Yekatit 12. La resistenza dei partigiani etiopi contro l’occupazione fascista

#popreview, estate 2026

Immagine tratta dal sito dell’editore

di Chiara Lusuardi

Yekatit 12. La resistenza dei partigiani etiopi contro l’occupazione fascista
Andrea Sestante
Tunué

Urgente e lacerante: sono queste le parole con cui definirei Yekatit 12. La resistenza dei partigiani etiopi contro l’occupazione fascista, graphic novel di Andrea Sestante pubblicato da Tunué. Illustratore, grafico e insegnante di web design di origine modenese, Sestante ricostruisce la violenta invasione italiana dell’Etiopia nel 1935 e i tentativi di resistenza da parte dei partigiani etiopi, fino alla strage del 19 febbraio 1937, Yekatit 12 nel calendario etiope.

Quel giorno – vale la pena ricordarlo poiché molto del nostro passato colonialista è stato ampiamente rimosso – il maresciallo Rodolfo Graziani, governatore dell’AOI e viceré d’Etiopia, aveva organizzato una cerimonia pubblica al Palazzo imperiale di Addis Abeba. Quest’occasione fu colta da due partigiani eritrei – Abraha Deboch e Mogos Asghedom – per mettere a punto un attentato contro di lui, con l’aiuto di alcuni amici. Graziani venne gravemente ferito e ordinò una dura e immediata repressione. La polizia fascista rinchiuse nel cortile del palazzo i circa tremila etiopi che stavano partecipando alle celebrazioni, dei quali non sopravvisse quasi nessuno; ma la rappresaglia proseguì nei tre giorni successivi, dopo che il segretario del fascio di Addis Abeba, Guido Cortese, lasciò ai suoi uomini “carta bianca” per fare degli etiopi ciò che volevano. Le uccisioni più orribili e cruente vennero perpetrate da militari e civili italiani anche con mezzi di fortuna, come coltelli, badili, vanghe e piccozze, su circa 4.000 etiopi inermi, per culminare nel massacro della città santa di Debra Libanòs.

La storia segue le vicende dei due partigiani e dei loro affetti, ridando significato e dignità alla vita e alle voci delle persone e permettendo a chi legge di entrare in presa diretta nei fatti con quell’immediatezza che solo un graphic novel può rendere. Sì, perché le tavole illustrate di Sestante colpiscono come fitte al cuore: i colori ricchi di contrasti, i volti terrorizzati e disperati, i corpi scomposti e i dialoghi asciutti non lasciano spazio a interpretazioni edulcorate, ma scuotono l’orrore in ognuno di noi.

A Modena, città dell’autore dell’opera, da alcuni anni diversi soggetti culturali (Istituto storico, Università di Modena e Reggio Emilia, Centro documentazione Memorie coloniali e Modena per gli altri), così come altri a livello nazionale, sono impegnati nella conduzione di progetti con le scuole e la cittadinanza per far conoscere le responsabilità italiane durante e dopo il periodo coloniale attraverso attività scientifiche e iniziative di public history. Eppure, passeggiando per il centro della città, vi potreste imbattere, tra le altre cose, in una targa affissa alla parete di un edificio privato a ricordo del generale Guglielmo Ciro Nasi, senza dubbio valoroso ufficiale, ma ultimo viceré d’Etiopia nel 1941 dopo una lunga carriera nei governatorati delle colonie. Il suo nome è anche tra i primi cinque di una lista di criminali di guerra italiani redatta dalla Commissione etiope per i crimini di guerra consegnata all’ONU, ma la richiesta etiope cadde nel vuoto e nessuno degli accusati fu chiamato a rispondere del proprio operato davanti a un tribunale. Come in questo caso, sul territorio italiano sono presenti numerose tracce di memoria e nell’odonomastica che fanno riferimento al nostro passato coloniale e che continuano a far parte del nostro presente, come ci ricorda Wu Ming 2 nella prefazione all’opera di Sestante.

Nodi ancora da sciogliere, consapevolezze ancora da maturare, prospettive da ribaltare.  Forse Yekatit 12 non è la classica lettura estiva, ma in questi mesi fate un regalo a voi stessi: leggetelo, più volte, perché l’espressività e le parole possano sedimentarsi e far germogliare riflessioni lucide e la possibilità di costruire memorie condivise.