M. Il Figlio del Secolo

#popreview, Le opere del 2025, serie TV

Un fermoimmagine tratto dal sito IMDb

di Matteo Di Legge

“M. Il Figlio del Secolo”
(2025, di Joe Wright)

Io son come le bestie, sento il tempo che viene!
Benito Mussolini, M

La serie M. Il Figlio del Secolo, prodotta da Sky Atlantic e diretta da Joe Wright, si configura come un’opera ambiziosa e coraggiosa, poco ‘italiana’ e molto internazionale, sia nei toni che nella messa in scena. L’interpretazione visiva e narrativa riadatta le vicende del romanzo di Antonio Scurati ispirato alla trasformazione di Benito Mussolini da elemento politico marginale a Duce del fascismo, rievocando con una certa efficacia, anche se non senza alcune ‘licenze poetiche’ il contesto sociopolitico italiano degli anni ‘20 e 30’

Al centro della narrazione vi è la figura complessa di Mussolini, il cui percorso appare come una vera e propria metamorfosi, magistralmente interpretata da Luca Marinelli. La serie ci presenta un giovane politico con ambizioni e contraddizioni, un uomo in costante evoluzione che, attraverso un crescendo di astuzia, manipolazione e carisma, muta, si trasforma in un modo che a tratti quasi strizza l’occhio al cinema horror degli anni ‘30. Il primo Mussolini sfida lo spettatore a seguirlo sul suo terreno, rompendo ripetutamente la quarta parete, fino a quando il protagonista non assurge al rango di Duce: una mutazione cercata e voluta, ma nonostante questo a tratti, dilaniante, ulcerosa, quasi come quella di un lupo mannaro. La serie si conclude dunque con una presa di coscienza: con l’omicidio Matteotti il tempo degli equilibrismi è finito, il momento di abbracciare in toto la violenza è giunto. Un passaggio questo, dell’acquisizione del monopolio della violenza, che funziona bene come acme narrativo per la serie, ma che scivola nell’eccesso di semplificazione rispetto alle fonti storiche. Una caratteristica che ricorre spesso nella serie, essendo questa la trasposizione di una trasposizione, che si muove con una certa libertà rispetto ad una realtà storico-politica ben più articolata. Queste fratture tra realtà documentata e narrazione ricorrono anche nella rappresentazione dei personaggi secondari che orbitano attorno a Mussolini, prima tra tutti Margherita Sarfatti (Barbara Chichiarelli), la cui relazione con il Duce, complessa e ambivalente, occupa un posto nella serie un posto ben più rilevante di quanto non sia effettivamente accaduto , ma anche Cesare Rossi (Francesco Russo) consigliere di Mussolini e sorta di spin doctor da campagna elettorale americana, Vittorio Emanuele III (Vincenzo Nemolato) che viene mostrato modo caricaturale, epitome di debolezza istituzionale e cronica indecisione, o Gabriele d’Annunzio (Paolo Pierobon) il cui carisma e teatralità rappresentano segni precursori del Fascismo che Mussolini farà propri.

Da un punto di vista estetico, la serie colpisce per il suo registro visivo ricercato e composito. La regia di Joe Wright si esprime qui in maniera impeccabile: lame di luce caravaggesche che tagliano spazi bui, fotografia desaturata, filmati d’epoca proiettati sulle superfici come espediente per ingrandire gli spazi, citando il cinema degli anni ‘20 come nelle opere di Fritz Lang e Eisenstein, rievocano in maniera seducente ed efficace l’ambientazione degli anni ’20 e ’30, in una commistione di cura nei dettagli, tecniche di archeo-cinematografia ed espedienti moderni, come i piani sequenza, resi possibili dai set modulari, che si aprono e si trasformano al passaggio degli attori. Le esplosioni di violenza delle sevizie perpetrate dai fascisti scivolano nel gore e nello splatter, in montaggi serrati che si protendono fuori dallo schermo e non risparmiano quasi nulla allo spettatore, accompagnati da una colonna sonora incalzante che in un crescendo futurista e cacofonico, trasmette alla perfezione il senso di un parossismo quasi allucinatorio.

In conclusione, M. è un progetto ambizioso che ha dato vita ad una serie coinvolgente, drammatica e visivamente molto potente. Consigliata, ma con un’avvertenza: è pur sempre la narrazione di una narrazione, un prodotto derivato ispirato ad una rappresentazione letteraria che, come sempre, mantiene i limiti del medium. Il ‘personaggio’ Mussolini, nel libro come serie, prende il sopravvento sui fatti, e la Storia, quella vera, viene soppiantata dalla narrazione. La complessità di una figura così centrale nella storia italiana e di un periodo così importante e drammatico per il nostro paese può certo abitare la fiction, ma per un tempo limitato: la Storia, quella vera, ritorna sempre a prendersi il posto che le spetta.