Locandina tratta dal sito IMDb

di Matteo Di Legge

“The Abandons”
(2025, di Kurt Sutter)

Il Destino può mutare, la nostra natura mai
 Arthur Schopenhauer

Territorio di Washington, Stati Uniti, 1854: è qui che si consuma lo scontro tra Fiona Nolan, alla guida una famiglia di orfani ed emarginati, e Constance Van Ness, a capo di una ricca dinastia che vuole sottrarre le terre dei pionieri per via dei ricchi giacimenti d’argento scoperti proprio sotto di esse.

The Abandons (serie tv disponibile sul catalogo Netflix) riesce a spiccare nel panorama dei western contemporanei per la sua capacità di restituire un’America del “Selvaggio West” meno didascalica e più cruda, mostrando una frontiera che è non solo geografica ma anche morale. Il vero cuore della vicenda risiede nella scelta insolita, sebbene non inedita, di porre al centro due donne, a capo di due famiglie profondamente diverse per storia, valori e posizione sociale in un genere storicamente dominato da figure maschili. La serie prova a ribaltare le convenzioni mostrando come resilienza, intelligenza pratica e cinismo siano sinonimi di una leadership che può non derivare necessariamente dalla mera dimostrazione di forza.  Le protagoniste agiscono secondo codici morali molto diversi, eppure finiscono per rispecchiarsi nei modi di affrontare conflitti e responsabilità. Entrambe devono combattere un mondo ostile, guidare le proprie famiglie e comunità mediando tra morale e necessità, riuscendo ad essere tanto incisive quanto sottili, capaci di decisioni audaci ma anche di compromessi calcolati.

Il vero valore di The Abandons emerge proprio nel parallelismo tra le due figure: diverse per carattere e provenienza, ma simili nella determinazione a sopravvivere e a mantenere il controllo sulle proprie vite e comunità. La serie offre un ritratto della frontiera più umano e complesso, in cui la sopravvivenza non è solo una questione di coraggio, ma anche di acume emotivo e strategia sociale. Raccontando storie di donne al potere in un contesto estremo, la serie prova a rileggere il genere western sotto una luce nuova, utilizzando i paesaggi da cartolina non più come semplice sfondo: le praterie, gli insediamenti polverosi e i fiumi impetuosi diventano strumenti narrativi che raccontano di instabilità, pericolo e di una vita costantemente in bilico tra sopravvivenza e autodistruzione. Ogni scena suggerisce quanto la quotidianità fosse precaria: procurarsi cibo, difendere la propria terra o negoziare con vicini ostili diventano atti di coraggio silenzioso, se non di necessità, e ogni scelta porta con sé conseguenze immediate e spesso dolorose, affrontate dalle due protagoniste con incrollabile determinazione.

Determinazione che non potrà che condurre infine allo scontro diretto, i cui esiti sfumati fanno presagire la volontà di proseguire con altre stagioni, che metteranno ulteriormente a dura prova le risorse di Constance e Fiona. La frontiera esigerà nuovamente il suo tributo o le due famiglie troveranno un modo per coesistere?