SPECIALE GIAPPONE 2025 #6 – Kamakura e la Spiritualità giapponese

di Andrea Oldani

Una delle tappe che attendevo di più in questa secondo viaggio in Giappone era il ritorno a Kamakura, sito templare a circa 1 ora e mezza di treno da Tokyo già visitata lo scorso anno https://www.pophistory.it/placetobepop/speciale-giappone-3-shinjuku-akihabara-e-kamakura/. Scendiamo prima a Kita Kamakura e passiamo l’Engaku-ji Shariden per dirigerci verso il Meigetsu-in, un tempio Zen Rinzai del XIV secolo famoso per le ortensie del giardino che costeggiano la scalinata d’ingresso, il giardino con sabbia rastrellata che rappresenta il Monte Shumi e la stanza con la finestra sul giardino posteriore. La sensazione di pace interiore subito si diffonde. Terminata la visita riprendiamo il treno e raggiungiamo Kamakura per poi prendere al volo un taxi verso la periferia orientale della città. Ci lasciamo i turisti abbondantemente alle nostre spalle di modo da poter visitare con calma l’Hokkokuji, un tempio buddista noto per la sua foresta di bambù interna. Superata la biglietteria si accede subito al percorso tra il bambù anche se prima suggerisco di godere del giardino zen collocato dietro il tempio. Il percorso nella foresta di bambù è stata un’esperienza davvero unica e suggestiva e la consiglio vivamente come alternativa alla ben più nota foresta di bambù di Arashiyama. Qui non ci sono grosse barriere o staccionate che separano di netto il visitatore dal bambù. La fortuna di averlo visto a inizio mattinata è stata che l’unico suono che si udiva era il vento tra le canne e i giochi che i raggi di Sole facevano tra le foglie. La tappa successiva del tour ci attende dalla parte opposta della strada, tra le vie residenziali che ci siamo abituati oramai a percorrere: il tempio buddista di Jomyo-ji. Si tratta di uno dei templi Zen più importanti di Kamakura fondato dalla famiglia Ashikaga e che, al culmine del suo splendore ospitava diverse strutture e pagode. Purtroppo, fu distrutto da alcuni incendi e della struttura originale sono sopravvissuti solo la sala centrale, il portale d’accesso e alcuni magazzini. Vicino alla struttura principale è stata ricostruita una casa da tè con giardino zen da cui è possibile accedere al cimitero costruito sul fianco della collina. Lasciato il Jomyo-ji alle spalle camminiamo per qualche minuto e ci troviamo al tempio Sugimoto-dera, un tempio buddista noto per la sua spettacolare scalinata ricoperta di muschio, circondata da bandiere e immersa nel verde. È uno dei templi più antichi di Kamakura, risalente circa all’VIII secolo, e noto per conservare tre statue della dea Kannon. Lasciato il Sugimoto-dera riprendiamo la strada che ci riporta verso il Santuario Tsurugaoka Hachiman per fermarci a un piccolo tempio buddista Hokai-ji. Dopo aver pranzato gustando il locale katsudon, udon con la cotoletta di maiale, prendiamo un sentiero non molto noto ai turisti, ma consigliato dalle guide locali, che percorre la cresta di una piccola collinetta per raggiungere il santuario shintoista di Joei-ji. La camminata non è impervia e il sentiero è ben segnato a parte in un paio di punti. Dopo una trentina di minuti di camminata ci ritroviamo direttamente dentro il cortile del Joei-ji, la cui visita è avvenuta ancora una volta in solitaria a parte per la presenza di un paio di locali in preghiera. Nonostante la pioggia e ci incamminiamo verso la stazione e, 5 minuti a piedi dal Joei-ji visitiamo il complesso templare di Myohon-ji. Per accedervi si passa attraverso il Myohon-ji Gate da cui si intravvedono poi due strade: quella principale porta al Nintenmon Gate e poi alla struttura principale del tempio, mentre quella secondaria conduce a una struttura secondaria Myohonjijimusho Shoin. Il complesso templare di Myohon-ji si trova in una piccola vallata abitata un tempo dal clan Hiki, che nel XIV secolo diede vita a una rivolta poi sedata dal clan Hojo. Il Myohon-ji fu fondato da Hiki Yoshimoto nel 1260 e tra le tante meraviglie che ha da offrire, tra cui una statua di un grande Buddha, presenta anche la statua del monaco Nichiren alla sinistra della sala principale davanti al cimitero. Questo tempio buddista mi ha impressionato perché in grado di unire maestosità, un’ottima capacità di progettazione degli spazi e un legame davvero armonico con la natura circostante. Averlo visitato con la pioggia leggera non sarà stato il massimo per le foto, ma ha contribuito a dare un senso magico e al contempo malinconico al tutto il complesso. Lasciamo il Myohon-ji e attraversiamo il ponte sopra il fiume Nameri per l’ultima tappa di questo tour alternativo di Kamakura: il tempio buddista Hongaku-ji, noto principalmente per ospitare il culto delle Sette Divinità della Fortuna presso l’Ebisu-do, una struttura lignea dai toni rosso e verde acceso che spicca sul resto del complesso. Da lì raggiungiamo poi la stazione in Kamakura in 3 / 4 minuti a piedi. Siamo stati molto contenti di tornare a Kamakura perché era una città che avevamo apprezzato molto durante il nostro primo viaggio in Giappone e che desideravamo rivedere. Il tour “antituristico” di Kamakura ci ha permesso di evitare le grandi masse di turisti e di immergerci davvero nell’anima spirituale di questa antica capitale del Giappone.

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