Videogames e Storia Medievale: Age of Empires II

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Logo di Age of Empires II (con espansione)
Credits immagine https://www.xbox.com/it-IT/games/age-of-empires-II-definitive-edition

di Andrea Oldani

Secondo appuntamento con il ciclo Videogames e Public History a tema storia medievale. In questa PopReview analizzeremo uno dei miei videogiochi preferiti, nonché uno dei grandi classici dei RTS , Real Time Strategy, ovvero Age of Empires II (AoE II). Nel 2019 è stato rimasterizzato in HD in occasione dei 20° anniversario dal lancio, e vorremmo legarlo all’anniversario odierno della Battaglia di Legnano e alla figura dell’Imperatore Federico I Hohenstauf di Svevia detto il “Barbarossa” (di cui ho già accennato brevemente in un contributo frutto del lavoro collettivo dei soci di PopHistory per la Rivista modenese MoCu fruibile al seguente link https://www.mocu.it/societa/mocu-meets-pophistory/).

AoE II è la seconda release della saga Age of Empires, sviluppata dalla Enseble Studios di proprietà della Microsoft, e probabilmente anche la più apprezzata. Ambientato nel Medioevo, copre un arco temporale scandito in Alto Medioevo, Età feudale, Età dei castelli ed Età imperiale. L’obiettivo del gioco è quello di sviluppare un potente impero – partendo da un centro città e da alcuni abitanti – attraverso la raccolta di risorse, esplorazione della mappa strategica, ricerca di tecnologie e scontri armati con l’obiettivo di battere gli altri giocatori. Nella versione base ogni giocatore può scegliere tra 13 diverse civiltà espressioni dell’Europa Occidentale (Celti, Britanni, Franchi) Centro-Settentrionale (Vichinghi, Goti, Teutoni) Asiatici (Cinesi, Giapponesi, Mongoli) e Mediorientali (Bizantini, Turchi, Saraceni e Persiani). Ogni civiltà possiede vantaggi e svantaggi (generalmente le civiltà sono “classificate” come infantry/cavalry/archery focused) e unità uniche reclutabili nel castello, mentre le unità base e gli edifici sono comuni alle 13 civiltà. Queste 13 civiltà vennero arricchite dal rilascio di DLC: The Conqueror (Spagnoli, Unni, Aztechi, Coreani, Maya) nel 2000 e, in tempi più recenti The Forgotten (Italiani, Magiari, Slavi, Inca. Indiani), African Kingdoms (Maliani, Berberi, Portoghesi, Etiopi) Rise of the Rajas (Birmani, Khmer, Malesi e Vietnamiti) e, infine, The Last Khans (Bulgari, Cumani, Lituani e Tatari).

Nella versione base del gioco sono disponibili cinque campagne storiche: William Wallace, Giovanna d’Arco, il Saladino, Gengiz Khan, e il Barbarossa. Quest’ultima è divisa in sei missioni che ripercorrono la vita dell’Imperatore dall’ascesa alla morte: Il Sacro Romano Impero, Enrico il Leone, Papa e Antipapa, La Lega Lombarda, La marcia del Barbarossa e il Riposo dell’Imperatore. Ogni missione è introdotta da una breve narrazione di circa un minuto finalizzata a breve illustrare, anche con l’ausilio di mappe, il contesto storico; solo alla fine si scopre che il narratore è Enrico il Leone, duca di Sassonia e cugino di Federico.

Age of Empires II è in assoluto il videogame che ha segnato la mia infanzia e mi ha avvicinato allo studio del Medioevo. Ammetto di esser di parte e qualora mi dovessero chiedere “Sei su un’isola deserta e ti puoi portare, tra le altre cose, anche un videogame cosa sceglieresti?” saprei già cosa rispondere (scusa Warhammer Total War). Di AoE II ho sempre apprezzato le meccaniche di gioco, semplici e coinvolgenti che mi permettevano di immergermi e rivivere in parte la Storia. Con il tempo e gli studi sono stato in grado di formulare un giudizio critico sul rapporto tra AoE II e la Storia.

