Gli ultimi zar

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Immagine tratta dal sito www.netflix.com (https://www.netflix.com/it/title/80211648)

di Eleonora Moronti

“Gli ultimi zar”
(2019)

Una granduchessa (forse) scomparsa, un impero sterminato, foreste, palazzi, mistici e rivoluzionari e, al centro di tutto, la fine di una dinastia tricentenaria: è la storia degli “Gli ultimi zar” nella docu-serie Netflix disponibile sul catalogo italiano da luglio.  La serie racconta il collasso del sistema monarchico russo, attraverso le vicende dell’ultimo zar Nicola II Romanov (1868-1918) e della sua famiglia. Negli anni il tema è stato caro tanto al documentario quanto alla fiction, ma lo show prodotto da Nutopia ha l’ambizione di proporre qualcosa di nuovo: una combinazione di generi che tenga insieme ricerca scientifica e intrattenimento. La docu-serie si sviluppa infatti come un dettagliato historical drama  in cui però viene incastonato il documentario, affidato a  storici e biografi. Si supera così quel vago senso di posticcio che a volte suscita la ricostruzione cinematografica affiancata al documentario storico e si sfruttano le potenzialità di entrambi i generi.

La serie si concentra sugli eventi salienti del regno di Nicola, dall’incoronazione nel 1894 al tragico epilogo a Ekaterinburg nel 1918, focalizzandosi sulla dimensione familiare. Una volta scelta la prospettiva da adottare, nella serie c’è così posto per tutti i passaggi cruciali: il forte legame della coppia reale, la scala di priorità della zarina di origine tedesca Alexandra Fëdorovna, la malattia dell’erede al trono Alexei, gli intrighi di corte, il mistero (?) sul destino di una delle principesse, Anastasia.

La serie descrive l’incapacità di Nicola di contenere le contraddizioni e le tensioni domestiche,  interpretando correttamente il proprio tempo politico. In sei episodi viene sondata la bolla di alienazione/auto-esclusione in cui la famiglia imperiale si rifugia fino alle estreme conseguenze. Il regno dello zar è così scandito non solo da guerre, scioperi e manifestazioni, ma anche da un susseguirsi di questioni private che sembrano avere sistematicamente la meglio sulle valutazioni politiche e la loro opportunità. “Nicky” appare di volta in volta surclassato nei processi decisionali da altri attori: il carismatico monaco Rasputin, la nevrotica consorte “Alix”, i suoi ministri, la sua stessa madre la regina Maria. Deciso a compiacere senza mediare, ad essere insieme padre di famiglia e leader autocratico, Nicola è un vaso di coccio tra vasi di ferro. Preda di un costante smarrimento, lo zar si rivela però incredibilmente ostinato nel perseverare con la sua lettura dogmatica della realtà politica, atteggiamento che finirà per sprofondare la famiglia reale nella drammatica spirale degli eventi.

“Gli ultimi zar” è di sicuro un esperimento interessante ed apre ad una nuova accezione della docu-serie e del ruolo dello storico nel documentario. Il rischio del format resta certamente quello della dissonanza tra le voci e di un effetto “cornice didascalica” che spezza il ritmo. In questo caso la fusione delle due tecniche di storytelling funziona bene, soprattutto man mano che gli eventi presentati si fanno concitati e incalzanti e il ruolo degli storici-narratori nel chiarire i passaggi chiave si rivela coerente con quella funzione connettiva che sembra esserci nelle intenzioni a monte.

Se in futuro si riuscisse ad introdurre elementi dinamici di dibattito tra gli storici stessi che portino lo spettatore nel cuore dell’osservazione scientifica o ad affidarsi maggiormente al drama, anche sacrificando le immagini di repertorio, prodotti come “Gli ultimi zar” potranno rivelarsi preziosi per far interagire il pubblico con la storia.