SPECIALE GIAPPONE 2025 #3 – Le Alpi Giapponesi e la prefettura di Gifu: Takayama e Shirakawa-go

di Andrea Oldani

Da Nagoya prendiamo l’Hida Express, un treno locale panoramico che ci porta in un paio d’ore a Takayama costeggiando il fiume Hida. Il paesaggio che ci accompagna è fiabesco. L’acqua verde smeraldo dell’Hida ha scavato una vallata verde e lussureggiante dove sono sorti villaggi e piccoli insediamenti circondati da risaie. Dopo due ore di piacevole viaggio arriviamo a Takayama che sin da subito, nonostante il tramonto, mostra alcune peculiarità: l’assenza di grossi centri commerciali e di grattacieli. Il giorno seguente, dopo esserci recati al centro informazioni turistiche strutturiamo la visita nel seguente modo: mattina e primo pomeriggio saranno dedicati al centro storico della città, alla villa del governatore e al museo del festival dei carri, mentre il pomeriggio sarà dedicato all’Hida Village, sito a 30 minuti a piedi dalla stazione. Dall’hotel è abbastanza facile recarsi a piedi verso la Takayama Jinya, quella che fu sede del governatore locale durante lo shogunato Tokugawa. Per gli Shogun la regione montana dell’Hida rivestiva un ruolo strategico non solo nei collegamenti interni al paese, ma soprattutto, per via delle abbondanti risorse naturali dell’area: foreste e miniere. Da lì ci dirigiamo verso il centro storico che ad oggi ospita ancora interi quartieri dove l’architettura tradizionale in legno viene preservata e tutelata. Siamo fortunati e troviamo le vie del centro storico addobbate con rami di bambù e decorazioni per la festa di Tanabata[1], che a Takayama si festeggia il 7 agosto. Camminare a Takayama è come fare davvero un tuffo nel passato delle tradizioni giapponesi in legno del periodo Edo: quella sensazione che avevamo avuto, seppur a pochi tratti, a Kawagoe viene amplificata a Takayama. L’aspetto di maggior impatto è che la totalità delle case presenti nei quartieri è ancora abitata al giorno d’oggi, eccezion fatta per quegli edifici riconvertiti a ristoranti o negozi di souvenir. Sono ancora attive circa sette distillerie e birrerie riconoscibili dalle insegne rotonde e marroni. Come spuntino mi concedo al mercato un bao al vapore ripieno di carne di Hida Beef, la razza bovina locale, mentre ci dirigiamo al Santuario Sakurayama Hachiman. Di fronte a questo tempio shintoista si trova il museo del festival Matsuri Yatai Kaikan che ospita quattro dei ventitré carri che i locali usano durante il Takayama Matsuri. I carri – Yatai – sono strutture lignee su ruote risalenti al XVII secolo che vengono manovrate da quadre di 20 / 40 persone e che trasportano musicisti e marionette in legno decorate in seta o broccati finemente decorati. Il festival si tiene due volte all’anno ad aprile e a ottobre ed è uno dei tre festival Matsuri più importanti del Giappone insieme a quello di Kyoto e Chichibu. Terminato lo shopping tra i negozietti del centro, con l’acquisto “obbligato” di Sarubobo[2], ci dirigiamo verso l’Hida Folk Village. Si tratta di un museo all’aperto realizzato tra gli anni Settanta e Ottanta con lo scopo di preservare le abitazioni rurali tradizionali della regione circostante dell’Hida. Il percorso museale si snoda su una collina che domina Takayama e si compone di circa una trentina di abitazioni: si va da quelle dei contadini al capovillaggio o alla sala degli anziani passando per il capanno dei taglialegna, la capanna per la produzione di carbone e quella degli intagliatori di legno. Anche all’Hida Folk Village troviamo traccia degli addobbi per Tanabata in ingresso davanti al lago.

