{"id":429,"date":"2017-09-16T11:33:11","date_gmt":"2017-09-16T11:33:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pophistory.it\/?p=429"},"modified":"2018-09-06T14:45:05","modified_gmt":"2018-09-06T14:45:05","slug":"carpi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/placetobepop\/carpi\/","title":{"rendered":"Quattordicimilatrecentoquattordici nomi come graffi al Museo Monumento al deportato di Carpi"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section bb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;section&#8221;][et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243;][et_pb_post_title admin_label=&#8221;Titolo del Post&#8221; title=&#8221;on&#8221; meta=&#8221;on&#8221; author=&#8221;off&#8221; date=&#8221;off&#8221; categories=&#8221;off&#8221; comments=&#8221;off&#8221; featured_image=&#8221;off&#8221; featured_placement=&#8221;below&#8221; parallax_effect=&#8221;off&#8221; parallax_method=&#8221;on&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; text_color=&#8221;dark&#8221; text_background=&#8221;off&#8221; text_bg_color=&#8221;rgba(255,255,255,0.9)&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221; title_font_size=&#8221;40px&#8221; title_text_color=&#8221;#8300e9&#8243; \/][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; text_font=&#8221;|||on|&#8221; text_font_size=&#8221;18&#8243; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<p>di Chiara Lusuardi e Giorgio Uberti<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;]<\/p>\n<p>L\u2019essenzialit\u00e0 \u00e8 quella di un luogo di detenzione: colori grigi, pareti ruvide e rotoli di filo spinato. PopHistory vi porta nello storico Palazzo dei Pio, a Carpi. Qui abbiamo percorso le tortuose sale del Museo Monumento al Deportato politico e razziale. L\u2019intero allestimento \u00e8 scandito da forme spigolose, nessuna mensola, solo teche che contengono pochi ma significativi reperti, oggetti e fotografie, ordinati da Lica e Albe Steiner e che somigliano a pozzi quadrati in cui gettare lo sguardo e sprofondare nello smarrimento. Incise sulle pareti, come graffi insanguinati dello spessore di un dito, le frasi tratte dalle <em>Lettere di condannati a morte della Resistenza Europea <\/em>scelte da Nelo Risi testimoniano la terrificante esperienza nei lager nazisti.<\/p>\n<p>La storia che vogliamo raccontarvi ci rimanda alla pesante eredit\u00e0 lasciata dal vicino Campo di concentramento di Fossoli (frazione di Carpi, in provincia di Modena). Istituito nel maggio 1942 dal Regio esercito italiano, questo campo doveva servire per rinchiudere militari inglesi, sudafricani, neozelandesi catturati nelle operazioni di guerra in Africa, ma con la Repubblica sociale italiana cambi\u00f2 pelle. Dal 1943 il sito funzion\u00f2 da Campo di concentramento provinciale per ebrei, sotto le dirette dipendenze della prefettura di Modena per conto della Repubblica di Sal\u00f2. Alla fine del gennaio 1944, per\u00f2, le autorit\u00e0 naziste, attratte dalla sua ottimale collocazione sulla direttrice ferroviaria per la Germania attraverso il Brennero, avocarono a s\u00e9 la giurisdizione del campo, che divenne un Campo di polizia e di transito per prigionieri politici e razziali (DULAG 152) rastrellati in varie parti della penisola per essere inviati nei campi di concentramento del <em>Reich<\/em>.<\/p>\n\n\t\t<style type=\"text\/css\">\n\t\t\t#gallery-1 {\n\t\t\t\tmargin: auto;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\n\t\t\t\tfloat: left;\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\n\t\t\t\ttext-align: center;\n\t\t\t\twidth: 33%;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 img {\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\n\t\t\t}\n\t\t\t\/* see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php *\/\n\t\t<\/style>\n\t\t<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-429 gallery-columns-3 gallery-size-medium'><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/05.jpg'><img width=\"300\" height=\"225\" src=\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/05-300x225.jpg\" class=\"attachment-medium size-medium\" alt=\"\" loading=\"lazy\" srcset=\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/05-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/05-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/05-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/05-510x382.jpg 510w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/05-1080x810.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt><\/dl><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/03.jpg'><img width=\"300\" height=\"225\" src=\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/03-300x225.jpg\" class=\"attachment-medium size-medium\" alt=\"\" loading=\"lazy\" srcset=\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/03-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/03-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/03-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/03-510x382.jpg 510w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/03-1080x810.