Vinland Saga

#popreview

di Andrea Oldani

Gli anime giapponesi, oramai da diverse generazioni, occupano un posto di rilievo all’interno della cultura pop anche grazie alla globalizzazione che ha fatto apprezzare il loro stile e i loro contenuti oltre i confini del Paese del Sol Levante. Tra i tanti generi di anime esiste anche quello storico, incentrato quasi interamente sulle vicende nazionali e in particolare sul cosiddetto “Medioevo Giapponese” (1185-1573). Di recente, tuttavia, mi sono imbattuto in un anime che si spinge al di fuori di questo arco temporale e geografico canonico: Vinland Saga è infatti ambientato nell’Europa settentrionale dell’XI secolo.

L’anime ha fatto il suo debutto sullo schermo nel 2019, dopo che il manga da cui è tratto (pubblicato nel 2005 dal fumettista Makoto Yukimura) aveva riscosso un grande successo di pubblico e ottenuto diversi riconoscimenti.[1] Due sono gli aspetti che rendono meritevole Vinland Saga di un’analisi.

Da un lato ci troviamo di fronte a un medievalismo (ovvero una rappresentazione contemporanea del Medioevo Europeo), che non è stato formulato in Occidente, bensì in Oriente, ma che – nonostante questo – ha saputo mantenere maggior coerenza storica sui Vichingi rispetto ad altri prodotti che si sono confrontati con le gesta di questa civiltà, capace di stimolare e generare un gran numero di narrazioni di grande successo anche negli anni recenti (basti pensare a serie tv quali Vikings, all’epopea di Thor nell’universo Marvel o al recente videogame Assassin’s Creed: Valhalla[2]).

Dall’altro lato, Vinland Saga ci può dire molto su come una parte della cultura pop giapponese analizzi, interpreti e rappresenti un evento specifico della Storia Medievale Europea.

Sinossi (Contiene Spoiler)

Ambientata il 1002 e il 1013, l’intreccio narrativo di Vinland Saga si svolge tra le terre lambite dal Mare del Nord. La trama ruota attorno alle vicende di Thorfinn, la cui infanzia viene improvvisamente turbata dalla chiamata alle armi da parte del re di Danimarca Sweyn I, che sta raccogliendo i suoi vassalli per invadere e conquistare l’Inghilterra. Thors, il padre di Thorfinn, è costretto a riprendere le armi e a dirigersi verso il luogo del raduno, pena la condanna del suo villaggio alla distruzione. Si scopre così che Thors da giovane aveva militato presso gli Jomsvikings[3], ma durante la battaglia di Hjörungavágr si era allontanato dallo scontro ed era fuggito per dedicarsi a una vita pacifica. Floki, il comandante degli Jomsvikings, per vendicarsi del tradimento di Thors lo attira in uno stretto fiordo, facendolo cadere nella trappola ordita dal pirata Askeladd. Thors decide allora di sacrificarsi per salvare i suoi uomini e il figlio Thorfinn, che era salito di nascosto sulla nave del padre. Thorfinn trascorrerà così i successivi anni al seguito della ciurma di Askelaad, e la sua storyline andrà successivamente a intrecciarsi con quella di Canuto, figlio di Sweyn I, durante l’invasione dell’Inghilterra del 1013. Nel corso della campagna militare Thorfinn si confronterà con gli intrighi della corte, con la devastazione provocata dalla guerra e con la schiavitù, ritrovando, infine, l’amico paterno Thorkell l’Alto. Tutto questo non placherà mai il suo desiderio di vendetta nei confronti di Askelaad.

Accuratezza nipponica

A differenza di altri prodotti della cultura pop che hanno affrontato il tema dei Vichinghi, Vinland Saga rispetta un contesto geografico e temporale definito. Yukimura ambienta la storia di Thorfinn durante l’XI secolo, periodo che progressivamente vide affievolire intensità e frequenza delle “seconde migrazioni”[4]. Lo spettatore si confronta con una società scandinava che oramai da tre secoli è entrata in contatto con il Cristianesimo, al punto che già diversi sovrani e parte della popolazione si stanno convertendo alla nuova religione. Il conflitto religioso è quindi presente nell’anime, specialmente quando i protagonisti si scontrano con gli Anglosassoni, ma è attenuato nei toni e negli atteggiamenti. Lo scontro viene riportato quasi totalmente sul piano politico e militare. Rare sono le battaglie campali, mentre assai più frequenti sono le incursioni, ad opera di poche bande di guerrieri predoni, o gli assedi di luoghi strategici. Questi elementi restituiscono alla guerra medievale una dimensione più realistica, grazie anche all’attenzione nei confronti della stagionalità dei conflitti. Nella sua interpretazione del mondo militare norreno, inoltre, Yukimura non cade nel cliché della donna guerriera shieldmaiden, ma preferisce inserire nella narrazione una delle forze d’élites del mondo scandinavo, spesso ignota al grande pubblico: i già citati Jomsvikings, riconoscibili nell’anime grazie alle temibili asce da battaglia a due mani.

