SPECIALE GIAPPONE 2025 #1 – Tokyo e dintorni: Chichibu e Kawagoe
di Andrea Oldani
Il quartiere di Shinjuku, a Tokyo, è strategico per via dell’ampia disponibilità di mezzi di trasporto[1], tuttavia non gode di un’ottima fama per via della sua caotica vita notturna, specialmente l’area di Kabukicho, ma per fortuna l’hotel è ai margini di quell’area ed è vicino all’area residenziale di Okubo e alla relativa stazione. Ci lanciamo così alla scoperta di alcune aree fuori dalle grandi tratte turistiche: il quartiere di Kagurazaka. Si tratta di un piccolo quartiere tra Shinjuku e Bunkyo arroccato su una collina. Viene chiamato “La piccola Parigi a Tokyo” poiché a livello architettonico è improntato su un stile francese: case ed edifici bassi, lampioni alti e rossi tra cui tendere i cavi di sostegno per le lanterne giapponesi, boulangerie e café di ispirazione francese. Lasciato Kagurazaka restiamo in zona Bunkyo e ci dirigiamo dietro al campus dell’Università di Tokyo per visitare il Nezu Shrine, uno dei tempi più antichi del Giappone che si ritiene che sia stato fondato più di 1900 anni fa ed è una delle poche strutture rimaste intatte dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale che gli ha permesso di conservare il suo aspetto esteriore risalente al periodo Edo (circa XVIII secolo). Uno degli edifici che compone il complesso templare è l’Otome Inari Jinja, un santuario minore che contiene una versione in miniatura del Fushimi Inari di Kyoto con i suoi caratteristici portali Tori rossi. L’altra caratteristica del Nuzu Shrine è il giardino con le azalee, tra i più estesi e pittoreschi del Giappone. L’ultima tappa della giornata è il giardino Rikugi-en, sito a nord rispetto al Nezu Shrine. Si tratta di un giardino creato nel XVIII secolo dedicato alla passeggiata e realizzato su richiesta del quinto Shogun della dinastia Tokugawa, Tsunayoshi Tokugawa. La caratteristica principale di questo giardino sono le 88 vedute create appositamente dai giardinieri che riprendono alcuni passi delle poesie tradizionali giapponesi e del Kishu Wakanoura. All’interno del parco sono presenti anche tre casa da te dove è possibile assistere alla cerimonia tradizionale del te giapponese.
L’indomani optiamo per restare nell’entroterra, causa allerta tsunami, e prendiamo il treno della linea Seibu Line da Ikebukuro a Chichibu. Il viaggio da Tokyo dura circa 1 ora e 20 minuti e dopo aver lasciato la periferia della grande capitale il paesaggio cambia: la megalopoli cede il passo alla campagna aperta, i quartieri residenziali vengono sostituiti da distese infinite di risaie raramente interrotte da sporadiche fattorie e dai cimiteri tradizionali. L’impressione è quella di essere finiti davvero in un film di Hayao Miyazaki! Nella stazione di Seibu Chichibu le folle oceaniche di Tokyo sembrano un lontano ricordo. Chichibu è la città di più importante nell’area montuosa della prefettura di Saitama da cui è possibile raggiungere le altre località a nord o il Parco Nazionale di Chichibu – Tama – Kai a sud, costeggiando il fiume Arakawa. Chichibu è, inoltre, meta nota a livello nazionale poiché ospita uno dei tre festival di carri più importanti del Giappone insieme al Gion Matsuri di Kyoto e al Gion Matsuri di Takayama. La particolarità del festival di Chichibu è che si tiene d’inverno a dicembre ed è accompagnato da fuochi d’artificio e i carri vengono trasportati a suon di tamburi taiko e flauti. Lasciata la stazione alle nostre spalle decidiamo di seguire l’itinerario del “pellegrinaggio dei 34 templi sacri di Kannon”[2] selezionando solo una parte di essi. La prima tappa è anche quella più lontana e ci porta al Jōrin-ji Sanjūyon Kannon, un piccolo tempio buddista nella zona nord di Chichibu, per poi visitare il Muryōzan Saikō-ji, un altro tempio buddista con tre strutture di cui una è una galleria con la dea Kannon e statue funebri immerse nel profumo d’incenso. Proseguiamo il nostro tour fermandoci a un tempio shintoista: il Chichibu Imamiya Shrine al cui centro svetta un immenso albero di Zelkova con i suoi 9 metri di altezza. Da lì a pochi minuti a piedi si arriva al Santuario di Chichibu, un altro tempio shintoista. Per la prima volta possiamo ammirare un tempio shintoista le cui pareti esterne sono affrescate! Si tratta nella maggior parte dei casi di animali, draghi o figure geometriche i cui colori risaltano e spiccano rispetto al legno della struttura e al rosso del portale di accesso. Il Santuario di Chichibu è il più importante tempio cittadino la cui fondazione risale a circa 2100 anni fa ad opera di Chichibuhiko no Mikoto durante il regno del decimo imperatore Sujin. Sin da epoca antica è considerato uno dei luoghi di culto più importanti nella regione del Kanto. Lasciato il Santuario ci dirigiamo verso est al parco di Hitsujiyama per riprenderci al fresco degli alberi; purtroppo, la Shibazakura no Oka, o Pink Moss Hill, non rende molto d’estate anche se è un must da vedere a primavera grazie alla fioritura di piante e fiori dai caratteristici fiori rosa.
Terminata la visita a Chichibu riprendiamo il treno e ci rechiamo a nord di Tokyo a Kawagoe. È nota anche come “la Piccola Edo” grazie ad alcuni edifici e case in stile tradizionali che si sono conservati lungo la via principale che parte dalla stazione. Kawagoe iniziò a prosperare durante lo Shogunato Takagawa e subì danni contenuti durante la Seconda Guerra Mondiale. La nostra visita a Kawagoe parte dal Seiya-san Muryōshuji Kita-in, un complesso buddista risalente all’anno 830 che preserva al suo interno 540 statue in pietra di Buddha, ognuna realizzata con un’espressione unica. L’altra particolarità di Kawagoe è l’area di Kurazukuri Street, caratterizzata dagli antichi magazzini di terra a due piani, antica testimonianza della fiorente attività di commercio fluviale fiorita grazie alla vicinanza con Tokyo, e dalle abitazioni in stile tradizionale in legno. L’edificio di maggior pregio è il Toki no Kane, un campanile in legno che scandisce ancora l’ora.
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