SPECIALE GIAPPONE 2025 #7 – La Spiritualità giapponese ai suoi massimi livelli: Nikko
di Andrea Oldani
Questa volta lasciamo Tokyo in direzione opposta rispetto a Kamakura, che è a sud ovest della grande capitale, per andare verso nord est. Dopo 2 ore di treno scendiamo nella stazione di Tobu Nikko e respiriamo un’aria diversa. Ci troviamo in una zona montuosa, il Sole non è eccessivamente a picco su di noi, e l’umidità crea banchi di nuvole basse che oscurano parzialmente le montagne circostanti, stendendo un velo mistico su Nikko e dintorni. Ci incamminiamo, dunque, verso l’area dei santuari UNESCO di Nikko. Prima di accedere all’area ci godiamo la vista del Ponte Shinkyo, una struttura in legno rosso utilizzata in passato per attraversare il sottostante fiume Daiya. Al termine della salita si erge la statua bronzea del monaco Shōdō Shōnin e da lì ci mettiamo in coda per la biglietteria. Suggeriamo di iniziare subito con il giardino Shōyō-en perché quasi nessuno lo visita ed è veramente una piccola oasi di pace che si sviluppa partendo dal laghetto centrale. Il museo antistante conserva, invece, tesori, pergamene e statue dei templi di Nikko. Iniziamo quindi la visita templare di Nikko partendo dal Nikkozan Rin’nōji che fu il primo tempio a essere edificato a Nikko da parte del monaco Shōdō Shōnin nel 776. È uno degli edifici più alti e imponenti di Nikko che racchiude al suo interno uno dei tesori più inestimabili: tre statue dorate del Buddha Amida, Senju Kanon e Nato Kannon. La loro vista fa venire i brividi per via della bellezza e solennità. Sempre il Nikkozan Rin’nōji contiene 1000 volumi di Sutra, mentre nella sala del tesoro è possibile ammirare i cimeli risalenti al periodo Edo. Dietro al Rin’nōji si erge un’altra struttura lignea, l’Ogoma-do, dedicata unicamente alla preghiera e ai riti di danza tradizionale con il fuoco. Tra i due edifici si staglia un altare rialzato con alcune colonne di pietra e una pagoda. Dopo aver gustato della soba calda ed esserci evitati l’ennesimo temporale estivo ci incamminiamo verso il santuario Tosho-gu percorrendo un viale alberato di cedri. Varchiamo il Torii in granito di ingresso e, mentre ci mettiamo in coda per il biglietto di ingresso, ammiriamo la pagoda a cinque ordini risalente alla metà del XVII secolo. Dopo aver comprato il biglietto varchiamo finalmente le soglie del portale d’ingresso Niomon protetta da due figure di Nio, i possenti e muscolosi protettori e guardiani del Buddha. Si apre a noi il primo cortile pavimentato del Tosho-gu. L’antistante area dei magazzini è riccamente decorata come mai avevamo visto in Giappone. Dal lato opposto troviamo, invece, la stalla dello Shogun su cui spicca l’intarsio con le tre famose scimmiette. Sin da subito capiamo che non ci troviamo nel solito tempio giapponese: ci sembra di essere di fronte alla Cappella Sistina nipponica. Il Tosho-gu, nonostante sia stato dichiarato shintoista nel periodo Meiji, in realtà preserva molti elementi buddisti, tra cui una biblioteca di sutra e la porta Niomon, e cinesi quali la fontana sacra con vasca in granito. Il complesso del Tosho-gu fu voluto da Tokugawa Iemitsu per il defunto nonno Ieyasu, il fondatore della dinastia di Shogun dei Tokugawa che post morte fu elevato al rango divino e venerato con il nome di Tosho-Daigongen “la grande incarnazione che illumina l’Est”. Saliamo la grande scalinata che fiancheggia il Rinzo, la biblioteca del tempio, e che termina dinnanzi alla Porta Yomeimon, un portale con sculture di draghi decorati in oro e piante ornamentali. Le decorazioni sono numerose e impressionanti sia verso l’interno sia verso l’esterno del cortile interno. Notiamo che una delle colonne portanti reca i motivi ornamentali geometrici al contrario rispetto alle altre e apprendiamo