
Alda Guidi
Quarant’anni di lavoro, due percorsi che si intrecciano. Ho attraversato il management strategico e la ricerca di mercato prima di tornare a studiare — antropologia culturale, public history, arti terapeutiche — portando in entrambi i mondi la stessa domanda: come si costruisce, insieme agli altri, un racconto che tenga?
Dopo una carriera come dirigente e consulente in ricerca di mercato e comunicazione pubblica — audit, customer satisfaction, campagne istituzionali per enti ed aziende — ho scelto di rimettermi in gioco. Ho conseguito una laurea specialistica, in Antropologia del Patrimonio (DAMS,Indirizzo Arte, Unibo), un
Master in Public History, una Laurea Magistrale in Antropologia e Storia dei Mondi Contemporanei (Unimore), e un Master in Arti Terapeutiche per la Resilienza (Unipd), dove il Work Project sul Photovoice in un reparto psichiatrico ha ricevuto una Menzione d’Onore. L’ultimo traguardo ma non sono certa che sia l’ultimo, sarà la Laurea Magistrale in Filosofia (LM-78) all’Università di Parma.
Sono socia fondatrice di PopHistory, dove progettiamo insieme Urban Games, laboratori d’archivio e performance storiche con l’Archivio Storico Comunale di Modena. Lavoro con Memory Box e strumenti narrativi partecipativi nei contesti di fragilità.
In parallelo porto avanti un mio progetto di ricerca-azione, Narrare per Abitare, tra le Palestre della Memoria e il welfare psichiatrico di Insieme a Noi. L’ultimo tassello è un Gioco dell’Oca costruito sui documenti d’archivio, dedicato a Maria Beatrice d’Este, Regina d’Inghilterra, che porta queste due comunità a rivivere insieme la storia.
Conduco inoltre una ricerca etnografica, Corpi eccedenti la norma, tra invecchiamento, genere e soggettività nomadi.
Un filo comune le attraversa tutte: la memoria e i corpi, quando sono agiti insieme, non si conservano soltanto. Si abitano.