Céleste

Immagine dal sito dell’editore
di Stefania Cogliani
“Céleste”
(2025, di )
I mondi di Marcel e Céleste, apparentemente distanti per classe sociale di appartenenza e abitudini, finiscono per intrecciarsi e a tratti influenzarsi, come in una sorta di danza giocosa; lei, con instancabile pazienza e devozione lo assiste notte e giorno, e talvolta lo trascina nei suoi ricordi legati al mondo naturale e animale; lui le schiude, dopo le sue rare e mal tollerate uscite nell’alta società parigina, le porte di un mondo complesso e di una città stretta tra eventi storici di grande importanza. Siamo nella Parigi dei primi decenni del Novecento e il racconto si snoda tra l’entrata della Francia nella Prima Guerra Mondiale e gli anni centrali del conflitto, fino ad arrivare alla difficile situazione del dopoguerra. Lo testimoniano le pagine in cui il prestigioso Hotel Ritz, nel quale Proust soggiornò per lunghi periodi, viene trasformato in poche ore in ricovero per i feriti dal fronte, costringendo i ricchi ospiti ad impacchettare i propri bagagli e trasferirsi nelle soffitte. Si è detto a volte che la situazione politica e sociale francese non fosse una componente importante della produzione proustiana, più incentrata sui drammi della psiche umana piuttosto che sui problemi collettivi ma un altro dei pregi del libro è che Cruchaudet riesce, attraverso i confronti divertiti e le schermaglie cariche d’affetto tra Céleste e Marcel, a restituirci uno spaccato più articolato di quanto si possa pensare, sia dell’atmosfera dell’epoca sia della composizione variegata della società fatta di aristocratici decadenti, borghesia intellettuale e artistica e componenti popolari.
Lo stile grafico ci immerge nel mondo proustiano con un tratto morbido ed essenziale; grande attenzione è data agli spazi interni, agli arredi, agli oggetti minuziosamente disposti secondo le volontà dello scrittore; i colori variano tra innumerevoli sfumature di blu e viola e i toni freddi, spesso privilegiati, si scaldano di tanto in tanto come ad indicare rari momenti di “luce” nell’ispirazione artistica. L’impostazione della pagina alterna vignette singole a tavole più libere, come le bellissime splash pages in cui il disegno si allarga ad entrambe le facciate e diventa un flusso di pensieri e parole, aprendosi a temi onirici. Gli elementi descritti fanno di Céleste un ‘opera godibile e seria, adatta anche a chi si avvicina per la prima volta alla produzione di Proust. Ciò anche grazie all’attento lavoro di documentazione fatto dall’autrice, che comprende fonti letterarie, audiovisive e numerosi estratti direttamente dalle opere proustiane[1]. Questo originale lavoro di studio traspare senza mai appesantire le pagine, dalle quali si sprigiona per tutto il tempo della lettura una leggerezza quasi fanciullesca, divertente e salda al contempo, come il legame speciale dei nostri due protagonisti.
Note:
[1] Tra le fonti principali ricordiamo Monsieur Proust (1973) scritto dalla stessa Albaret in tarda età, quando decise, dopo quasi cinquant’anni, di consegnare al pubblico i suoi preziosi ricordi.