Il Novecento e gli albi illustrati

#popreview, graphic novel

Immagine tratta dal sito www.amazon.com (https://www.amazon.it/portinaia-Apollonia-Lia-Levi/dp/8889025301)

di Silvia Lotti

“Sono indietro con il programma”, da decenni un mantra degli insegnanti, tanto che tutti ormai credono che essere indietro sia una condizione imprescindibile della scuola italiana. Vi svelo un segreto: i programmi ministeriali non esistono più, bensì ci sono le Indicazioni Nazionali, un documento ministeriale di ampio respiro, che regala a noi docenti una libertà inaspettata. Ma si sa, la libertà bisogna sapersela conquistare.

Poi, però, i programmi scolastici finiscono per non andarsene mai perché ci vengono riproposti, sempre uguali, sui manuali e sui libri di testo, dalla scuola primaria alla secondaria di II grado; entità sacre e immutabili come i tortellini in brodo il giorno di Natale.

Vi svelo un secondo segreto: i libri scolastici si possono non acquistare e si può optare per l’adozione alternativa, dando sfogo a quell’agognata libertà di cui sopra nella scelta dei materiali da utilizzare con bambini e ragazzi. Nella bellezza di questa libertà, capita di inciampare e ruzzolare in mezzo a un mucchio di albi illustrati.

Gli albi illustrati sono piccole perle che, con poche parole e bellissime illustrazioni, riescono a sprigionare significati densi e pieni. Tra i loro mille pregi ci sono il fatto che rappresentano la prima galleria d’arte che un bambino può visitare, per cui sono un potente strumento di alfabetizzazione visiva ed emotiva, di apprendimento del linguaggio come organizzatore della propria esperienza soggettiva e intersoggettiva, oltre che a una molla per la creatività. Sono un oggetto che va oltre l’essere un libro per bambini piccoli.

Proprio per la loro connaturata delicatezza, si possono permettere di affrontare grandi temi filosofici e profondamente umani. Anzi, si permettono addirittura di affrontare temi storici del Novecento, garantendo a noi maestre che guardiamo alla storia contemporanea con molta attenzione, un esercizio di libertà che vada al di là dei soliti argomenti scolastici (usciamo dal programma!).

Negli ultimi anni la produzione editoriale ha avuto un netto salto di qualità, andando a tracciare un percorso che si snoda lungo tutto il Novecento, dando la possibilità ai bambini di conoscere eventi, processi e movimenti storici fin da piccoli, in modo tale che li inizino a masticare, inghiottire, tentare di digerirli, per poi arrivare al manuale di storia meno annoiati e appiattiti. La storia si veicola con il linguaggio naturale, per cui, in fondo, tra un saggio accademico e un albo illustrato, la differenza sostanziale tra nella scelta delle parole. E le parole servono per costruire belle storie, soprattutto se le si può leggere ad alta voce.

Le storie narrate sono quelle che preparano il cuore e la mente ad aprirsi al mondo e a conoscere se stessi; Umberto Eco ha detto che «Chi non legge, a 70 avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge, avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro». Del resto, i libri migliori sono quelli che possono essere letti sia dai piccoli che dai grandi.

Ecco quindi alcuni suggerimenti per un viaggio storico narrativo lungo il Novecento. 

Prima Guerra Mondiale

La piccola grande guerra, S.Ruiz Mignone, D.Pintor, Lapis, Roma, 2015

“I bambini giocano a fare i soldati, ma perché i soldati giocano a fare i bambini?”

Da questa specie di paradosso si snoda l’esperienza di Andrea, un bambino a cui il padre Walter ha regalato dei soldatini. Questo gioco, viene poi mostrato come vissuto in prima persona dal padre, durante la Prima Guerra Mondiale, soldato in trincea.

 

Shoah e Seconda Guerra Mondiale

La città che sussurrò, J.Elvgren, F.Santomauro, Giuntina, Firenze, 2015

È ambientato in un villaggio sulla costa nord della Danimarca e racconta di una bambina, Annett, che, insieme alla sua famiglia, dà ospitalità a un coetaneo ebreo e alla sua mamma. Questi ultimi devono riuscire ad arrivare sulla spiaggia in una notte senza luna, per poter salire su una barca e raggiungere così la Svezia e salvarsi: come fare, con i nazisti in giro?

 

La portinaia Apollonia, L.Levi, E.Orciari, Orecchio Acerbo, Roma, 2005

Daniel è un bambino che abita in una borgata romana insieme alla sua mamma. Il palazzo in cui vivono ha una portinaia, la signora Apollonia, che viene vista da tutti i bambini come una cattiva strega con dei grandi e brutti occhiali da miope. Daniel e la sua mamma sono ebrei, devono lavorare di nascosto e portare una stella gialla sul cappotto quando fanno la fila per il pane. La città è piena di tedeschi. Un giorno, il 16 ottobre 1943, di ritorno dal fornaio, Daniel viene preso e portato nella stanza del carbone, guarda caso, proprio da Apollonia.

 

Secondo dopoguerra in Italia

Tre in tutto, D.Calì, I.Labate, Orecchio Acerbo, Roma, 2018

La guerra è appena finita e i bambini poveri del Sud vengono spediti in alta Italia dove ci sono delle famiglie (mangiatrici di bambini?) che li vogliono accogliere. Partono per un lungo viaggio in treno, che sembra non finire mai, tra la neve e la pianura infinita. Una volta arrivati vengono lavati, vestiti di nuovo e nutriti a paioli di polenta. In alta Italia scoprirono una realtà diversa, tortellini compresi, ma soprattutto scoprirono l’affetto di una mamma acquisita. Questa felicità durò due anni.

 

Rivoluzione cinese

Io e Mao, di C.Hong, Babalibri, Milano, 2010

Autobiografico, racconta di come l’autore viveva in un piccolo appartamento con la sua famiglia, genitori, nonni e due sorelle, di come si svolgeva la loro giornata e alcuni tratti della cultura cinese nei primi anni della Repubblica Popolare. Ma soprattutto si racconta di come la loro vita sia cambiata con l’arrivo della Rivoluzione Culturale del 1966.

 

Emigrazione italiana in Belgio

Mio padre, il grande pirata, D. Calì, M. Quarello, Orecchio Acerbo, Roma, 2013

Racconta la storia di un bambino, il cui padre deve stare lontano da casa per molti mesi per motivi di lavoro. Nei momenti in cui possono stare insieme, il padre racconta al figlio di essere un pirata, che affronta mille avventure per mare insieme ai suoi inseparabili amici pirati, nascondendo i tesori in posti sicuri, solcando i mari su una nave di nome Speranza. Nell’estate del suoi nove anni, il bambino e la sua mamma devono prendere il treno per andare in un posto lontano chiamato Belgio, grigio e triste perché è successo qualcosa di brutto.

 

Segregazione razziale negli Stati Uniti d’America

L’autobus di Rosa, di Fabrizio Silei, con illustrazioni di Maurizio A.C.Quarello

Questa volta ci sono un nonno e un bambino, il primo che trascina il secondo dentro all’Henry Ford Museum di Detroit, per lasciargli la sua fragile eredità di essere umano. In particolare, gli vuole mostrare un autobus, quello sui cui il 1° dicembre 1955 Rosa Parks decise di non alzarsi per cedere il posto a un bianco.

 

Dedicato ai monelli della classe 5A, scuola Ciro Menotti, Modena