinata ne Il Silmarillion) non è a sua volta un meraviglioso esempio di contaminazione e connubio tra storia e fantasia? Le divinità dei poemi omerici sono l’elemento magico che si muove intorno alle vicende – altrimenti molto umane – narrate nell’Iliade e nell’Odissea; un sistema non molto differente da quello contenuto nella saga dei Nibelunghi, nell’Edda di Snorri e in Beowulf, o (prima ancora) nell’epopea di Gilgamesh.

Di sicuro, rispetto agli albori e prima di approdare alla saga tolkeniana, il fantasy ha subito molteplici mutazioni, che hanno contributo a ritardarne una codificazione. Seguendo le pieghe dei costumi e dei gusti letterari, abbiamo avuto Poe e Lovecraft, che hanno sconfinato nell’horror; o Philip Dick, con il quale il racconto “di fantasia” ha presto assunto una forma a sé stante, definita e autonoma – la fantascienza – sulla scia del grande sviluppo tecnico e scientifico (con tanto di corsa allo spazio) degli anni ’60. Si riportano qui solo alcuni riferimenti, che non hanno alcuna pretesa di esaustività. Il quadro è ampio, letteratura e cinema di genere sono autentici pozzi senza fondo, da cui pescare a piene mani gioielli preziosi e quasi incontaminati.

Tra essi si fanno strada anche gli epigoni del ciclo arturiano, delle tragedie shakespeariane e di “Le mille e una notte”, che sono giudicati da molti i primi esempi di “fantasy storico”, divenuto oggi una nuova sottospecie letteraria che ancora deve definire parametri e confini (quanto “magico” deve esserci perché non sia un “semplice” romanzo storico?), ma che indubbiamente ha fatto strada e altra ne farà ancora, pure in termini di consumi. Si esce dall’epica classica e si entra in scenari tra i più disparati, dalla Cina antica (gli WuXia[3]) all’epoca vittoriana (lo Steampunk) e così via. C’è anche chi, come Harry Turtledove, ha trasferito il secondo conflitto mondiale in uno scenario fantasy medievale (nel ciclo Darkness / Derlavai, tradotto in Italia “La guerra dei regni”) o ha provato a immaginare un’invasione aliena nel 1941, con relative conseguenze in un mondo già sconvolto dall’inizio della guerra (Worldwar / Colonization, tradotto in Italia “Ciclo dell’invasione” e “Ciclo della colonizzazione”).

E’ questo il caso di Game of Thrones? No, decisamente no. Ma c’è indubbiamente della Storia nel regno di Westeros…


Note:

[1] La lotta dinastica combattuta in Inghilterra tra il 1455 ed il 1485 tra due diversi rami della casa regnante dei Plantageneti: i Lancaster e gli York. La guerra fu così denominata, nel XIX secolo, dopo che Walter Scott, nel 1829, aveva pubblicato il romanzo Anna di Geierstein, facendo riferimento agli stemmi dei due casati che recavano rispettivamente una rosa di colore rosso ed una bianca.

[2]  Damien Walter, George RR Martin’s fantasy is not far from reality, The Guardian, 26 luglio 2011 e Danuta Kean, George RR Martin says Game of Thrones spin-offs will all be prequels – and announces a fifth, The Guardian, 16 maggio 2017. Url consultate il 21 febbraio 2019

[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Wuxia, url consultata il 21 febbraio 2019.