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt><\/dl><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/02.jpg'><img width=\"300\" height=\"225\" src=\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/02-300x225.jpg\" class=\"attachment-medium size-medium\" alt=\"\" loading=\"lazy\" srcset=\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/02-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/02-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/02-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/02-510x382.jpg 510w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/02-1080x810.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt><\/dl><br style=\"clear: both\" \/>\n\t\t<\/div>\n\n<p>Dopo la liberazione, Carpi pi\u00f9 di altre citt\u00e0, dovette elaborare questa eredit\u00e0. Non \u00e8 un caso se nel 1955, in occasione del primo decennale della Liberazione, proprio il Cortile d\u2019onore del Palazzo dei Pio di Carpi ospit\u00f2 la prima mostra sui lager nazisti d\u2019Italia. Un primato che le consent\u00ec di maturare l\u2019idea di realizzare un luogo nazionale a perenne ricordo del dramma della deportazione.<\/p>\n<p>Ben otto anni dopo, nel 1963, e in seguito a numerosi dibattiti e studi ad opera di un comitato composto dagli enti locali, dalle comunit\u00e0 ebraiche, dall\u2019Aned e dalle associazioni combattentistiche sul modo in cui fare memoria della deportazione nei lager, fu pubblicato il bando nazionale per la realizzazione di un Museo Monumento al deportato politico e razziale, da realizzarsi proprio nel centro storico della citt\u00e0, all\u2019interno del Palazzo dei Pio. L\u2019obiettivo era infatti la creazione di un\u2019opera unica nel suo genere, che sintetizzasse e trasmettesse sia i contenuti museali, sia l\u2019espressivit\u00e0 di un monumento memoriale, per tradurre il ricordo, ancora vivo nelle superstiti strutture del vicino campo di Fossoli, in costante monito per il futuro. Vincitore risult\u00f2 il gruppo di architetti milanese BBPR (Belgiojoso, Banfi, morto a Mauthausen, Peressutti, Rogers), in collaborazione con Renato Guttuso, per aver presentato un progetto alieno da ogni retorica \u2013 in cui era facile cadere dato l\u2019argomento trattato \u2013 e fondato su un linguaggio rigoroso e sobrio. Questi artisti, oltre a essere stati testimoni diretti della lotta al nazifascismo e degli avvenimenti che avrebbero rappresentato, erano gi\u00e0 noti per aver progettato l\u2019omonima Torre in piazza Statuto a Torino e l\u2019inconfondibile Torre Velasca di Milano.<\/p>\n<blockquote>\n<h3><strong><em>L\u2019obiettivo era infatti la creazione di un\u2019opera unica nel suo genere, che sintetizzasse e trasmettesse sia i contenuti museali, sia l\u2019espressivit\u00e0 di un monumento memoriale, per tradurre il ricordo, ancora vivo nelle superstiti strutture del vicino campo di Fossoli, in costante monito per il futuro.<\/em> <\/strong><\/h3>\n<\/blockquote>\n<p>Il 14 ottobre 1973 il Museo Monumento di Carpi fu inaugurato alla presenza dell\u2019allora Presidente della Repubblica Giovanni Leone, di Sandro Pertini, di Umberto Terracini e di delegazioni di ex internati nei campi nazisti provenienti da tutta Europa: esso aveva 14 sale e un cortile di stele. Non un trionfo della retorica ma una razionale esposizione, divisa per ambiti, degli aspetti del sistema della deportazione.<\/p>\n<p>Oggi il Museo si compone di tredici sale in cui sono conservati suggestivi graffiti di Pablo Picasso, Alberto Longoni, Fernand L\u00e9ger, Corrado Cagli e Guttuso, che hanno commentato in modo del tutto personale l\u2019orrore della deportazione sulle pareti del Museo. Fino a vent\u2019anni fa il museo si chiudeva con un\u2019ultima sala che dava accesso al cortile delle stele (oggi per arrivarci bisogna rifare all\u2019inverso tutto il percorso museale), una piazza interna al castello nella quale si innalzano 16 blocchi di cemento, alti 6 metri, che recano incisi i nomi di sessanta campi di concentramento e di sterinio dell\u2019Europa nazista e che emergono da alcuni roseti, simbolo di rinascita.<\/p>\n<p>Dall\u2019inizio degli anni Novanta, il campo e il Museo divennero meta di visite guidate per le scuole e per il pubblico pi\u00f9 vasto, nonch\u00e9 tappe di mostre, viaggi della memoria e iniziative culturali di vario tipo. Nel 1996 fu invece istituita la Fondazione ex-Campo Fossoli, promossa congiuntamente dal Comune di Carpi e dall\u2019Associazione Amici del Museo Monumento, dotata di un proprio statuto e di un comitato scientifico che si occupa sia dello studio del passato e della valorizzazione della memoria storica, sia dell\u2019educazione alla pace e al dialogo. Dal 2001 \u00e8 la stessa Fondazione a gestire direttamente il Campo di Fossoli e il Museo Monumento al Deportato.<\/p>\n\n\t\t<style type=\"text\/css\">\n\t\t\t#gallery-2 {\n\t\t\t\tmargin: auto;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-2 .gallery-item {\n\t\t\t\tfloat: left;\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\n\t\t\t\ttext-align: center;\n\t\t\t\twidth: 33%;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-2 img {\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-2 .gallery-caption {\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\n\t\t\t}\n\t\t\t\/* see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php *\/\n\t\t<\/style>\n\t\t<div id='gallery-2' class='gallery galleryid-429 gallery-columns-3 gallery-size-medium'><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon portrait'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/08-e1505389217290.jpg'><img width=\"225\" height=\"300\" src=\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/08-e1505389217290-225x300.jpg\" class=\"attachment-medium size-medium\" alt=\"\" loading=\"lazy\" srcset=\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/08-e1505389217290-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/08-e1505389217290-768x1024.jpg 768w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/08-e1505389217290-1080x1440.