Un intreccio tra storia e fiction

Come in molti prodotti analoghi, anche in Vinland Saga la storyline dei personaggi di finzione quali Thors, Thorfinn e Askelaad si intreccia con le vicende storiche dei personaggi reali, per cui il confine tra storia e invenzione tende qui a sfumare con la prima che necessariamente si piega alle esigenze della seconda. Così la campagna militare danese del 1013 diventa la cornice nella quale si compie l’ascesa al trono di un Canuto il Grande profondamente diverso da quello realmente esistito. Nell’anime, egli è rappresentato come un personaggio debole, succube della religione e del suo tutore, salvo poi risvegliarsi dal suo torpore a seguito di una visione in cui gli appare un mondo privo di violenza e ingiustizie.

Il mito arturiano (spoiler parte 2)

Un elemento di interesse è costituito dall’inserimento del mito arturiano nell’anime. Nelle ultime puntate si scopre infatti che un personaggio è, in realtà, di origine gallese e che la madre gli ha dato il nome di Lucius Artorius Castus. A differenza di altri prodotti dell’industria cinematografica quali King Arthur, Excalibur, Merlin o il recente King Arthur Legend of the Sword, in Vinland Saga la leggenda arturiana non è inserita nel contesto del V-VI secolo[5] o il XII secolo[6], bensì in quello dell’XI secolo. È proprio il periodo che va dal IX all’XI secolo che vide fiorire diverse cronache, annali e poesie, riconducibili a monaci e chierici gallesi[7], che sedimentarono nelle popolazioni anglosassoni il ricordo del leggendario condottiero su cui viene costruita la figura di Re Artù. Vinland Saga cerca di inserirsi in questa tradizione di cronache e racconti in cui la realtà è composta da un mosaico di piccoli regni sotto l’influenza della cultura anglosassone, ma con una parte della sua identità che affonda le radici nella cultura britanno-romana.

Giudizio

Vinland Saga è un interessante prodotto di cultura pop, che se analizzato nella prospettiva della Public History, ci restituisce un tassello importante per capire come un’altra cultura interpreta la Storia Medievale Europea. Yukimura ricerca una maggiore aderenza alla realtà storica e sembra essere immune dalla maggior parte degli stereotipi legati al mondo scandinavo, che, invece, ritroviamo come costante in altre rappresentazioni occidentali. La componente sociale dei Vichinghi è un fattore totalizzante nella descrizione delle popolazioni del Nord Europa, ma diventa un elemento che funge da collante nell’intreccio dell’anime per collegare tutte le popolazioni e gli eventi storici, partendo dall’Islanda per estendersi poi a tutte le terre bagnate dal Mare del Nord. Trattandosi di un anime, è inevitabile che ci siano esagerazioni, soprattutto nelle abilità e nella forza di alcuni personaggi. Sono, questi, artifici narrativi che il pubblico appassionato del genere si aspetta e ne costituiscono anche la cifra stilistica.

Insomma consigliato! In attesa della seconda stagione, nella quale sarà interessante capire – dal punto di vista storico – come verrà affrontato il tema degli insediamenti scandinavi sulle coste dell’America Settentrionale.

 

[1] Nel 2009 Vinland Saga è stato insignito del gran premio del Japan Media Arts Festival, mentre nel 2012 è stato eletto miglior manga nella categoria generale al Premio Kodansha per i manga.

[2] Di seguito è possibile leggere la relativa PopReview http://www.pophistory.it/popreview/giochi/videogames-e-medioevo/videogames-e-storia-medievale-assassins-creed-valhalla/

[3] Si tratta di una banda di mercenari che operò nel contesto dell’Europa Settentrionale tra il X e XI secolo. I membri di questo corpo erano tenuti al rispetto di una ferrea disciplina e si dedicavano al culto delle divinità del Pantheon norreno. L’ordine degli Jomsvikings si avviò al declino durante la prima metà del XI secolo, a seguito della cristianizzazione dell’area scandinava e della distruzione della loro fortezza di Jomsborg nel 1043 ad opera del re Magnus I di Norvegia.

[4] Con questo termine si indicano i movimenti migratori e le incursioni ad opera di Saraceni, Slavi, Ungari (o Magiari) e Normanni tra il IX e XI secolo.

[5] Periodo nel quale, stando alla cronaca La rovina della Britannia del monaco Gildeas, sarebbe vissuto il condottiero romano Artorius, ipoteticamente l’ultimo sovrano ad aver governato sulla Britannia prima che si trasformasse in un mosaico di regni anglosassoni.

[6] Risale al 1135 la Storia dei re di Britannia, ad opera del chierico gallese Goffredo di Monmouth, che, sebbene fosse una composizione amorosa e fantasiosa, contribuì alla diffusione del mito arturiano prima della sua definitiva consacrazione a fine XII secolo attraverso l’opera di Chrétien de Troyes.

[7] L’opera più significativa in tal senso è la cronaca di Nemnio Historia Brittonum del IX secolo.