Credits per il meme appartiene alla pagina Facebook Age of Empires II meme

In AoE II non è ben chiara la periodizzazione, che unisce in realtà elementi due elementi quali feudi e castelli che sono coesistenti e non successivi. Legato a questo aspetto c’è la progressione del gioco, impostata ancora con logiche deterministiche: all’avanzamento da un’epoca all’altra coincide con il progresso assoluto della civiltà con cui si sta giocando, ignorando un fenomeno cruciale per il Medioevo quale la Crisi del Trecento. A livello di monumentality gli sviluppatori hanno poi inserito nella versione base 13 civiltà ritenute iconiche e facili da riconoscere per i giocatori – come i Britanni con i longbowmen – facendo però coesistere contemporaneamente popoli della tarda antichità e alto medioevo (Goti e Franchi) con popoli del basso medioevo (Turchi). Ho trovato al contempo interessante l’aggiunta di civiltà “minori” attraverso il rilascio dei DLC, che con l’esclusione di The Conqueror, sono partiti da mod non ufficiali sviluppate dalla community di giocatori e solo in un secondo momento supportate dalla casa madre, con l’intento di espandere i confini delle fazioni giocabili, fosse con l’idea di mostrare l’esistenza di “altro”: di un Global Middle Ages che va oltre le categorie storiografiche, di matrice occidentale, che definiscono il concetto stesso di Medioevo. O forse per cercare un maggior engagement con giocatori di quelle aree geografiche finalizzata a permettere loro di identificarsi con le la fazione giocata. Sono presenti anche elementi di borrowed autenticity quale la capacità dei monaci di convertire unità facendole passare sotto il controllo di giocatori diversi (divenuto uno dei meme più virali tra i giocatori) o la capacità delle reliquie di generare in automatico oro.

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Le meccaniche dei combattimenti ruotano attorno al “cerchio magico” arciere – spadaccino – picchiere – cavaliere – arciere, in cui l’unità precedente è il counter di quella successiva e riducendo le guerre medievali ad enormi scontri di armate in stile Il Signore degli Anelli, con le armi alimentate da polvere da sparo che farebbero impallidire per letalità, precisione e soprattutto affidabilità quelle contemporanee. L’economia è molto semplice e si basa sulla raccolta di cibo, legna, pietra e oro attraverso l’agricoltura, l’abbattimento delle foreste, le attività estrattive o il commercio marittimo o terrestre. Un’economia molto semplificata dunque che non risente di cicli di carestia, a parte quando una fattoria esaurisce le risorse, ma che nello scambio di risorse nel mercato risente della variazione dei prezzi in relazione all’inflazione o deflazione. Le differenze religiose sono annullate totalmente e ridotte a una mera differenza di stile architettonico tra gli edifici religiosi dell’Islam, Cristianesimo Latino, Cristianesimo Ortodosso e religioni orientali (Buddismo, Shintoismo e Taoismo). Infine, si può notare nella schermata iniziale del gioco un tentativo abbastanza ben riuscito di Legitimation con la sezione “Notizie Storiche”: una breve rubrica che spiega la storia delle diverse fazioni, l’arte bellica medievale e concetti di Alto e Basso Medioevo.

Venendo alla campagna del Barbarossa si possono trarre alcune conclusioni. La scelta degli sviluppatori è quella di far immedesimare il giocatore con Federico di Svevia: personaggio fiero e forte, ha il sogno di restaurare l’autorità imperiale attraverso il recupero degli iura regalia (prerogative inalienabili del sovrano quali la riscossione dei tributi, l’amministrazione della giustizia, la nomina degli ufficiali pubblici, dichiarare guerra…) di cui i Comuni italiani si erano appropriati nei secoli precedenti. In AoE II emerge però un’idea di statualità imperiale che si allontana dal modello della mediazione e coordinamento dei particolarismi locali e tende a una concezione più moderna dello Stato. A Federico fa da contraltare Enrico il Leone, che viene identificato nel gioco come il vero, e forse unico, antagonista del Barbarossa. Il policentrismo italiano e la sua particolarità, pur essendo arduo da rappresentare, viene ridotto alla città di Milano. La Lega Lombarda compare nella quarta missione dove la battaglia di Legnano, grande assente della campagna, viene ridotta alla costruzione di una meraviglia entro le mura di una delle città controllate dalla IA. Cosa, forse, ancor più sconcertante, è l’assenza di ogni riferito alla sconfitta e alla pace di Costanza! All’inizio della quinta missione Federico appare come vincitore delle guerre contro i Comuni, restauratore dell’unità imperiale e della pace che gli permette di prendere la via della Terrasanta per unirsi alla Quarta Crociata. Nell’ultima missione troviamo un finale alternativo: l’imperatore Federico è morto annegato guadando un fiume in Cilicia e il suo esercito è allo sbando, ma alcuni cavalieri lo vogliono seppellire a Gerusalemme. Nella realtà dei fatti fallirono nel loro proposito e i resti mortali del Barbarossa vennero seppelliti ad Antiochia. Infine, è molto interessante notare la menzione finale della leggenda del Re dormiente o del Re sotto la montagna secondo la quale il Barbarossa starebbe riposando sotto i monti di Kyffhäuser in Turingia e si desterà nuovamente per riportare alla grandezza la Germania.

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