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt><\/dl><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/01.jpg'><img width=\"300\" height=\"192\" src=\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/01-300x192.jpg\" class=\"attachment-medium size-medium\" alt=\"\" loading=\"lazy\" srcset=\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/01-300x192.jpg 300w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/01-768x491.jpg 768w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/01-1024x654.jpg 1024w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/01-1080x690.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt><\/dl><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a href='https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/06.jpg'><img width=\"300\" height=\"225\" src=\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/06-300x225.jpg\" class=\"attachment-medium size-medium\" alt=\"\" loading=\"lazy\" srcset=\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/06-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/06-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/06-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/06-510x382.jpg 510w, https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/06-1080x810.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt><\/dl><br style=\"clear: both\" \/>\n\t\t<\/div>\n\n<p>Attraverso repentini cambi di direzione, si attraversano le varie sale, caratterizzate da luci ed elementi grafici particolari tesi a creare un\u2019atmosfera di forte impatto emotivo e legate tra loro dall\u2019incisione delle testimonianze alle pareti, tutte rigorosamente alla stessa altezza: quella degli occhi, dalla quale non si pu\u00f2 sfuggire. Anzi, gli occhi cercano quelle parole, proseguono nella lettura come alla ricerca di un senso, di una spiegazione nascosta nell\u2019intonaco color \u201csangue rappreso\u201d. Non ci sono altri colori al di l\u00e0 di questi \u201cgraffi\u201d che tagliano il cemento, se non quelli delle fotografie nelle teche e quelli dei reperti ingialliti e ossidati dall\u2019usura dei deportati e dal tempo. Ma \u00e8 proprio questa essenzialit\u00e0 a rendere tale opera quanto mai espressiva e intensa.<\/p>\n<p>Il tema della prima sala \u00e8 la spersonalizzazione dell\u2019essere umano, della seconda i simboli della detenzione nei lager, la terza (che contiene un\u2019opera di Picasso) parla del viaggio verso la Germania, la quarta dello sterminio, fino alla dodicesima sala \u2212 la penultima oggi \u2212 legata al sistema concentrazionario europeo. La tredicesima sala \u00e8 priva di qualsiasi allestimento e costituisce indubbiamente l\u2019ambiente con il pi\u00f9 alto impatto emotivo. Sulle parti sono stati graffitati i 14.314 nomi dei perseguitati politici e razziali e dei deportati italiani.<\/p>\n<blockquote>\n<h3><strong>Quattordicimilatrecentoquattordici. <\/strong><\/h3>\n<\/blockquote>\n<p>Nel silenzio e nella severit\u00e0 di questi ambienti i nomi sulle pareti sembrano osservarti.<\/p>\n<p>Un museo semplice ma solo in apparenza, il cui tempo di visita sembra essere scandito solo dal proprio respiro. Una semplicit\u00e0 che nasconde una grande complessit\u00e0 e uno studio meticoloso, che conduce in modo spontaneo e del tutto involontario alla ricerca del proprio silenzio interiore e di un momento di solitudine, in cui la mente e il cuore vengono completamente assorbiti dal contesto in cui si \u00e8 immersi.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[et_pb_section bb_built=&#8221;1&#8243; admin_label=&#8221;section&#8221;][et_pb_row admin_label=&#8221;row&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243;][et_pb_post_title admin_label=&#8221;Titolo del Post&#8221; title=&#8221;on&#8221; meta=&#8221;on&#8221; author=&#8221;off&#8221; date=&#8221;off&#8221; categories=&#8221;off&#8221; comments=&#8221;off&#8221; featured_image=&#8221;off&#8221; featured_placement=&#8221;below&#8221; parallax_effect=&#8221;off&#8221; parallax_method=&#8221;on&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; text_color=&#8221;dark&#8221; text_background=&#8221;off&#8221; text_bg_color=&#8221;rgba(255,255,255,0.9)&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221; title_font_size=&#8221;40px&#8221; title_text_color=&#8221;#8300e9&#8243; \/][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; text_font=&#8221;|||on|&#8221; text_font_size=&#8221;18&#8243; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;] di Chiara Lusuardi e Giorgio Uberti [\/et_pb_text][et_pb_text