Il giorno seguente prendiamo l’autobus che dalla stazione di Takayama conduce i turisti al villaggio di Shirakawa-go. Questo villaggio con case in stile gassho-zukuri è patrimonio UNESCO ed è sito ai piedi del Monte Hakusan e sembra davvero essere uscito da una cartolina. Dalla stazione degli autobus si consiglia di andare subito su alla piattaforma panoramica per le foto dall’alto quando ancora c’è poca gente. Shirakawa-go è immersa nelle risaie e giardini e ogni casa tradizione in legno è un capolavoro unico di carpenteria. Alcune delle case sono state trasformate in piccoli musei etnografici incentrati molto sulla società ed economia rurale giapponese, mentre altre sono state riconvertite e ristoranti o negozietti. La caratteristica unica di Shirakawa è che il villaggio è più vivo che mai poiché è ancora abitato, oltre a essere un museo all’aperto, e questo esige rispetto nei confronti dei locali poiché il rischio è che i turisti possano essere invadenti o fastidiosi. Meritano la visita al tempio buddista locale e a un’area di Shirakawa che abbiamo trovato poco frequentata: lo Shirakawa-go World Heritage Site Gassho Style Preservation Trust. Si tratta di un’area a pagamento disabitata dove, però, sono state trasportate case e abitazioni in stile tradizionale e perfettamente accessibili e visitabili. Terminata la giornata a Shirakawa riprendiamo l’autobus per dirigerci a Kanazawa e la prefettura di Ishikawa.

La visita di questi due centri delle Alpi Giapponesi induce a una breve riflessione sul tema della musealizzazione degli spazi all’aperto e del delicato equilibrio tra vivibilità dei residenti e accesso turistico. A Takayama la musealizzazione all’aperto è sicuramente stata favorita da un tessuto urbano più esteso rispetto a Shirakawa poiché l’Hida Village sorge dalla parte opposta rispetto al centro storico e spesso non altrettanto nota al turismo di massa. Inoltre, l’Hida Village sorge con la precisa finalità di preservare l’architettura rurale della regione e di  divulgarne la conoscenza poiché la dimensione didattica si innesta bene sull’elemento paesaggistico e scenografico. L’Hida Village non si limita a raccogliere vari tipi di case gassho-zukuri, ma vi affianca anche la dimensione socio-economica del Giappone rurale del XIX secolo[3]. All’estremo opposto troviamo Shirakawa. La differenza principale è che questo villaggio è ancora abitato da circa 1600 persone e vive in un precario equilibrio tra la fruibilità turistica e la vivibilità ai suoi abitanti. Difatti solo alcune case tipiche e il tempio sono musealizzati e accessibili ai turisti. Il problema è che Shirakawa gode oramai di una visibilità e notorietà globale ed è preda del turismo di massa. Non di rado compaiono cartelli di divieto d’accesso che impediscono ai turisti di avventurarsi nelle risaie o nei cortili delle case e, più in generale, l’impressione è che in questo villaggio, purtroppo, prevalga la dimensione della mercificazione rispetto al fine didattico. Un aspetto un po’ controverso che non viene messo in luce è che Shirakawa fu uno dei maggiori centri di produzione di polvere da sparo durante lo Shogunato, ma l’impressione è che ne sia stata un po’ ripulita l’immagine per rivendere al turista il prototipo di villaggio rurale tipico giapponese. Il turista va a Shirakawa per fare le foto dalla terrazza panoramica o tra le case e le risaie, solo di rado vi si avventura per conoscerne la storia. La prova più lampante è che circa il 90% dei turisti ignora il vicino  World Heritage Site Gassho Style Preservation Trust, realizzato in stile Hida Village.

 

 


Note:

[1] Festa tradizionale durante la quale i giapponesi espongono rami di bambù ai quali ci appendono dei fogli sui quali scrivono i loro desideri.

[2] Mascotte della città. Si tratta di un pupazzo che raffigura un cucciolo di scimmia stilizzato che le madri donavo in passato ai figli per proteggerli.

[3] La produzione di carbone, la lavorazione del legno e dei metalli, la bachicoltura casalinga e tutta quell’economia circolare legata al riutilizzo degli scarti della lavorazione del riso (fibre vegetali usate per la produzione di abiti, cappelli, sandali e persino giocattoli).

 

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