che non fu un errore materiale, ma fu voluto poiché in questo modo il tempio risultava imperfetto e incompleto e quindi non avrebbe mai attirato la cattiva sorte su di sé. Durante il periodo Edo l’accesso all’area interna era riservato solo ai dignitari stranieri e alle persone di alto rango: solo i nobili potevano, infatti, passare attraverso l’ultimo portale, Karamon Gate, in stile cinese. Ma prima di accedere a quest’area il percorso ci fa andare verso destra e, dopo essere passati dalla porta che raffigura un piccolo gatto dormiente, saliamo verso la tomba dello shogun Tokugawa Ieyasu, le cui spoglie mortali vennero sepolte proprio nell’area sacra a lui dedicata che domina dall’alto il Tosho-gu. Prima di entrare nell’Haiden camminiamo scalzi sugli scalini d’ingresso ricoperti d’oro. L’interno del santuario è sfarzo puro che unisce oro e colori che attorniano l’altare centrale. Usciti da quest’area ci rechiamo al Honji-do, sul cui soffitto ammiriamo il drago urlante, il cui eco risuona se si battono le mani. Il tempo è sembrato fermarsi durante la visita del Tosho-gu, che complessivamente dura 1 ora e mezza. Usciti dal Tosho-gu proseguiamo verso il santuario Futara-san fiancheggiando il Tosho-gu. Questo santuario fu fondato sempre da Shōdō Shōnin nel 782, ma venne dedicato alle divinità dei Monti Nantai, Nyotai e Taro. Purtroppo, la zona centrale del santuario era chiusa per restauro, ma si può visitare la zona limitrofa nel bosco con la sua fonte e le aree votive dedicate ad altre divinità minori. Sicuramente d’impatto è il Torii di ingresso che è stato dichiarato monumento di interesse nazionale. Oramai a pomeriggio inoltrato ci dirigiamo verso l’ultima tappa del nostro tour di Nikko: il santuario Taiyuin-byo. Quest’ultimo venne realizzato sempre per volere di Tokugawa Iemitsu una volta terminati i lavori del Tosho-gu. Al pari di questo unisce elementi buddisti a shintoisti, nonostante venne riconsacrato come shintoista durante il periodo Meiji. L’impressione che si ha è quella di una scala verso il cielo, un percorso ascetico tra quattro portali che collega il mondo mortale con quello divino immerso in una foresta di cedri giapponesi. Dal portale Niomon si accede al cortile interno al termine del quale si trovano una fontana usata dai fedeli per purificare gli arti prima di accedere al santuario e, in lontananza, si scorge la tomba di Iemitsu. Quest’area non è accessibile al pubblico ma la caratteristica che la rende unica e distinta dalla tomba del nonno Ieyasu è la presenza di file ordinate di lanterne in pietra donate dai daymio giapponesi. Maggiore è la loro distanza dalla tomba del terzo shogun del Giappone e minore è il loro rango e potenza. Di fatti in prossimità della tomba si scorgono lanterne parecchio alte e possenti. Da qui si inizia la salita verso il santuario vero e proprio attraverso la Porta Nitenmon con il suo sgargiante colore rosso e i quattro guardiani Nio posti a protezione del tempio dagli spiriti maligni. Salita questa rampa di scale si scorgono in lontananza le due torri campanarie modellato come quelle presenti al Tosho-gu e l’antistante Porta Yashamon, detta anche porta della peonia per via dei suoi raffinati intagli floreali. Infine, prima di accedere all’Honden si passa per la Porta Karamon abbellita da capitelli rossi raffiguranti leoni cinesi. L’Ai No Ma è una stanza di passaggio riccamente decorata in oro che precede la zona dell’altare buddista vero e proprio a cui si affianca la statua in oro di Iemitsu. La scarsa affluenza di turisti, concentrati solo al Tosho-gu, ci ha permesso di goderci al meglio il Taiyuin-byo e la salita fino all’altare è stata un’esperienza artistica e spirituale unica.
Le altre puntate dello speciale
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