admin_label=&#8221;Testo&#8221; background_layout=&#8221;light&#8221; text_orientation=&#8221;left&#8221; use_border_color=&#8221;off&#8221; border_color=&#8221;#ffffff&#8221; border_style=&#8221;solid&#8221;] L\u2019essenzialit\u00e0 \u00e8 quella di un luogo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":434,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"on","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":""},"categories":[12],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v16.0.2 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Quattordicimilatrecentoquattordici nomi come graffi al Museo Monumento al deportato di Carpi - PopHistory<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Per la rubrica &quot;PlaceToBePop&quot;, vi proponiamo una riflessione di Giorgio Uberti e Chiara Lusuardi sul sul Museo Monumento al deportato di Carpi\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/placetobepop\/carpi\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Quattordicimilatrecentoquattordici nomi come graffi al Museo Monumento al deportato di Carpi - PopHistory\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Per la rubrica &quot;PlaceToBePop&quot;, vi proponiamo una riflessione di Giorgio Uberti e Chiara Lusuardi sul sul Museo Monumento al deportato di Carpi\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/placetobepop\/carpi\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"PopHistory\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2017-09-16T11:33:11+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2018-09-06T14:45:05+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/04-1024x768.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"1024\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"768\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Est. reading time\">\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"7 minuti\">\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"http:\/\/www.pophistory.it\/new\/#website\",\"url\":\"http:\/\/www.pophistory.it\/new\/\",\"name\":\"PopHistory\",\"description\":\"Make history pop!\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":\"http:\/\/www.pophistory.it\/new\/?s={search_term_string}\",\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"ImageObject\",\"@id\":\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/placetobepop\/carpi\/#primaryimage\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"url\":\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/04.jpg\",\"width\":3648,\"height\":2736},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/placetobepop\/carpi\/#webpage\",\"url\":\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/placetobepop\/carpi\/\",\"name\":\"Quattordicimilatrecentoquattordici nomi come graffi al Museo Monumento al deportato di Carpi - PopHistory\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"http:\/\/www.pophistory.it\/new\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/placetobepop\/carpi\/#primaryimage\"},\"datePublished\":\"2017-09-16T11:33:11+00:00\",\"dateModified\":\"2018-09-06T14:45:05+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"http:\/\/www.pophistory.it\/new\/#\/schema\/person\/22666613dd88dedf675ea5865235ee32\"},\"description\":\"Per la rubrica \\\"PlaceToBePop\\\", vi proponiamo una riflessione di Giorgio Uberti e Chiara Lusuardi sul sul Museo Monumento al deportato di Carpi\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/placetobepop\/carpi\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/placetobepop\/carpi\/\"]}]},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/placetobepop\/carpi\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"item\":{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"http:\/\/www.pophistory.it\/new\/\",\"url\":\"http:\/\/www.pophistory.it\/new\/\",\"name\":\"Home\"}},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"item\":{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/placetobepop\/carpi\/\",\"url\":\"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/placetobepop\/carpi\/\",\"name\":\"Quattordicimilatrecentoquattordici nomi come graffi al Museo Monumento al deportato di Carpi\"}}]},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"http:\/\/www.pophistory.it\/new\/#\/schema\/person\/22666613dd88dedf675ea5865235ee32\",\"name\":\"Redazione\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"@id\":\"http:\/\/www.pophistory.it\/new\/#personlogo\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"url\":\"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/dd9bd9bf59f24fd4ae8580771208e25d?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Redazione\"}}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/429"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=429"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/429\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1295,"href":"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/429\/revisions\/1295"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-json\/wp\/v2\/media\/434"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=429"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=429"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pophistory.it\/new\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=429"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}